Per il nuovo Welfare «operazione natalità»

05/02/2003




Mercoledí 05 Febbraio 2003
ITALIA-POLITICA


Per il nuovo Welfare «operazione natalità»

Stato sociale – Maroni presenta il Libro bianco: incentivi alla famiglia e misure per rilanciare le nascite – Primi provvedimenti con la manovra 2004


ROMA – Nessun approccio tremontiano», dice ironicamente il ministro del Welfare, Roberto Maroni, presentando il libro bianco sull’assistenza. E infatti di soldi, di stanziamenti prossimi futuri non c’è neanche un accenno. Si parla piuttosto di linee di indirizzo ribaltando, come dice il ministro leghista, la logica: si parte cioè dai bisogni sociali per definire le risorse necessarie a coprirli. E le priorità sono due: sostegno alla famiglia «come la definisce la Costituzione» e supporto ai non autosufficienti. Due strategie sociali per affrontare i due problemi italiani, il basso tasso di natalità e di conseguenza il progressivo invecchiamento della popolazione. La leva principale è quella fiscale: dunque, sgravi per le coppie con figli. Non c’è un orizzonte temporale anche se Maroni spera che già nella Finanziaria 2004 si possa inserire una misura in grado di consentire a chi ha un familiare disabile a carico di «optare per un lavoro part-time ricevendo comunque una contribuzione previdenziale completa, per la metà a carico dello Stato». Il 20 febbraio parte il tavolo di trattativa e, a fine aprile, si disegneranno gli interventi «da inserire nel Dpef». La famiglia: il posizionamento sociale della Lega. L’operazione di ieri è ben diversa da quella che segnò a ottobre del 2001 la presentazione della riforma di Marco Biagi: dopo un mese infatti diventò provvedimento del Governo e cominciò il suo iter parlamentare. Questa volta l’operazione è più politica e consente al ministro Maroni e alla Lega di occupare uno spazio "sociale" molto ambito nella maggioranza. A differenza dello scorso anno quando era in campo lo scontro sull’articolo 18, il Carroccio riesce oggi a rubare la scena ad Alleanza nazionale e alla Destra sociale, ai centristi cattolici dell’Udc rilanciando la famiglia «tradizionale» e il tema delle nascite. E, in coerenza con l’altolà sulla riforma delle pensioni di anzianità, disegna il blocco sociale a cui vuole parlare. Quanto costa un figlio? Stime prudenziali indicano in 8-10 miliardi di euro la somma che le famiglie con figli dovrebbero pagare in meno se il prelievo fosse misurato non sul reddito nominale ma su quello decurtato dai costi necessari al mantenimento dei figli. Il Libro bianco calcola che il costo del primo figlio si aggira tra 500 e 800 euro al mese e che all’arrivo del secondo e del terzo «sembrano emergere economie di scala». Per il Welfare si impongono, dunque, «adeguate politiche familiari», come avviene in Europa. La differenza di imposta diretta su un reddito nominale di 30mila euro per una famiglia con due figli e una coppia senza figli era nel 2001 di oltre 3mila euro in Francia, oltre 6mila euro in Germania mentre in Italia siamo a 500 euro. «Introdurre un modello di fiscalità capace di assorbire una parte consistente del mantenimento dei figli appare quindi una condizione necessaria». In sintesi, «la spesa per il comparto famiglia-assistenza è pari a un terzo della media Ue mentre è marginale il contributo pubblico per le politiche abitative a fronte di uma media europea del 3,8%». Le iniziative in campo: gli asili nido. Già le precedenti finanziarie si sono occupate di asili nido e politiche abitative: una linea da perseguire con qualche aggiustamento. L’Italia è il Paese che fa meno uso degli asili nido soprattutto per una questione di orari e organizzazione: «bisogna quindi ridurre sia i costi di funzionamento sia ampliare l’offerta privata e pubblica rendendone più flessibile l’orario». Il reddito di ultima istanza. Nel giro di 10 anni, «nell’ambito dei margini di compatibilità dei conti pubblici», dovranno essere raddoppiate e riqualificate le risorse per l’assistenza, riorganizzando gli strumenti disponibili. Finisce il reddito minimo di inserimento, arrivano il reddito di ultima istanza per chi è sotto la soglia di povertà e politiche attive del lavoro. Uno strumento, questo, già inserito nel Patto per l’Italia dove si ridisegna la mappa degli ammortizzatori sociali. Reazioni. Solo vaghi impegni dicono dall’Ulivo. Mentre Cisl e Uil guardano con attenzione al documento, la Cgil muove già le prime critiche. «C’è un’area di povertà – commenta il leader Cgil, Guglielmo Epifani – che sta crescendo e riguarda le famiglie e molte persone singole, soprattutto fra gli anziani. A questi problemi non c’è una risposta. Comunque esamineremo il documento con attenzione per dare un giudizio più preciso». Ed è ancora polemica tra la Cgil e Maroni che ha sottolineato di aver esteso anche a chi non ha firmato il Patto «perché siamo buoni».
LI.P.