Per il sindacato va riscoperta la concertazione

19/02/2004



        Giovedí 19 Febbraio 2004
        Per il sindacato va riscoperta la concertazione


        ROMA – Voglia di concertazione. Di ritrovarsi (in pochi) attorno a un tavolo per individuare obbiettivi comuni e confrontarsi sulle strategie per raggiungerli. Gli accordi Amato e Ciampi degli anni ’93-93 sono lontani ma la necessità di sostenere la politica dei redditi che allora consentì all’Italia di risalire la china è quanto mai attuale. Pietro Larizza, presidente del Cnel, ne è convinto e ieri a Villa Lubin ha riunito presente e passato: l’ex segretario della Cisl, Sergio D’Antoni approdato all’Udc e l’attuale numero 1 di via Po, Savino Pezzotta, l’ex presidente di Confindustria oggi alla guida di Bnl, Luigi Abete e il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, l’ex segretario della Cgil, Bruno Trentin e Guglielmo Epifani, ora leader della confederazione, e Adriano Musi, segretario aggiunto della Uil già numero due del sindacato quando a guidarlo c’era proprio Larizza. Secco il giudizio di Pezzotta. «Credo che il problema centrale sia il rifiuto di governare la complessità, si preferisce abdicare alle pressioni delle lobby, delle corporazioni – ha detto il segretario generale della Cisl – si continua a ribadire la necessità di concertare ma poi il Governo comunica per legge il tasso di inflazione programmata o ci fa una proposta sulle pensioni partendo dall’assunto che bisogna tagliare lì e non altrove, riunendo 37 associazioni attorno a un tavolo che al massimo possono scambiarsi delle opinioni». Per Pezzotta «si è fatto della governabilità un mito e questo ha portato a un dominio della maggioranza che se ieri turbava oggi spaventa».
        La mancanza di confronto è dunque il prodotto del cambiamento del sistema politico. «L’ultimo accordo vero di concertazione fu quello sul pacchetto lavoro all’inizio del Governo Prodi – ha confermato D’Antoni – da allora si è assistito a una sorta di autoreferenzialità della politica che discende dall’adozione del sistema maggioritario». Una tesi condivisa anche da Trentin secondo cui, però, il sindacato ha avuto un «atteggiamento passivo» «Ma le parti sociali – ha replicato Stefano Parisi – non possono né sostituirsi alla politica, che è l’unica ad avere il potere di mediazione degli interessi, né schiacciarsi su una parte».
        Non si tratta insomma di aderire o meno al «partito della concertazione», ha aggiunto il direttore generale di Confindustria, «dobbiamo rimanere fermi con i piedi per terra e confrontarci sulle difficoltà del presente che sono diverse da quelle di un decennio fa. Anzituttto la produttività: il divario del nostro sistema non è dentro la fabbrica ma comincia appena fuori dai cancelli».
        «Il Governo ha scientemente deciso di non confrontarsi – ha replicato Epifani – per due anni ha deciso autonomamente il tasso d’inflazione, ha deciso di portare 800mila pensioni a un milione al mese negando analogo trattamento ad altri 4 milioni di pensionati: per questo Governo il sindacato è un interlocutotore solo se diviso». Una critica a cui si è associato anche Adriano Musi che ha sottolineato come il Governo «non abbia neanche letto il Patto per la competitività sottoscritto da sindacati e Confindustria e inviato a Palazzo Chigi».
        Per il numero due della Uil la concertazione non c’è perchè manca il presupposto essenziale: «La credibilità dei contraenti». Ma Luigi Abete avverte: «La concertazione inevitabilmente tornerà di moda perchè è chiaro a tutti che se non si convince alla fine non vince nessuno».

        BARBARA FIAMMERI