Per la pensione non basterà avere 40 anni di contributi

02/07/2010

Ancora sacrifici ai lavoratori, ma stavolta la mossa non è riuscita in pieno. Almeno per ora. Un emendamento alla manovra firmato dal relatore Antonio Azzollini propone che dal 2016 per andare in pensione non basteranno più 40 anni di contributi. Una vera bomba, lanciata a freddo sui sindacati, che già lanciano segnali di guerra. Ma il ministro del welfare Maurizio Sacconi arriva trafelato in Senato, incontra Azzollini, e poi smorza tutto. «La norma sui 40 anni è stata un refuso. La cancelleremo ». Refusi sempre un po’ «di parte », visto che finiscono sempre per sfavorire i lavoratori. I quali sono già sufficientemente tartassati dalla manovra proprio sul fronte previdenziale. Vera Lamonica della segreteria confederale della Cgil spiega infatti che «l’emendamento peggiora la situazione perché un lavoratore con 40 anni di contributi incappanon solo nella finestra mobile, che significa l’allungamento di un anno, ma anche nell’ applicazione dei coefficienti sull’ attesa di vita». Un altolà è arrivato anche da Raffaele Bonanni. «basta penalizzazioni – ha detto il leader Cisl – A chi ha lavorato per 40 ani è già stato chiesto di restare un anno in più». Poi lo stop del ministro. Che per ora è solo a parole: andrà verificato in aula se davve ro il governo intende fare marcia indietro. Ma l’emendamento Azzollini introduce anche altre novità: fa partire l’adeguamento all’aspettativa di vita dal 2016 (e non dal 15 come previsto oggi) e lo estende alle pensioni minime. Strada facendo si arriva a un adeguamento «cumulato » nel 2050 è pari a 3,5 anni. Cioè nel 2050 si dovrà stare al lavoro fino a 68,5 anni. INIQUITÀ L’operazione sulle pensioni è una vera tenaglia. Ma restano in piedi anche tutte le altre iniquità della manovra. A iniziare dalle invalidità. Solo il 10% degli attuali invalidi si salva dalla scure con l’emendamento Azzollini. Il 90% resta senza aiuti. Per non parlare poi delle tasse che gli abruzzesi da ieri tornano a pagare. L’emendamento del relatore ha l’unico effetto di rateizzare il rimborso in cinque anni. Ma l’esenzionenonc’è: soltanto le piccole imprese (con fatturato fino a 200.000 euro) potranno rinviare il prelievo fino a dicembre. Gli altri tornano a pagare da subito e a restituire dall’anno prossimo. Terremotati di serie B. Nei casi precedenti, infatti, si ottenne una sospensione più lunga, un recupero in 10 anni e soltanto del40%del dovuto. Per gli abruzzesi, poi, c’è la doppia beffa delle tasse e dei pedaggi autostradali. Per la A24 Roma-Pescara il prelievo Anas sommato all’aumento della società Autostrada dei parchi si trasforma in un salasso. Un’auto normale che da Pescara va a Roma e ritorno pagherà 5 euro di più, mentre i mezzi pesanti arriveranno a 10-12 euro. «Se si va a Fiumicino è ancora peggio – denuncia il senatore abruzzese Giovanni Legnini – perché bisogna aggiungere altri due euro». Gli effetti sull’economia dell’intera regione saranno pesantissimi. Anche se sui rincari per le tratte del Grande raccordo di Roma già si stanno elevando barricate bipartisan. Renata Polverini e il sindaco Gianni Alemanno si sono coalizzati anche con gli esponenti del centrosinistra, per chiedere modifiche alla manovra. Procede intanto l’esame del testo in commissione. In arrivo oggi altre modifiche del relatore. Le votazioni vanno a rilento, tanto che il varo per l’aula potrebbe slittare a domani o a lunedì. Tra i nuovi emendamenti del relatore, probabilmente le annunciate correzioni sui magistrati e, dopo la marcia indietro di ieri, anche la correzione sull’emendamento del relatore sulle pensioni che rendeva non sufficienti, a partire dal 2016, i 40 anni di contributi per andare in pensione. Possibile un lavoro non-stop a partire da oggi fino all’approvazione finale.