Per i Comitati anti-sommerso una dote di 2,6 milioni nel 2003

16/10/2002

          16 ottobre 2002

          EMERSIONE
          Primo sì con modifiche alla conversione del Dl sul lavoro in nero
          Per i Comitati anti-sommerso una dote di 2,6 milioni nel 2003

          ROMA. Primo sì con modifiche alla legge di conversione
          del decreto legge 210/2002 con la proroga del sommerso,
          il rinnovo dei bonus per le imprese edili e la conferma,
          per un altro anno, della validità del «tempo supplementare»
          in caso di part time. Ieri, dopo l’approvazione di alcuni
          emendamenti, la commissione Lavoro del Senato ha infatti
          licenziato il testo del provvedimento, già calendarizzato
          in aula per questa settimana.
          Per l’attività e il funzionamento dei Cles (i Comitati
          per il lavoro e l’emersione dal sommerso istituiti dal decreto
          legge 210/2002) viene autorizzata la spesa massima
          di 500mila euro per il 2002 e di 2,6 milioni di euro a decorrere
          dal 2003. Questa è sicuramente la novità più rilevante
          tra quelle approvate ieri in commissione, alla quale si aggiungono
          altre tre modifiche di spicco: riguardano il trattamento
          economico dei lavoratori emersi, il ruolo di Anci
          (l’Associazione dei comuni) e Regioni nella composizione
          dei Cles e il rapporto tra questi nuovi organismi e le
          preesistenti commissioni provinciali.
          In assenza di contratti collettivi nazionali di lavoro propri
          del settore economico interessato, le proposte di adeguamento
          progressivo al trattamento economico «devono far riferimento
          agli obblighi previsti nei contratti collettivi nazionali di settori
          omogenei».
          Questa la nuova garanzia introdotta a favore dei lavoratori
          emersi, alla quale va aggiunta un’ulteriore "clausola di salvaguardia"
          contestata dall’opposizione. «In caso di mancata sottoscrizione
          entro il 15 febbraio 2003 degli accordi sindacali collettivi di
          riallineamento a livello provinciale, nazionale o regionale
          — continua infatti l’emendamento approvato in commissione
          — le proposte per il progressivo adeguamento formulate dagli
          imprenditori sono valutate dai Cles».
          Comitati che — come temuto dal ministero dell’Economia
          e come certificato nel parere della commissione Bilancio
          del Senato fatto proprio ieri dalla commissione Lavoro —
          avranno dei costi di funzionamento (valutati in 2,6 milioni di euro
          per il 2003) e dovranno inoltre operare in accordo con le commissioni
          provinciali istituite ai sensi dell’articolo 78, comma 4 della legge 448/98.
          «Queste commissioni — si legge in un altro emendamento
          approvato ieri —sono integrate da un membro designato da ciascuna organizzazione sindacale dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro
          che ha sottoscritto l’avviso comune» di fine luglio (esclusa, dunque,
          la Cgil) «qualora la stessa non sia già rappresentata nelle commissioni
          medesime». Infine, saranno rispettivamente la Regione e l’Anci a
          individuare, nell’ambito del territorio provinciale, l’Asl e il Comune
          competente alla designazione dei propri rappresentanti nei Cles.
          Ma la novità più rilevante al provvedimento che proroga al 15 maggio
          2003 il termine per la presentazione della dichiarazione progressiva
          potrebbe essere approvata dall’aula di Palazzo Madama:
          tra maggioranza e opposizione c’è infatti un tacito accordo per
          l’approvazione di un emendamento che consentirà ai datori di lavoro che
          hanno presentato il piano di emersione progressiva di richiedere
          —in caso di mancata approvazione — la procedura automatica anche oltre
          il termine del 30 novembre.
          «Gli emendamenti approvati — ribadisce il relatore del provvedimento, Carmelo Morra — tendono a chiarire alcune parti poco chiare». Ed
          è proprio Morra a segnalare che all’aula spetterà adesso il compito di approvare «l’emendamento già presentato dalla minoranza e non
          licenziato in commissione che consentirà ai datori di lavoro, in caso di mancata approvazione del piano di emersione progressiva, di richiedere
          quella automatica anche oltre il termine naturale della scadenza».
          Per Morra non si tratterà comunque di una proroga generalizzata,
          «ma di un’ulteriore possibilità concessa a chi vuole fare
          emergere davvero il lavoro irregolare».

          MARCO PERUZZI