Per i compagni del «Cinese» è allarme rosso: le provocazioni non sono finite

02/07/2002

2 luglio 2002



La svolta sull’avvicendamento decisa in una riunione della segreteria confederale di sabato scorso tenuta segreta

Per i compagni del «Cinese» è allarme rosso: le provocazioni non sono finite


Epifani ha approvato la scelta anteponendo alla sua nomina le ragioni della organizzazione

      ROMA – La decisione di far restare Sergio Cofferati alla guida della Cgil fino al 21 settembre è stata annunciata ieri ma era stata presa, in gran segreto, sabato mattina. Era bastata una riunione della segreteria per valutare l’ipotesi e poi abbracciarla. Subito dopo era stato anche deciso di convocare per ieri i segretari generali di categoria e quelli delle principali Camere del lavoro, in tutto una sessantina di persone che hanno così potuto ascoltare un Cofferati più grintoso che mai. Le analisi che in questi giorni circolano nella confederazione "rossa", del resto, sono assai radicali: c’è la netta sensazione che con la pubblicazione delle lettere di Marco Biagi si sia dispiegato un salto di qualità nell’attacco alla Cgil. «Siamo entrati nel mirino di forze oscure e per di più non è detto che le provocazioni siano finite qui» è il ragionamento che si sente fare in queste ore. E’ allarme rosso, dunque, e ciò giustifica il massimo delle cautele. Lasciando la Cgil l’8 luglio il Cinese si sarebbe trovato a fronteggiare i suoi avversari palesi e occulti da «privato cittadino» e ciò indubbiamente avrebbe indebolito la sua posizione. In parallelo l’organizzazione avrebbe dovuto ridefinire i suoi assetti di governo, e affrontare i contrasti interni che sono fisiologici in queste occasioni, nel momento meno adatto per parlare di organigrammi e ambizioni personali.
      Ma la prorogatio di Cofferati – che è stata approvata senza bisogno di apportare modifiche statutarie – non mette in difficoltà il successore annunciato, Guglielmo Epifani? Le opinioni in merito sono contrastanti, ma una cosa è certa: il delfino è stato abile. Accettando la novità ha mostrato di saper anteporre le ragioni dell’organizzazione alle ambizioni personali. E nel costume interno della Cgil equivale ad acquisire crediti. Il vero esame per lui è un altro: il livello dei consensi che confluiranno sul suo nome. I saggi stanno lavorando e presto si saprà se il successore del Cinese potrà godere di un’investitura plebiscitaria o meno. Dal punto di vista di Cofferati la prorogatio presenta tanti vantaggi ma anche qualche controindicazione. Fissando l’uscita a fine settembre il segretario blinda la sua linea perché l’elezione di Epifani finirà per coincidere con la decisione sulla data dello sciopero generale della sola Cgil. E se c’è un pessimista sulle chances di ricucire il rapporto con le altre confederazioni, questi è proprio il leader uscente. Ma è anche vero che il Cinese ha una voglia matta di gettarsi nella mischia politica e dover restare in corso d’Italia per altri due mesi e mezzo rappresenta una limitazione, anche solo psicologica. Aveva già previsto che a settembre si sarebbe diviso tra l’organizzazione della Fondazione Di Vittorio e ripetuti bagni di folla alle feste dell’Unità. Sarebbe stato il modo per costruire in itinere la sua piattaforma politica per la conferenza programmatica della Quercia prevista per l’autunno. Ora, presa la decisione di restare ancora per un po’ in Cgil, Cofferati alle feste dell’Unità ci andrà comunque. Ma da leader sindacale. E non è esattamente la stessa cosa.
Dario Di Vico ddivico@rcs.it