Per il sindacato inizia la stagione più difficile

25/10/2004

            lunedì 25 ottobre 2004

            Per il sindacato inizia la stagione più difficile
            In poche settimane lo sciopero generale, i contratti, la crisi Fiat. Intanto Maroni pensa che non ci siano più i co.co.co.

            Giampiero Rossi


            MILANO Un altro autunno caldo. Ma molto preoccupante, per i lavoratori, l’economia, le famiglie. Non è una tradizione, è una necessità, perché ci sono interi settori della società italiana che rischiano di subire l’ulteriore, iniqua stangata che il governo sta confezionando nella Finanziaria. «Inevitabile» è l’aggettivo più ricorrente in queste ore tra i dirigenti dei sindacati confederali a proposito dell’ipotesi di uno sciopero generale in risposta alle scelte dell’esecutivo.

            Ma ormai, quella della protesta in piazza a livello nazionale è ben più che un’ipotesi. Lo fa capire il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che contesta punto per punto una finanziaria che si accinge a favorire un segmento piccolo e tutt’altro che in difficoltà di lavoratori (i redditi al di sopra dei 43.000 euro in su) con una revisione al ribasso dell’aliquota Irpef, lo confermano i vertici delle altre organizzazioni sindacali, che stanno lavorando unitariamente alla preparazione di un corposo documento che dovrebbe rappresentare la piattaforma di riferimento delle mobilitazioni delle prossime settimane.


            Lo sciopero generale «a fine novembre a sostegno delle richieste del sindacato è inevitabile, visto il tipo di finanziaria che è stato deciso e il dibattito in corso nel Governo», spiega il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta, che insieme a Marigia Maulucci (Cgil) e Adriano Musi (Uil) sta appunto scrivendo il testo che contiene la lunga lista di pesanti obiezioni alla politica della coppia Siniscalco-Berlusconi. «Il documento – anticipa Baretta durante un’intervista a Radio popolare – sarà pronto nei primi giorni della settimana entrante». Quali saranno le priorità che i sindacati contrapporranno alle scelte del governo? «Saranno tre – spiega il dirigente della Cisl – la prima prevede la difesa del reddito di lavoratori e pensionati; la seconda il rilancio dell’economia e dello sviluppo, temi assenti nella Finanziaria; mentre la terza è il totale cambio della politica fiscale del governo, che è inutile e dannosa».


            E ritorna quell’aggettivo: inevitabile. Anche perché a Palazzo Chigi e dintorni nessuno sembra interessato a fare nulla per evitarlo. Perché – mentre il ministro del Welfare Roberto Maroni impiega ancora il suo tempo per una provocazione solitaria alla Cgil sull’articolo 18 e sbandiera la sua pia illusione sulla “fine” (da oggi) dei lavoratori co.co.co. per effetto della riforma della legge 30 – ben altre sono le importanti partite aperte sul tavolo dell’economia italiana. E in tutti quanti il governo ha (o meglio: dovrebbe avere) un ruolo decisivo.


            Strettamente connessa agli indirizzi contenuti nella legge finanziaria architettata dal ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, infatti, c’è la questione-chiave di alcune vertenze contrattuali ancora aperte. Prima tra tutte quella che riguarda i lavoratori del pubblico impiego, che non solo attendono ormai da un tempo insopportabilmente lungo il rinnovo del proprio contratto e, quindi, un adeguamento salariale all’inflazione, ma si sono anche visti sbattere in faccia il tetto del 2 per cento all’aumento della spesa pubblica%. Un modo neanche tanto elegante per dire che l’8 per cento che sta scritto da tempo nella piattaforma sindacale unitaria se lo possono scordare. E di nuovo, per un’intera e vasta categoria di lavoratori, protestare diventa inevitabile. Lo hanno già fatto nel corso della settimana passata, ma il braccio di ferro con il governo sarà ancora lungo.


            Parallelamente a questa si gioca anche l’analoga sfida che l’esecutivo di centrodestra sembra voler mantenere nei confronti degli addetti al trasporto pubblico locale. Anche in questo caso ai lavoratori è stato negato non solo il rispetto di un accordo che affonda ormai ad anni sempre più lontani, ma anche l’impegno a chiudere in tempi ragionevoli il nuovo contratto, assunto dopo la durissima stagione di scioperi dei trasporti dell’anno scorso. Salvo poi condannare con toni scandalizzati contro le organizzazioni sindacali confederali nell’eventualità di nuove forme di protesta immediatamente bollate come «selvagge». E il sindacato dovrà, quindi, gestire anche questo fronte caldo.


            Ma sul terreno delle vertenze contrattuali ci sono anche segnali che sembrano confermare il fatto che, da parte sua, il fronte sindacale non sottovaluta la delicatezza del momento è tende a ricompattarsi, nonostante alcune frizioni. E’ paradigmatico di questo atteggiamento quanto sta accadendo nel lavoro di preparazione della piattaforma contrattuale da presentare alla controparte industriale per la categoria dei metalmeccanici. Dopo la lunga stagione degli accordi separati e degli aspri contrasti tra le organizzazioni confederali, i vertici di Fiom, Fim e Uilm stanno pazientemente lavorando per approdare auna soluzione condivisa. Così come c’è grande unità sulla delicata questione Fiat. La perdurante agonia della più grande azienda industriale italiana, dell’unico baluardo della produzione automobilistica nel nostro paese, sembra infatti preoccupare più i sindacati che la stessa azienda. Che da mesi riempie gli intervalli che separano un annuncio di casa integrazione dall’altro con proclami di successi e rinvia il confronto. Un atteggiamento, quello del presidente del Lingotto Luca Cordero di Montezemolo, che in questo caso si discosta parecchio da quello mostrato dalla poltrona di Confindustria. E un rebus in più per le organizzazioni sindacali.


            Anche a questa difficile partita dovrebbe giocare li governo. I lavoratori e i loro rappresentanti lo chiedono, ma per il momento da Palazzo Chigi tutto tace, nonostante siano ancora aperte le ferite della vicenda Alitalia
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