Per il riordino degli Albi la partita si gioca su più tavoli

18/11/2002

            sabato 16 novembre 2002

            LIBERE PROFESSIONI

            Per il riordino degli Albi
            la partita si gioca su più tavoli

            (NOSTRO SERVIZIO)
            ROMA. Entra in una fase cruciale il
            processo di riforma delle professioni.
            Il Governo vuole arrivare al più presto
            a definire una legge quadro che riordini
            il mondo delle professioni ordinistiche
            e «non regolamentate». Anche perché
            si trova a fare i conti con la nuova
            direttiva Ue sul mutuo riconoscimento
            dei titoli e la libera circolazione dei
            professionisti, su cui Bruxelles sta
            lavorando già da tempo.
            Sull’altro versante c’è l’aspirazione
            delle Regioni di esercitare la potestà
            legislativa concorrente riconosciuta
            dal nuovo articolo 117 della Costituzione.
            L’iniziativa del Governo. Il 30 ottobre
            scorso si è insediata in via Arenula
            la commissione promossa dal sottosegretario
            alla Giustizia, Michele Vietti. Gli esperti,
            indicati dal Governo, dagli Ordini e dalle
            associazioni delle professioni non regolamentate,
            dovranno elaborare una proposta di riforma
            delle professioni. Si annuncia un lavoro non
            semplice. Ma il termine del 30 novembre
            fissato dal sottosegretario Vietti, dovrebbe
            essere sforato, al massimo, di una settimana.
            La commissione sta dibattendo la parte sui
            principi generali, la definizione di professione
            intellettuale, il contratto d’opera per esempio,
            punti sui quali l’intesa non sembra vicina.
            Tra l’altro, mercoledì scorso, la questione
            delle professioni è stata al centro di una serie
            di incontri tra il vice presidente del Consiglio,
            Gianfranco Fini con il presidente del Cup
            (il Comitato degli Ordini) Raffaele Sirica, il
            leader dell’Adepp (l’associazione delle
            Casse di previdenza) Maurizio de Tilla,
            e il presidente della Cassa dei dottori
            commercialisti, Adelio Bertolazzi.
            Agli incontri era presente anche il
            sottosegretario all’Istruzione, Maria
            Grazia Siliquini, che nelle scorse
            settimane aveva lanciato la proposta
            di una "cabina di regia" per gli interventi
            in materia di professioni nell’ambito
            della presidenza del Consiglio.
            L’attività in Parlamento.
            Per ridisegnare l’assetto delle professioni
            intellettuali è stata presentata, tra Camera
            e Senato, una decina di disegni di legge.
            A Montecitorio sono state depositate
            diverse proposte per la regolamentazione
            delle nuove professioni, ora unificate
            in un testo che ha come relatore, alla
            commissione Attività produttive, Gianni
            Vernetti. «I nostri disegni di legge
            — ha dichiarato Pierluigi Mantini,
            responsabile della Margherita per le
            professioni — puntano al riconoscimento
            delle associazioni delle professioni non
            regolamentate e all’istituzionedi un attestato
            di competenza rilasciabile dalle stesse a chi,
            tra i propri iscritti, abbia determinati requisiti.
            Questo dovrebbe anticipare, ma anche
            favorire, la realizzazione di una riforma
            complessiva del sistema, rispetto alla quale
            però temiamo che stia venendo meno la volontà
            di una parte del Governo».
            Intanto il comitato ristretto della commissione
            Attività produttive, che sta esaminando il testo
            unificato, dopo la riunione dello scorso 31
            ottobre, e in attesa dell’esito dei lavori della
            commissione insediata al ministero della Giustizia,
            non ha programmato altri incontri almeno per
            le prossime tre settimane.
            Per quanto riguarda il Senato, la
            commissione Giustizia presieduta da
            Antonino Caruso (An) proseguirà le
            audizioni dei rappresentati di Ordini e
            associazioni nell’ambito della discussione
            sui disegni di legge quadro presentati
            a Palazzo Madama. L’obiettivo
            è arrivare a un testo che recepisca le
            linee guida delle proposte di riordino
            sul tappeto. Sono satti già sentiti, tra
            gli altri, i vertici degli avvocati, dei
            dottori commercialisti, dei ragionieri,
            dei dottori agronomi e forestali, degli
            ingegneri e dei chimici. Le audizioni
            proseguiranno fino al 4 dicembre. «È
            chiaro — ha precisato Caruso — che
            spetterà al Governo valutare i risultati
            cui giungeranno la commissione governativa
            e il nostro comitato ristretto.
            Ritengo tuttavia che il lavoro che stiamo
            svolgendo non provocherà indebite
            interferenze, ma avrà alla fine carattere
            sinergico».
            La legislazione regionale. Nel cor
            so degli ultimi mesi, le professioni
            intellettuali sono state oggetto anche
            dell’attività normativa regionale. Le
            Regioni (a partire dalla Calabria con
            la legge 27/2001) hanno scelto, per il
            momento, di dar voce ai rappresentati
            delle categorie professionali istituendo
            apposite «consulte». Suscitando,
            però, le perplessità degli Ordini e dello
            stesso sottosegretario Vietti, rispetto
            al pericolo di una frammentazione
            legislativa (si veda «Il Sole 24-Ore»
            del 5 novembre).
            La direttiva comunitaria.Una
            nuova direttiva Ue sulle professioni
            potrebbe essere approvata nel secondo
            semestre del 2003 (che sarà a presidenza
            italiana). «Nella prossima riunione
            della commissione Giuridica, prevista
            per il 27-28 novembre — ha spiegato
            Stefano Zappalà, relatore del provvedimento
            al Parlamento europeo — presenterò
            una lista dei principi sulla base
            dei quali andrà rivista la proposta di
            direttiva preparata lo scorso marzo da
            Bruxelles. I principi terranno conto
            delle critiche mosse dalla maggior parte
            dei professionisti europei. Critiche
            relative, per esempio, al poco spazio
            dedicato alle professioni non regolamentate.
            Ma che hanno investito anche
            il nodo dei "percorsi formativi",
            ritenuti da molti, più dei titoli di studio, il vero
            elemento da valorizzare ai fini della
            qualificazione professionale».
            «E date le differenze nella
            regolamentazione dell’attività
            professionale nei vari Paesi
            della Ue — ha concluso
            Zappalà —è molto probabile
            che si pervenga a una direttiva
            quadro che fissi solo i principi
            fondamentali in materia,
            più una serie di direttive di
            settore più specifiche».
            MARCO BELLINAZZO

            I TEMI

            L’ordine del giorno del confronto Casse di previdenza-Governo
            La totalizzazione. La possibilità di sommare i contributi
            previdenziali versati in più gestioni, per conseguire il diritto
            alla pensione, è stata prevista nelle legge 388/2000. Tuttavia
            la norma è contestata dagli enti di previdenza privati in
            quanto considerata troppo onerosa: per il calcolo della
            misura delle prestazioni si fa infatti riferimento ai criteri
            "ordinari" e non al sistema contributivo
            Gli sconti fiscali. Le Casse chiedono la fine della doppia
            tassazione, che incide sui risultati degli investimenti e sulle
            prestazioni pagate agli iscritti. Il Governo prospetta la possibilità
            di costituire fondi immobiliari chiusi per la gestione
            del patrimonio immobiliare
            La previdenza complementare. Finora alle Casse è preclusa
            la possibilità di gestire la previdenza complementare di
            categoria
            NACHE ASSOCIATIVE