Per i sindacati proposte troppo condervatrici

23/09/2005

    venerdì 23 settembre 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

      Per i sindacati proposte troppo condervatrici

        LINA PALMERINI

        ROMA • La Confindustria brucia sul tempo i sindacati. Sulla riforma dei contratti, le tre confederazioni restano indietro. Talmente indietro che ieri, alla proposta lanciata dagli industriali, non hanno potuto che opporre le critiche. Già, perchè oggi sul tavolo c’è solo il documento delle imprese, quello sindacale non c’è. « Conservatore, troppo prudente » , è stato il giudizio pressocchè unanime di Cgil, Cisl e Uil al testo della Confindustria. Il fatto è che gli industriali hanno spiazzato le tre confederazioni sottolineando — con la loro proposta che arriva prima di quella sindacale — l’immobilismo di Cgil, Cisl e Uil. È infatti passato più di un anno e le tre organizzazioni non sono ancora arrivate alla definizione di un testo comune. Non solo. Le intenzioni di modernizzare le relazioni industriali era stata annunciata con largo anticipo dal presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, all’assemblea di fine maggio, ma i sindacati hanno lasciato passare il tempo.

        « Spero che a questo punto il sindacato smetta di giocare alle belle statuine » , ha detto il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, affondando il coltello nella piaga. E il leader della Cisl, Savino Pezzotta, vuole che a questo punto si arrivi in fretta a una « posizione unitaria del sindacato » . E, « se non è possibile, apriremo un confronto con gli industriali lo stesso. Anche se resteranno delle differenze tra noi » , dice il segretario generale della Cisl che sdrammatizza i divari tra le tre confederazioni. La Cgil, invece, sottolinea che « ci sono altre priorità come la crescita e la competitività. Del resto, anche noi stiamo discutendo di contratti nella commissione unitaria » , spiega Carla Cantone, segretario confederale della Cgil.

        Il punto è che la commissione unitaria ha ripreso a lavorare da almeno un paio di mesi ma a vuoto. « Ci siamo visti anche mercoledì sera ma non siamo arrivati a nulla » , dice con onestà Paolo Pirani che si augura uno «sblocco » nella riunione del prossimo 27 settembre. Se lo augura fortemente la Cisl che con Giorgio Santini sottolinea la «conservazion» di un modello proposto da Confindustria che non si apre alla contrattazione territoriale ma conferma « l’apertura della Cisl a un confronto » . Un concetto ribadito da Raffaele Bonanni, segretario confederale del sindacato di via Po che dice: « Bisogna andare oltre l’accordo del ‘ 93 e dare spazio effettivo alla contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale » . Per la Cgil, invece, l’importante è che «non si intenda ridimensionare e svalorizzare la funzione e i livelli contrattuali » e che non si blocchi la stagione dei rinnovi a partire dai metalmeccanici.

          I punti di frizione tra Cgil, Cisl e Uil restano intatti. Come se fossero stati messi nel congelatore un anno fa. C’è una distanza sul peso della contrattazione nazionale e sul rapporto con la contrattazione di secondo livello soprattutto per quanto riguarda la produttività. Inoltre, resta aperto anche il problema della durata contrattuale che Uil e Cisl vorrebbero portare a tre anni mentre la Cgil chiede — in quel caso — una garanzia di recupero che però farebbe riapparire lo spettro della scala mobile. Altro capitolo scivoloso è quello della rappresentanza e delle regole sullo sciopero. Se sulla rappresentanza la Confindustria va incontro alla Cgil, chiede però anche regole chiare sulla conflittualità e sul rispetto dei contratti firmati. Cgil, Cisl e Uil restano divise Pezzotta: «A questo punto anche noi dobbiamo trovare una posizione unitaria»