Per i giovani un’unica chance: sottoscrivere costose polizze vita

29/10/2003



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  Pensioni




29.10.2003
Le nuove generazioni avranno assegni al limite della sopravvivenza e dovranno ricorrere ai piani pensionistici individuali. La speranza affidata alla direttiva europea sui fondi occupazionali
Per i giovani un’unica chance: sottoscrivere costose polizze vita
di 
Raul Wittenberg

ROMA Questa riforma è per salvare le pensioni dei giovani, gridano con una incredibile faccia tosta gli esponenti del governo del Cavaliere, proprietario di una delle maggiori compagnie di assicurazione italiane, la Mediolanum. Invece le nuove generazioni avranno una pensione al limite della sopravvivenza, soprattutto perché entrano tardi in un mercato del lavoro sempre più precario, con versamenti pensionistici molto bassi (il 12% invece del 32,7%, crescerà al 19% fra molti anni) che nel sistema contributivo portano ad assegni previdenziali ridotti. Il governo non fa nulla per affrontare la loro situazione, se non peggiorandola con la legge delega che taglia i contributi anche ai neoassunti a tempo indeterminato.
Ormai si sa che per assicurare ai giovani un reddito previdenziale ragionevole occorre una pensione "privata" integrativa. Ma i precari che vanno da un lavoro all’altro non possono aderire ad un fondo di categoria. Di conseguenza diventano preda degli avventurieri delle compagnie di assicurazione, promotori finanziari pagati a provvigione, che venderanno a loro (anzi, ai loro padri per i figli) delle polizze vita camuffate in Piani pensionistici individuali, costosissimi e dall’esito
incerto.
Occorre una operazione verità, specialmente da parte delle forze sociali, e potrebbe essere agevolata dalla recente direttiva europea
sui fondi pensione occupazionali. Varata nel maggio 2003, deve essere recepita negli ordinamenti degli stati membri entro il 31
dicembre 2005. Se ne è parlato ieri a Roma in un convegno internazionale del Mefop, l’istituto di formazione per lo sviluppo del mercato dei Fondi pensione. Il suo presidente, Marcello Messori, pensa che la direttiva agevola una miglior copertura pensionistica dei giovani perché, rafforzando il sistema previdenziale gli dà una maggiore efficienza senza dimenticare le esigenze di equità. Tra gli operatori, Michele Boccia responsabile in Italia della Sim della Deutsche Bank per gli investitori istituzionali, ritiene che la Direttiva renderà il mercato più ampio, efficiente e competitivo, con maggiori benefici per gli aderenti. Come ha spiegato Chris Verhaegen segretario generale della Federazione di fondi pen sione europei, nell’orizzonte del vecchio continente ci sono fondi paneuropei.
Ci vorrebbe l’armonizzazione fiscale per la loro affermazione.
Almeno però c’è la neutralità fiscale per cui nessun paese può discriminare con le tasse il fondo nato in un altro paese. Messori
nella sua relazione ha indicato come la legislazione italiana dovrà cambiare nel recepire la direttiva, specialmente sulla disciplina per gli
investimenti, e sul piano fiscale adeguarsi a non tassare anche i rendimenti, oltre ai contributi. L’Italia dovrà conservare una sorveglianza specifica e sofisticata, visto che nella maggioranza
c’è chi vorrebbe cancellare il ruolo della Covip. Va invece mantenuto perché, evolvendo il sistema verso la contribuzione definita, il rischio finanziario è tutto in capo al lavoratore aderente.