Per i superburocrati uscita anticipata con premio

07/10/2003






martedì 7 ottobre 2003

IL CASO

Per i superburocrati uscita anticipata con premio
Dopo la revisione delle regole per i manager di Stato il calcolo su tutto il periodo lavorativo potrebbe rivelarsi conveniente e garantire un assegno più ricco

      ROMA – Per centinaia di superburocrati dello Stato la penalizzazione prevista per chi dopo il 2008 andrà in pensione d’anzianità potrebbe addirittura tramutarsi in un premio. Nella sua proposta di riforma delle pensioni il governo stabilito che i lavoratori i quali, raggiunti almeno 57 anni di età e 35 di contributi, vorranno andare in pensione anticipata, riceveranno un assegno calcolato interamente col metodo contributivo. Un metodo che, di solito, taglia l’importo della pensione (dal 15 al 40%, secondo lo sviluppo di carriera) rispetto al sistema di calcolo retributivo. E questo è quello che avverrà, se il Parlamento approverà la riforma, per la gran parte dei lavoratori che dopo il 2008 sceglierà di andare in pensione d’anzianità. Ma per i dipendenti pubblici al top della carriera e con una lunga anzianità di servizio, andare in pensione prima dei 65 anni (età di vecchiaia) potrebbe essere invece molto conveniente. «È già successo alla fine del 2000», spiega Maurizio Benetti, direttore dell’ufficio studi dell’Inpdap, l’ente di previdenza del pubblico impiego. Quell’anno il governo Amato, con la legge Finanziaria, bloccò circa 300 alti burocrati, i «rinoceronti» li definì l’allora sottosegretario al Tesoro Piero Giarda, che si erano dimessi per esercitare «il diritto di opzione» al contributivo previsto dalla riforma Dini del 1995. Ci si accorse, infatti, che l’applicazione del calcolo contributivo avrebbe in alcuni casi fatto prendere all’interessato una pensione più alta dello stipendio. Perché? Per colpa del decreto legislativo 180 del 1997 che ha dato vita a una sorta di calcolo contributivo virtuale. Dopo l’approvazione della Dini ci si rese infatti conto che presso l’Inps e gli altri enti previdenziali non esistevano i dati per ricostruire interamente la storia contributiva dei lavoratori che avessero esercitato il diritto di opzione. Allora si elaborò un sistema matematico che in pratica proietta gli ultimi anni di contribuzione sul totale degli anni di servizio, ma con una modalità più favorevole per i dipendenti pubblici. Risultato, appunto, la fuga dei «rinoceronti».
      Il blocco deciso dal governo Amato non risolveva, però, il problema per il futuro. La patata bollente passò così al governo Berlusconi, che il 28 settembre del 2001 approvò un decreto che modificava il diritto di opzione previsto dalla Dini, limitandolo ai soli lavoratori più giovani, quelli cioè che avevano meno di 18 anni di servizio nel 1995 (e che quindi raggiungeranno 35 anni di contributi non prima del 2012). Di fatto, quindi, la possibilità di esercitare l’opzione veniva rinviata di un decennio. Adesso la riforma Berlusconi riapre quel cancello che era stato chiuso due anni fa dallo stesso governo.
      Dal 2008, infatti, dice l’articolato approvato la scorsa settimana dal consiglio dei ministri, si potrà ancora andare in pensione di anzianità optando «per una liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo del 30 aprile 1997 numero 180». Il decreto appunto che era all’origine del paradosso per cui i grandi burocrati che andavano via prima ricevevano un premio anziché una penalizzazione. «Questi casi – spiega Benetti – si verificavano soprattutto per quei dipendenti con 62-63 anni e quindi una lunga e ricca carriera contributiva alle spalle». Adesso il «cancello» è stato riaperto e i nuovi «rinoceronti» potrebbero approfittarne. Del resto, conclude il capo dell’ufficio studi dell’Inpdap, se invece si volesse tener conto delle successive «modificazioni e integrazioni» del decreto 180, che hanno limitato la possibilità si opzione, allora significherebbe che la penalizzazione non si potrebbe applicare prima del 2012-2013, mentre il governo ha detto che essa scatterà dal 2008.
Enrico Marro


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