Per i consumi un febbraio sottozero

26/04/2002





Congiuntura – L’Istat conferma le difficoltà delle vendite al dettaglio nel 2002: -0,1% rispetto ai livelli di gennaio
Per i consumi un febbraio sottozero
Crescita su base annua ridotta al 2,1% – Rallenta ancora la grande distribuzione (+3%)

Vincenzo Chierchia Elio Pagnotta
MILANO – I consumi arrancano sempre più. Secondo i dati Istat, in febbraio il valore corrente delle vendite del commercio fisso al dettaglio è aumentato del 2,1% nei confronti dello stesso mese del 2001 (l’indice base 1995=100 è risultato pari a 101,5). La dinamica delle vendite (che incorpora quella dei prezzi) invece di vivacizzarsi tende a raffreddarsi, come del resto confermano i dati destagionalizzati, che rispetto a gennaio denunciano una flessione dello 0,1 per cento. C’è da aggiungere – quasi a ribadire che la tendenza riflessiva è generale – che anche in febbraio l’andamento delle vendite ha tenuto lo stesso passo in tutta Italia: la crescita raggiunge infatti un massimo del 2,1% nelle regioni settentrionali e meridionali, dimostrandosi lievemente meno sostenuta in quelle centrali (+1,9%). Sempre nel febbraio 2002, i gruppi merceologici caratterizzati dagli aumenti tendenziali più elevati sono stati gli alimentari (+2,4%), i prodotti farmaceutici (+2,3%), gli elettrodomestici (+2,1%) e la profumeria (+2,1%). Anche in questo caso, comunque, i diversi gruppi di prodotti hanno manifestato una crescita sostanzialmente omogenea, tanto che quelli che chiudono la graduatoria delle vendite (mobili, utensileria, cartoleria, supporti magnetici e giocattoli, tutti con un +1,8%) sono a ridosso del due per cento. C’è infine da sottolineare che una volta tanto il contributo offerto alla dinamica delle vendite dalla grande distribuzione è stato sostanzioso, ma non preponderante, come dimostra un aumento complessivo che non supera il 3% (contro il 2% delle imprese che operano su piccole superfici): i risultati migliori sono stati conseguiti in questo comparto dagli ipermercati (+3,8%) e dagli hard discount (+3,6%). Un po’ meglio che in passato anche le piccole imprese (fino a due addetti), che sono riuscite a spuntare una crescita del volume d’affari del due per cento. Nei primi due mesi del 2002 le vendite sono salite complessivamente del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato, con una punta del 2,7% per gli alimentari e un minimo del 2,2% per i comparti non food. L’incremento è del 3,6% per la grande distribuzione e del 2% per le imprese che operano su piccole superfici. Davanti a questo scenario Confcommercio rilancia l’allarme sulla stagnazione dei consumi. «Le dinamiche particolarmente contenute – spiegano gli analisti del Centro studi della Confederazione guidata da Sergio Billè – riflettono un atteggiamento di grande prudenza da parte delle famiglie nei comportamenti di spesa, che confermano, proprio in assenza di una sostenuta ripresa dei consumi, le previsioni di crescita per il 2002 dei principali organismi internazionali, stimate intorno all’1,4% e quindi ben lontane dagli ottimistici obiettivi del Governo». Il valore delle vendite del commercio al dettaglio in sede fissa, depurato della variazione dei prezzi dell’aggregato dei soli beni, pari all’1,8%, osserva Confcommercio, evidenzia un trascurabile aumento dello 0,3 per cento. L’incremento tendenziale delle vendite al dettaglio delle micro-imprese (massimo due addetti) è stato di appena lo 0,2% e addirittura nullo per le imprese medie (3-5 addetti), ma anche per la grande distribuzione (6 addetti ed oltre) la crescita si è attestata, sempre in termini reali, su un modesto +0,8 per cento. Per la Confesercenti la stagnazione dei consumi ripropone al Governo la necessità di intervenire con urgenza, attuando le necessarie riforme su vari fronti: lavoro, fisco e pensioni, per ridare fiducia alle famiglie e far ripartire i consumi». Confesercenti parla inoltre di «febbraio mesto per il settore commerciale», con un andamento delle vendite che al netto dell’inflazione è pari a -0,4 per cento. «Se i piccoli esercizi commerciali piangono – sottolinea una nota dell’organizzazione – vedendo per l’ennesima volta confermato e anzi aumentato il gap con ipermercati e supermercati (soprattutto nel comparto alimentare), la grande distribuzione non ride e registra l’incremento più contenuto rispetto ai mesi scorsi».

Giovedí 25 Aprile 2002