Per la Confindustria di Montezemolo l’apertura di credito dalle confederazioni

29/03/2004






sabato 27 marzo 2004

E per la Confindustria di Montezemolo l’apertura di credito dalle confederazioni

Epifani: ci può essere sintonia fra le parti sociali sulle cose da fare e sulla politica industriale

      ROMA – Nei comizi dei leader sindacali non si sono sentite le solite parole d’ordine contro la Confindustria. Anzi, dall’avversario numero uno degli imprenditori, il segretario della Cgil, è arrivata un’apertura di credito. Tutta rivolta al presidente entrante, Luca Cordero di Montezemolo, che il 26 maggio sostituirà Antonio D’Amato. «Ci può essere sintonia tra il sindacato e la nuova Confindustria sulle cose da fare, sulla politica industriale e sulle misure migliori da prendere. Se c’è il loro interesse, si riprenderà un lavoro comune. Da parte nostra c’è sicuramente attenzione e interesse», dice Guglielmo Epifani. La «nuova Confindustria» del presidente della Ferrari è quella alla quale guardano Epifani, Savino Pezzotta (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) per cogliere il vero obiettivo della mobilitazione sindacale che va avanti da mesi. Che, più della riforma delle pensioni da bloccare, è il ritorno del sindacato nella stanza dei bottoni. Ovvero il ripristino di quel ruolo politico che la concertazione aveva assegnato alle parti sociali e che con il governo Berlusconi è entrato in crisi. Cgil, Cisl e Uil pensano o almeno sperano che questo obiettivo sarà condiviso con Montezemolo. Forse si illudono, ma intanto Epifani, Pezzotta e Angeletti hanno deciso di presentarsi su questo compatti alla nuova Confindustria. Anche a cementare questa unità, dopo le lacerazioni sul Patto per l’Italia, sono serviti lo sciopero generale di ieri, le 57 manifestazioni che lo hanno accompagnato in altrettante città e soprattutto le tante assemblee – «unitarie», sottolineano i segretari generali – nei luoghi di lavoro che hanno preparato la mobilitazione. Il messaggio al governo e alla «nuova Confindustria» è chiaro: tentare di dividere ancora il sindacato come sull’articolo 18 (disciplina dei licenziamenti) sarà molto difficile.
      Pezzotta e Angeletti hanno incassato i vantaggi di visibilità e autonomia dalla Cgil subito dopo la firma del Patto per l’Italia (luglio 2002), ma poi hanno sperimentato tutti gli svantaggi della debolezza di un sindacato diviso mentre la Cgil ha rischiato di finire in un pericoloso isolamento (dal quale i metalmeccanici Fiom non sono ancora usciti). Allo stesso tempo la Confindustria, in due anni, non ha ancora portato a casa la modifica dell’articolo 18 (che peraltro molte imprese non ritengono una priorità) mentre il sistema produttivo perde quote di mercato. Già la scorsa estate D’Amato da una parte ed Epifani (subentrato a Sergio Cofferati) dall’altra avevano deciso che era meglio deporre le armi e avevano firmato il Patto per lo sviluppo tra la Confindustria e Cgil, Cisl e Uil. Un documento dove imprese e sindacati chiedono al governo una svolta nella politica economica per evitare il rischio del declino industriale.
      Adesso il governo annuncia che riaprirà il dialogo con le parti sociali. I sindacati intanto continueranno la mobilitazione. Saranno in piazza il 3 aprile con un milione di pensionati a Roma, il 17 aprile, ancora a Roma, in favore dell’Africa, il 25 aprile per la festa della liberazione e il primo maggio a Gorizia. Si andrà avanti così fino a giugno: aspettando le elezioni, aspettando Montezemolo.
Enr. Ma.


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