Per il governo è il giorno dell’accordo

27/06/2007
    mercoledì 27 giugno 2007

      Pagina 3 – Economia

      Per il governo è il giorno dell’accordo

        Ma i sindacati frenano: ancora differenze. L’ostacolo resta il modo per superare lo scalone

          di Felicia Masocco / Roma

          LA STRETTA – Incontri a ripetizione e nervosismo alla vigilia della giornata clou della concertazione, per il governo oggi ci sarà l’accordo su pensioni, scalone, ammortizzatori sociali e mercato del lavoro, «è probabile che lo raggiungeremo sta notte», ha annunciato ieri sera Romano Prodi anche se, ha ammesso, «ci sono ancora molti punti di differenza». Infatti i sindacati frenano, l’intesa «è sul filo di lana», dice Epifani, «c’è troppo ottimismo in giro», non tutti i tasselli sono al loro posto, soprattutto sullo scalone. Il negoziato con i sindacati è proseguito nella notte, la prima proposta del governo è stata di sostituire lo scalone con degli scalini, secchi, senza quote né altro: il primo a 58 anni da gennaio, e poi uno ogni diciotto mesi fino ad arrivare a 62 anni. Il sindacati l’hanno respinta e chiesto una nuova offerta. Questa mattina ci sarà l’incontro con tutte le parti sociali e non ci si alzerà dal tavolo senza aver concluso perché domani sarà varato il Dpef e dentro deve starci l’intesa sulla previdenza.

          È comunque assodato che lo scalone verrà ammorbidito, ci si lascerà alle spalle la riforma Maroni che dal prossimo gennaio prevedeva il brusco innalzamento, da 57 a 60 anni, dell’età per andare in pensione con 35 anni di contributi. Su come farlo di ipotesi ne sono circolate tante, mai confermate ufficialmente. Cosa che ha molto irritato i sindacati, soprattutto la Cgil al punto che la segreteria confederale ieri lo ha stigmatizzato in una nota, cifre e soluzioni di «fantasia», scrive, «non rappresentano la verità e mettono a rischio la trattativa». Ma tant’è. Nelle ultime ore i rumors avevano ripreso a battere intorno allo «scalino» a 58 anni nel 2008 e 2009 e dal 2010 al sistema delle quote. Ma ieri sera alle delegazioni riunite nello studio di Prodi, il governo ha proposto a sorpresa gli scalini. Verrebbero esclusi i lavoratori impegnati in attività pesanti, i turnisti, i lavoratori alle catene di montaggio. Le risorse necessarie verranno reperite all’interno del sistema previdenziale, con il riordino degli enti, l’eliminazione dei privilegi e l’aumento dei contributi dei parasubordinati. Il leader di Cgil, Cisl e Uil ne hanno discusso tra loro in una pausa del negoziato che è ripreso alle 22.30. Non tirava aria di giubilo. «Dalla relazione sono completamente spariti gli incentivi per chi resta al lavoro» aveva sbottato Luigi Angeletti al termine del primo round, quello della mattina. «Non va bene per niente», ha detto in una pausa della serata Morena Piccinini, che per la Cgil segue la previdenza. «Il governo ha chiesto una pausa perché doveva vedere dei conti. Ancora è tutto molto generico, non si è entrati nel vivo delle questioni».

          La strada è in salita, ma è pur vero che lo è alle battute finali di ogni trattativa. Lo ha ricordato, fiducioso, anche il ministro dell’Economia «è un’occasione che non andrà perduta», «il negoziato è un nodo che si stringe nella fase finale e le difficoltà sono sempre maggiori che all’inizio».

          Più definita la partita dell’aumento delle pensioni basse. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha chiarito che l’una-tantum non sarà a settembre ma a ottobre e non ha confermato la cifra di 250 euro. Se sarà più o meno dipende dalla platea dei beneficiari che il Lavoro ha calcolato in due milioni, mentre i sindacati spingono per allargarla a 2 milioni e mezzo. Dal numero dipenderà anche l’entità degli aumenti su cui si continua a fare la cifra di 40-50 a partire da gennaio. Il ministro del Lavoro ha anche annunciato il recupero pieno dell’inflazione per le pensioni fino a cinque volte il minimo, ovvero per gli assegni che non superano i 2.180 euro al mese. Sempre in tema di previdenza, la revisione dei coefficienti viene subordinata all’esame di una Commissione che valuterà il loro impatto tenendo conto «dei problemi legati alla flessibilità del mercato del lavoro». Un’altra partita aperta è quella del mercato del lavoro, con la cancellazione delle forme più precarizzanti della legge 30 e la revisione della normativa sui contratti a termine. La proposta di Damiano è di porre un tetto alla reiterazione di questa forma contrattuali, potrebbe essere a tre anni, ma la Confindustria e le imprese si oppongono. Mentre, tra i sindacati, la Cgil continua a chiederlo con forza. Oggi pomeriggio il sindacato di Epifani riunirà il direttivo, per discutere dell’esito della trattativa. Sempre che sia finita.