Per la Cgil il sommerso vale 260 miliardi di euro

05/05/2004



      sezione: ECONOMIA ITALIANA
      data: 2004-05-05 – pag: 14
      autore: BARBARA FIAMMERI


      Rappresenta il 25% del prodotto interno lordo
      Per la Cgil il sommerso vale 260 miliardi di euro
      ROMA • Cresce l’economia sommersa e «il futuro rischia di essere peggiore del presente». L’area delle imprese a "rischio di sommerso" vale attualmente tra il il 6 e l’8% del Pil. Se a questa cifra si aggiunge quella considerata già sommersa si arriva a una percentuale pari al 25% del Prodotto interno lordo, ovvero oltre 260 miliardi di euro.
      È questa la conclusione a cui giunge la Cgil in un’analisi sul «Lavoro nero» in Italia messa a punto da Alessandro Genovesi (responsabile dell’area lavoro illegale per il sindacato di Corso Italia). E si tratta di una stima prudenziale. Perché — spiega la Cgil — ricorrendo al metodo della currency demand (facendo rientrare nelle imprese a rischio tutte quelle aziende che denunciano un’oscillazione di perdita tra lo 0,5 e l’1% del valore netto totale) i dati sarebbero addirittura peggiori: a rischio immersione (dati 2002 su proiezioni Unioncamere) ci sarebbe circa il 13% del Pil oggi regolare. Si conferma dunque che circa un terzo della ricchezza nazionale (il 16-17% già sommerso più il nuovo 13%) potrebbe presto sfuggire al Fisco e all’Inps. A fronte di questa estensione del fenomeno, la Cgil ribadisce la scarsa utilità degli interventi finora utilizzati. In particolare, il sindacato guidato da Guglielmo Epifani critica le scelte assunte dall’attuale Governo. La legge 383 del 2001 è stata — secondo il sindacato — un vero e proprio fallimento: poco più di un migliaio le domande presentate dalle imprese per un totale di 3.850 lavoratori emersi.
      Una goccia nel mare se si considera che dalle ultime rilevazioni Inps si ricava che le posizioni lavorative in nero rappresentano attualmente il 19,7% degli occupati totali che in valori assoluti significa oltre 6 milioni sui circa 24 milioni di occupati regolari. Il nero colpisce soprattutto nel commercio, in agricoltura e pesca, nelle costruzioni e non risparmia l’industria. E se dall’analisi settoriale si passa a quella territoriale ancora una volta arriva la conferma che sono le regioni del Sud a guidare la classifica del lavoro irregolare. Prima fra tutte la Sicilia, dove ci sono 1,4 milioni di lavoratori regolari e un ulteriore 50% (675mila) sommersi.
      Nel Mezzogiorno, complessivamente, si concentra circa il 36,7% di tutto il nero (oltre 2,2 milioni di lavoratori) di cui il 41,2% sono donne e il 71% di persone formalmente disoccupate. Un dato anche quest’ultimo «prudenziale» poiché secondo le stime dell’Ires-Cgil al Sud il nero supererebbe il 42 per cento.