Per il leader Epifani si apre la sfida

29/04/2004

      29 aprile 2004

      IL RETROSCENA

      E per il leader Epifani si apre la sfida: neutralizzare i massimalisti delle tute blu
      La divergenza tra la Fiom e la Cgil si sovrappone alla vertenza in atto con l’azienda

      ROMA – «Savino, ma hai visto che dice Rinaldini?». «No, Luigi, che dice?». «Che i blocchi non li toglie stasera, ma che la decisione spetta all’assemblea dei lavoratori, domani». «Ma così salta tutto… Chiamiamo Epifani». Sono le 12.30 di ieri mattina quando il leader della Uil, Luigi Angeletti, dopo aver letto dalle agenzie stampa le dichiarazioni del segretario della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, chiama il capo della Cisl, Savino Pezzotta. La crisi di Melfi, la fabbrica lucana della Fiat bloccata da dieci giorni da una protesta dei lavoratori che chiedono migliori condizioni di lavoro e di retribuzione, rischia di non trovare più una soluzione. Succede che Rinaldini, capo dei metalmeccanici, sta sconfessando Guglielmo Epifani, capo di tutta la Cgil, che il giorno prima, nel vertice con l’amministratore delegato della Fiat, Giuseppe Morchio, si era impegnato a che la Fiom rimuovesse i blocchi alle strade di accesso allo stabilimento di Melfi, contestualmente all’avvio della trattativa, cioè ieri sera. Si assiste cioè a uno scontro politico paradossale, tra la Fiom e la Cgil, che si sovrappone a quello di natura vertenziale tra la stessa Fiom e la Fiat. Giorgio Caprioli, leader dei metalmeccanici Cisl, non ha dubbi: «È in corso un’operazione pesante: il vertice della Fiom sta usando la vertenza di Melfi per mettere in discussione Epifani e la sua linea di unità tra Cgil, Cisl e Uil». Il vicepresidente della Confindustria, Guidalberto Guidi, dice che «ormai non ci sono più tre confederazioni, ma quattro: la Cgil, la Cisl, la Uil e la Fiom. E quest’ultima si muove in controtendenza con l’attività della Cgil».
      Caprioli è un fiume in piena: «Rinaldini non sta ai patti e non è la prima volta. Martedì ci siamo riuniti in sei: i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, e noi tre segretari di Fiom, Fim e Uil. Epifani, Pezzotta e Angeletti ci hanno spiegato che l’intesa che avevano appena raggiunto con Morchio prevedeva l’avvio della trattativa stasera (ieri per chi legge, ndr.) e la contestuale rimozione dei blocchi da parte della Fiom. Rinaldini ci ha detto di apprezzare lo sforzo e che doveva fare una verifica con le sue strutture. E invece adesso viene fuori che non solo non rimuove i blocchi entro stasera, ma che vuole fare un’assemblea con i lavoratori domani. È una scelta che mira chiaramente a dividere il sindacato».
      La partita in corso nella Cgil vede come protagonisti Epifani, il riformista di matrice socialista che vuole l’unità sindacale e una stagione di «nuova politica dei redditi», e Rinaldini, che invece teorizza l’«indipendenza» della Fiom e il ritorno al conflitto. Ma forse ancora più di Rinaldini il vero antagonista di Epifani è Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, iscritto a Rifondazione comunista, campione di intransigenza e fautore della lotta a oltranza. Non a caso mentre Rinaldini tornava a Roma per l’incontro con la Fiat, Cremaschi è rimasto a presidiare Melfi. Da dove ha dettato le condizioni degli irriducibili: «Le forme di mobilitazione cambieranno solo se nell’incontro con la Fiat emergerà la disponibilità dell’azienda a trattare».

      Enrico Marro