Per Ikea lavoratori napoletani primi in classifica

21/07/2006
    venerd� 21 luglio 2006

    Pagina I e XII – Napoli

      Il caso Ikea

        Lavoratori napoletani primi in classifica

          UMBERTO DE GREGORIO

          C�� un futuro per la nostra citt�? Secondo il celebre marchio d�arredamento Ikea, dubbi non ci sono. In una dichiarazione ufficiale del top management del colosso svedese pubblicata sul quotidiano economico "Il Sole 24 ore" si afferma, senza mezzi termini, che il centro di Napoli si avvale delle migliori risorse umane in Europa e viene indicato addirittura come �un esempio per tutti�.

          La chiave del successo sembra essere la voglia di fare squadra, il senso d�appartenenza all�impresa, il profondo rispetto per il proprio posto di lavoro. Affermazioni che, diciamo la verit�, destano stupore, abituati come siamo a denigrare e a denigrarci. Affermazioni invece che sembrano dar ragione allo studio del network multinazionale (colosso della consulenza) Kpgm, che individua, gi� da un paio d�anni, il capoluogo partenopeo tra le quattro citt� di media grandezza dei paesi pi� industrializzati �in cui fare impresa conviene di pi�. Pi� che a Dallas e a Manchester e per il semplice motivo che da noi si possono trovare insieme bassi stipendi e alta specializzazione. Potenzialit� da mettere a frutto: con molta difficolt� senza alcun dubbio, ma evidentemente, come dimostra il caso Ikea, a certe precise condizioni, con la ragionevole certezza di riuscirvi.

          Forse il mistero del caso Ikea ha una spiegazione banale, che non trova radici in sofisticati teoremi dell�economia aziendale, ma nella semplice constatazione di quello che fuori del nostro territorio avviene da decenni. Inseriti in un contesto che funziona, in una realt� dove vi sono regole precise e precisi obiettivi da raggiungere, i lavoratori napoletani, grazie alla loro innata intelligenza e al loro spirito d�adattamento – che determinano una notevole versatilit� (che in economia si potrebbe anche chiamare "mobilit�" o "flessibilit�", ma qualcuno certamente protesterebbe) – ebbene in simili condizioni i lavoratori partenopei, di basso, medio e alto livello, non sono secondi a nessuno.

          Ikea ci dimostra che i napoletani possono essere degli ottimi lavoratori non solo all�estero ma anche a casa loro, a condizione di dargli la consapevolezza di appartenere a una realt�, che funziona con una filosofia di sviluppo semplice e rigida allo stesso tempo, dove non sono ammesse infiltrazioni d�alcun tipo. Quello studio della Kpgm, tanto deriso e criticato da commentatori e imprenditori, oggi sembra potersi leggere in una nuova luce. Dunque, lo sviluppo � possibile anche da noi. Addirittura, a certe condizioni, lo sviluppo � pi� possibile da noi che altrove.

            Ma per quale motivo solo Ikea � riuscita a trasformare in realt� la teoria della Kpgm? Su questo occorre davvero uno sforzo d�analisi intenso e lucido. A prima vista, sembrerebbe che solo una grande azienda, un colosso multinazionale, possa riuscire nella difficile arte di ottenere "rispetto", e a dare un senso al rispetto di noi stessi nel mondo del lavoro, a farci sentire lontani pur restando a casa. Dobbiamo evidentemente determinare le condizioni per cui non solo un colosso multinazionale possa farci sentire liberi di esprimerci al massimo delle nostre potenzialit�, pur restando a casa. In fondo � il sogno dei nostri figli, com�era quello dei nostri nonni. Essere liberi di lavorare al meglio senza dover andare lontano.