Per il commercio richiesta di 100 euro

16/01/2003



Giovedí 16 Gennaio 2003

ITALIA-LAVORO
Per il commercio richiesta di 100 euro
A.BA.


        MILANO – Sarà pronta a fine mese la piattaforma dei lavoratori del commercio. I sindacati si preparano a chiedere un aumento di circa cento euro per il biennio 2003-2004: la richiesta è superiore all’inflazione programmata e considera piuttosto il dato tendenziale. Le previsioni sul costo della vita indicate dal Governo – 1,4% per quest’anno e 1,3% per il prossimo – sono considerate insufficienti da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. È già successo per altre categorie, a cominciare dai metalmeccanici, ma in questo caso i sindacati sembrano muoversi all’unisono. Ieri le segreterie si sono riunite in un incontro e hanno deciso di convocare gli esecutivi nazionali il 30 gennaio per discutere la piattaforma per il rinnovo del contratto. C’è ottimismo su un rapido varo della richiesta. La cifra dell’aumento, a un livello medio, sarà intorno ai cento euro mensili, mentre dovranno essere definiti altri aspetti della piattaforma, visto che il rinnovo riguarda anche la parte normativa. I leader delle tre organizzazioni del commercio sono fiduciosi sul cammino unitario. «L’intento e la volontà politica sono quelli di costruire una piattaforma unitaria», assicura Ivano Corraini, segretario generale della Filcams-Cgil. E Gianni Baratta, alla guida della Fisascat-Cisl, conferma: «Ci sono le condizioni per una piattaforma unitaria: seguiremo la metodologia dell’accordo di luglio». Rimane il problema del tasso d’inflazione di riferimento. Brunetto Bocco, segretario generale della Uiltucs, è chiarissimo: l’inflazione programmata è inaccettabile perché troppo lontana dal costo della vita reale. Secondo Bocco, sarebbe opportuno anche ridurre a tre anni la durata del contratto nazionale. La piattaforma riguarda circa 1,6 milioni di lavoratori del commercio e sarà presentata a Confcommercio, Confesercenti e a Legacoop, per la parte relativa alle cooperative di consumo. Il contratto in vigore, firmato a settembre ’99, prevede una serie di istituti per aumentare la flessibilità. L’orario di lavoro, per esempio, può essere esteso fino a 44 ore per un massimo di 24 settimane, con un sistema di recupero delle ore. È rafforzato il part-time ed è stato introdotto un contratto che prevede l’impiego per otto ore solo al sabato, in modo da favorire il lavoro degli studenti nel giorno in cui i negozi sono più affollati. Ha esordito anche il job sharing, la condivisione di un orario a tempo pieno tra due lavoratori, ma la regolamentazione è stata delegata al secondo livello. Istituti che «le aziende hanno utilizzato pochissimo, quasi per niente», lamenta Marinella Meschieri, della Filcams-Cgil: perciò, spiega, sarà difficile concedere altri spazi alla flessibilità.