Per il Patto per l’Italia non si trovano più i fondi

17/12/2002

              17 dicembre 2002

              Dello storico accordo di certo rimane solo l’attacco
              ai diritti dei lavoratori. I soldi della riforma degli
              ammortizzatori sono per la crisi Fiat
              Per il Patto per l’Italia non si trovano
              più i fondi

              Felicia Masocco
              ROMA. Del Patto per l’Italia resta solo
              l’attacco ai diritti dei lavoratori.
              Lo sviluppo promesso, la «svolta», i
              soldi per gli ammortizzatori sociali
              contropartita, peraltro modesta,
              per rendere più facili i licenziamenti
              si stanno dissolvendo come neve
              al sole, vanificati dall’assenza di governo
              dell’economia e dalle misure
              in Finanziaria. La riduzione delle
              risorse per il Sud è stata confermata,
              dei circa 700 milioni previsti da
              quell’intesa per avviare la riforma
              degli ammortizzatori sociali ne restano
              si e no 200, denunciava ieri su
              questo giornale il senatore diessino
              Enrico Morando, il resto andrà a
              coprire le misure per i Lavoratori
              socialmente utili della scuola (Lsu),
              e per l’indotto Fiat. Destinazioni utili,
              resta il fatto che il governo «crea
              un vulnus» rispetto al Patto, ha notato
              in un’intervista Savino Pezzotta
              uno dei fautori dell’intesa. Al leader
              della Cisl e a quello della Uil, il
              segretario generale della Cgil chiede
              ora di «riflettere», di «scindere le
              proprie responsabilità da quelle del
              governo». «Siamo di fronte a un bilancio
              totalmente negativo», i sindacati
              firmatari dovrebbero prenderne
              atto, «il Patto per l’Italia è morto
              e sepolto».
              Quel patto ha diviso il Paese oltre
              che i sindacati, la Cgil non l’ha
              firmato e ora il suo leader mette il
              dito nella piaga, «il presidente di
              Confindustria, D’Amato, lo aveva
              presentato come un accordo di svolta,
              l’intesa più importante firmata
              dal dopoguerra. Oggi in queste affermazioni
              c’è del ridicolo». Attacca
              Epifani, e gli argomenti non mancano:
              «l’irresponsabile» politica dei
              condoni, i premi alla «cultura dell’illegalità»,
              «quando non c’è un’idea
              dello sviluppo, quando l’economia
              è praticamente ferma. Giorno dopo
              giorno ormai è un bollettino di
              guerra», che probabilmente non finisce
              qui: «Voglio vedere che cosa
              succederà a gennaio, dopo quel
              blocco ridicolo del governo su tariffe
              e prezzi». Conclusione, «il Paese
              è allo sbando». Anche il Verde Natale
              Ripamonti, relatore di minoranza
              sulla Finanziaria chiede che «Pezzotta
              e Angeletti si esprimano. Li
              avevamo avvisati che stavano firmando
              a scatola chiusa, senza avere
              certezze sulle risorse».
              Non c’è dubbio che i leader di
              Cisl e Uil vigileranno sull’applicazione
              del Patto, quanto ai condoni Pezzotta
              li boccia sotto il profilo «etico»
              e sotto quello economico gli
              danno molta preoccupazione «sono
              la spia che la situazione economica
              sta peggiorando», ammette. Più
              pragmatico, Luigi Angeletti fa una
              sorta di classifica dei mali e quantunque
              affermi che di non amare le
              sanatorie alla fine conclude «meglio
              i condoni che i tagli alla spesa sociale»,
              «non accetteremmo l’idea che
              per far quadrare i conti non si rispettasse
              il Patto per l’italia e si riducesse
              con tagli la spesa per la previdenza
              o per la sanità». Un suo segretario
              confederale, Paolo Pirani non
              concorda: la politica dei condoni «è
              sbagliata» e non si può fare una graduatoria
              tra quale sia il male minore,
              taglia corto. Quanto ai patti per
              Pirani il governo deve rispettarli
              «ma questo rispetto non si può ottenere
              con i condoni».