Per gli studi dei professionisti il contratto adesso è più vicino

24/05/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Superata la forte frammentazione della rappresentanza datoriale

    Per gli studi dei professionisti il contratto adesso è più vicino
    ROMA. Il contratto a tutto campo degli addetti del mondo delle libere professioni, scaduto ormai da due anni, si può chiudere entro l’estate. Caduto il tabù della capacità negoziale (è recente il riconoscimento della pratica concertativa delle associazioni dei datori, Confedertecnica e Consilp, firmatari finora di contratti separati), rappresentanti degli studi professionali e dei dipendenti hanno ripreso a trattare all’insegna dell’ottimismo.
    Dopo un primo incontro dedicato alle relazioni industriali, un meeting intermedio su mercato e orari di lavoro è stato fissato per il 29 maggio, mentre il terzo atto in calendario è previsto all’inizio di luglio.
    Secondo Gaetano Stella, presidente di Consip-Conf professioni, «quello di riprendere le trattative per il contratto unico dei dipendenti del comparto professionale è già un successo».
    Il principale nemico del settore finora è stato, infatti, la frammentazione della rappresentanza, anche sul fronte datoriale. I datori di lavoro – titolari di circa un milione e 600mila studi professionali – sono rappresentati dalle 12 sigle che fanno capo a Consilp e dalle sei del settore tecnico aderenti a Confedertecnica. In più si accodano, nella Cipa, anche spedizionieri e investigatori privati. Sul fronte sindacale lo schieramento vede, in fila, i confederali di Uiltucs, Fisascat e Filcams.
    «Interessando tutto il mondo professionale, il futuro contratto compre un comparto inserito nell’ambito più largo del terziario, quello degli studi professionali, un settore destinato a crescere ancora di più, portatore com’è di grandi professionalità», commenta Mario Piovesan, segretario generale Fisascat-Cisl.
    «La parte normativa, destinata a regolare l’intero comparto – aggiunge Piovesan – finalmente sta prendendo forma. Va detto che ci sono profonde differenze tra la figura dell’ingegnere, dell’avvocato, del consulente del lavoro. Le cosiddette declaratorie variano moltissimo a seconda se l’addetto fa il commesso o si occupa della segreteria».
    Si sta discutendo un testo, ammettono i sindacati, parte fondante della stesura di un contratto unificato, destinato a precisare sfera di applicazione, relazioni, bilateralità. E c’è il nodo cruciale dell’apprendistato che tenga conto degli accordi fatti con Confcommercio. «Siamo su quella strada, già c’è un accordo, ma andrebbe perfezionato – ammette Piovesan. Quanto alla parte economica, si riparte da una base di almeno 1,3-1,5 milioni».
    «Nell’ambito dei lavoratori atipici, gli studi professionali rappresentano una categoria molto rilevante – sottolinea Piero Marconi, segretario della Filcams-Cgil – sia per i firmatari, sia per chi non ha firmato sinora eil contratto collettivo. Uno dei problemi più importanti è che proprio dalla regolamentazione può venire la spinta alla crescita di nuovi posti di lavoro».
    Rita Fatiguso

    Giovedì 24 Maggio 2001

 
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