Per la Cgil è solo «un’invenzione»

07/01/2004





      Mercoledí 07 Gennaio 2004

      Per la Cgil è solo «un’invenzione», aperture da Cisl e Uil


      ROMA – La questione salariale conquista un posto nell’agenda del Governo ma per Guglielmo Epifani si tratta di «un’invenzione estemporanea nel giorno della Befana». Il leader della Cgil resta scettico, rifiuta le aperture arrivate in queste ore dal ministro Maroni e mantiene l’offensiva sulle pensioni promettendo un nuovo sciopero. In realtà, la chiusura della Cgil trova anche in casa Cisl e Uil una cautela obbligata nonostante la riforma della contrattazione sia da sempre una bandiera per Pezzotta e Angeletti. Le ragioni di fondo della prudenza sono essenzialmente due: la prima è che ormai prossimo il cambio ai vertici di Confindustria; la seconda è che ridiscutere di politica dei redditi è possibile solo se si possono avere contropartite dal Governo. A cominciare dal fisco, cioè dagli sconti per i redditi bassi. A cominciare dalla revisione del tasso di inflazione programmata su cui ieri – però – il ministro Maroni ha chiaramente detto «no». Un no scontato visto che una correzione del tasso programmato varrebbe anche per i contratti pubblici con un conseguente aggravio sulla spesa statale. L’impressione del sindacato è che il Governo, da un lato, non voglia lasciare il tema "politico" dei salari solo ai sindacati o all’opposizione ma che, dall’altro, non sia in condizione di affrontare una trattativa vera. Ma, soprattutto, ci sono problemi anche nel sindacato sulla riforma della contrattazione. Il tentativo fallito di qualche settimana fa nell’artigianato ne è la prova: tutte le associazioni artigiane stavano infatti per firmare un’intesa separata con Cisl e Uil proprio sulla riforma dei contratti ma poi tutto è saltato. Il clima unitario sulle pensioni e alcune perplessità anche dentro la Cisl e la Uil hanno bloccato un’intesa che avrebbe potuto fare da apripista anche per l’industria e per i pubblici dipendenti. Il «no» della Cgil sugli artigiani è pesato e peserà anche ora. Guglielmo Epifani spiega infatti che «non ci sono i presupposti per una discussione sull’accordo del ’93. Non credo che il Governo voglia seriamente affrontare la questione salariale: basta guardare la Finanziaria 2004: non c’è nulla per i redditi bassi, non c’è lotta all’inflazione. Mi sembra proprio un’invenzione estemporanea nel giorno della Befana». Adesioni alla trattativa si raccolgono invece in casa Cisl e Uil anche se il tema-salari serve più a spostare l’attenzione dalle pensioni. «Discutere dell’accordo del ’93 può servire a rimettere finalmente in ordine prioritario i temi. Quindi, certamente, le pensioni non al primo posto», dice Adriano Musi, numero due della Uil. «Bene, lasciamo da parte il tema delle pensioni e affrontiamo subito il tema che sta a cuore alla gente: la questione salariale», ribatte dalla Cisl il segretario confederale, Raffaele Bonanni, che apre a una «modifica del sistema contrattuale dando più forza al livello aziendale» per distribuire aumenti di produttività ma non «per legare i salari al costo della vita locale, sarebbe un passo indietro».

      LINA PALMERINI