Per gli «intoccabili» ci sono i privilegi

24/11/2003


  economia e lavoro


24.11.2003
il caso
Per gli «intoccabili»
ci sono i privilegi

Ediceva che voleva eliminare i privilegi e colpire le pensioni d’oro. Missione fallita per Roberto Maroni, che cancellando l’anno scorso il divieto di cumulo tra reddito da lavoro e assegno previdenziale ha innescato un meccanismo infernale ai danni delle casse pubbliche, e
in favore dei lavoratori più tutelati. Non certo di quelli più deboli.
È il caso di Alfredo Siniscalchi, capo dipartimento alla Presidenza del consiglio per i rapporti con il Parlamento. Il dirigente è andato in pensione l’anno scorso avendo raggiunto i 67 anni d’età (limite massimo consentito). Ma dopo poco tempo è potuto tornare alla sua vecchia scrivania. La Ragioneria dello Stato ha opposto qualche resistenza, producendo una durissima nota di merito. E a buon ragione, visto che non è consentito essere reintegrati nello stesso ruolo occupato in precedenza. Ma tant’è, per Siniscalchi è andata così. Pochi giorni fa la Corte dei Conti ha dato il via libera alla
nomina.
Bell’affare per il capo dipartimento, che incassa in questo modo due assegni abbastanza «pesanti». Altro che sorpresa di Natale, è un terno al Lotto. Anzi, un sei al Superenalotto. Una fortuna così non se
la lasceranno sfuggire anche gli altri «burosauri» in procinto di lasciare il lavoro per sopraggiunti limiti d’età. pronti a far ritorno una volta incassato il Tfr e avviato il vitalizio pensionistico. Indiscrezioni
rivelano che il prossimo caso si verificherà al ministero della Pubblica Istruzione, con buona pace della signora Letizia Moratti e delle migliaia di precari della scuola pubblica.
«La notizia è estremamente preoccupante – commenta Beniamino Lapadula (Cgil) – si reintegra nel precedente incarico un dirigente andato in pensione a 67 anni, il quale cumulerà integralmente
pensione e stipendio. Si crea così un pericolosissimo precedente. Centinaia di dirigenti pubblici non mancheranno di seguire l’esempio, anche perché in base alle norme sul cumulo volute da Maroni, potranno sommare integralmente, con 37 anni di contributi, pensioni e stipendi».
L’effetto per lo Stato è devastante, ma il ministro non lancia allarmi. «Si prepara – conclude Lapadula – un nuovo salasso per la finanza pubblica. Saranno sperperati milioni e milioni di euro mentre non si
trovano le risorse per i contratti del pubblico impiego. È un vero e proprio insulto agli italiani, mentre Maroni dichiara di voler cancellare entro Natale le pensioni di anzianità, il governo decide di creare nuovi scandalosi privilegi».

b.di g.