Per i sindacati è una scommessa ma gli industriali applaudono

17/07/2001

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Per i sindacati è una scommessa
ma gli industriali applaudono

E Rutelli avverte: "Noi non abbiamo mai scaricato le colpe sugli altri"
le parti sociali

VITTORIA SIVO


roma – Visto dalla Confindustria è «convincente e credibile», visto dai sindacati è una «scommessa» dal successo improbabile. Il documento di programmazione economicofinanziaria del governo incassa dalle parti sociali giudizi diametralmente opposti. A poche ore dal varo del Dpef, gli incontri di Silvio Berlusconi prima con i leader di Cgil, Cisl e Uil, poi con gli imprenditori, hanno semplicemente confermato la diffidenza dei primi e le aperture di credito dei secondi già espresse nei due precedenti round. Salvo il disappunto manifestato ieri da Confindustria limitatamente al tasso programmato di inflazione: quell’1,7% fissato dal governo per il 2002 è troppo alto e quindi «poco incisivo» per contrastare efficacemente l’aumento del carovita.
Ancora una volta è Sergio Cofferati il più critico sugli obiettivi che il governo si è posto per i prossimi cinque anni: «Le ipotesi di una crescita media del Prodotto interno lordo del 3% fanno affidamento su condizioni tutte da realizzare», per la quali mancano peraltro politiche di espansione e di incentivo ai consumi. Puntare ad un aumento del 3,1% già dal prossimo anno è poi un «salto di qualche arditezza», considerato che a fine 2001 il tasso tendenziale sarà del 2,4%. «Vorremo sapere come sia possibile abbattere il superdeficit pubblico e contemporaneamente avere un tasso di sviluppo così elevato», ha incalzato Luigi Angeletti, segretario generale della Uil.
L’importante per i sindacati è che né il Dpef, né la prossima legge Finanziaria comportino tagli alle pensioni, riducano il potere d’acquisto dei salari, compromettano la «unitarietà e universalità» delle prestazioni sanitarie affidate alle regioni. Sul controverso capitolo pensionistico Cofferati ha messo un nuovo altolà – «la verifica sull’andamento della spesa previdenziale andrà fatta solo dopo che saranno avviate le pensioni integrative con l’utilizzo del Tfr» – mentre per Savino Pezzotta, leader della Cisl, verifica e Fondi complementari andranno discussi contemporaneamente. Critico anche l’Ulivo. Rutelli accusa: «Quando sono diventato sindaco di Roma nessuno mi ha mai sentito rovesciare i problemi su chi mi ha preceduto». E Luciano Violante approfitta per criticare Tremonti: «Se le cifre sono queste vuol dire che abbiamo lasciato il paese in eccezionali condizioni economiche».
L’apprezzamento della Confindustria è quasi senza riserve, come ha spiegato il presidente Antonio D’Amato uscendo da palazzo Chigi. Solo più tardi, a Dpef approvato dal Consiglio dei ministri, gli industriali hanno criticato la decisione (evidentemente inattesa) del governo di fissare l’inflazione programmata per l’anno prossimo all’1,7%, anziché restare al di sotto del tasso tendenziale dell’1,6% come D’Amato riteneva auspicabile. Per tutto il resto l’impianto del Dpef è condiviso dagli industriali, che considerano i programmi del governo «coerenti» con gli obiettivi. Bene quindi puntare ad una crescita del tasso di occupazione di 8 punti in 5 anni (dall’attuale 54 al 62%) e ad una riduzione del tasso di disoccupazione di 3 punti a fine 2006. Bene la riduzione di un punto all’anno della pressione fiscale e contributiva. Anche la previsione di un tasso di sviluppo del 3% è «compatibile, purché il governo avvii una vera stagione di riforme strutturali». Certo la dimensione del disavanzo aggiuntivo rende «difficile» rispettare l’obiettivo dello 0,8 nel rapporto deficit/Pil.