Per i co.co.co salari più bassi

08/06/2006
    gioved� 8 giugno 2006

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Per i co.co.co salari pi� bassi

      Secondo i dati Inps sono 1,2 milioni contro i 377mila stimati da Maroni

        di Luigina Venturelli/ Milano

        La lotta alla precariet� necessita, innanzitutto, di chiarezza sui numeri. In quella che si preannuncia una delle sfide pi� impegnative per il governo di centrosinistra, mancano infatti cifre accertate: le ultime stime fornite dal ministero del Lavoro parlano di 377mila collaboratori in tutta Italia, ma i dati Inps parlano di una realt� numerica tre volte pi� consistente.

        A lanciare l’allarme � il Nidil, il sindacato precari della Cgil: �Si tentano di accreditare dati sottostimati sul numero dei lavoratori parasubordinati – dice il segretario nazionale, Davide Imola – per affermare che la legge 30 non ha fatto crescere la precariet� e quindi non vanno riscritte le norme che regolano il mercato del lavoro�.

        Se l’indagine compiuta dall’ex ministero del Welfare non conta nemmeno 400mila collaboratori, la gestione separata dell’Inps rileva che solo dal 2004 al 2005 il loro numero � cresciuto di 493mila unit�: dunque, sottraendo amministratori e pensionati, i collaboratori veri sono oltre un milione e 200mila a fronte dei due milioni di contribuenti attivi del fondo.

        A riprova il Nidil ha fatto i conti in tasca ai parasubordinati: �Se fossero davvero 377mila, essi guadagnerebbero oltre 66mila euro all’anno, visto che nel 2005 il fondo Inps ha incassato 4.500 milioni di euro. Un’ipotesi che si commenta da sola, quando la retribuzione media annuale dei collaboratori si aggira tra i 10mila e i 12mila euro�.

        Dagli stessi dati, inoltre, emerge una preoccupante diminuzione dei compensi ad ogni aumento di aliquota contributiva: se nel 2003 essi guadagnavano 12.900 euro lordi con l’aliquota al 14%, nel 2004 i compensi sono scesi a 10.800 euro a fronte dell’aliquota al 17,8%.

        �Per evitare che l’innalzamento graduale dell’aliquota si trasformi in un ennesimo taglio delle retribuzioni dei collaboratori – sottolinea Imola – � necessario che questa misura sia accompagnata da provvedimenti contro gli abusi: serve stabilire che i compensi minimi non siano inferiori a quelli dei lavoratori dipendenti di uguale professionalit�, deve essere abbassata la parte di aliquota a carico del collaboratore (oggi 33% a fronte del 9% dei dipendenti), e si deve garantire parit� dei diritti di malattia, maternit�, sostegno al reddito nei periodi di inoccupazione, formazione e diritti sindacali�. Senza tali misure, la differenza di costi tra un dipendente e un collaboratore resterebbe del 40%.