«Per gli ammortizzatori 500-750 milioni €»

12/04/2002





Lavoro e riforme – Pezzotta chiede risorse per sussidi, formazione, orientamento e critica gli spot del Governo sull’art. 18 – Cofferati parla di 10 miliardi
«Per gli ammortizzatori 500-750 milioni €»
Incontri tecnici tra i ministeri per far partire una indennità di disoccupazione rinnovata anche nella durata
ROMA – «Non ne ho ancora parlato con Tremonti». Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, non ha avuto l’annunciato incontro con il suo collega dell’Economia sulle risorse da stanziare per la riforma degli ammortizzatori sociali. Le riunioni tecniche però vanno avanti: si stanno valutando le simulazioni e le cifre messe a punto dalla Ragioneria dello Stato sulla base delle linee di riforma tracciate dal Welfare. Si parla di un possibile stanziamento, per iniziare, intorno ai 500 milioni di euro, per far decollare una indennità di disoccupazione rinnovata: rafforzata cioè sia nell’entità dell’assegno (che arriverà al 60% dell’ultimo stipendio) sia della durata (12 mesi ma con un assegno che decresce con il passare dei mesi). Si sta ancora studiando quanto si potrebbe risparmiare con una stretta su cassa integrazione e mobilità (vedi anche il «Sole-24 Ore» di ieri) tagliando soprattutto sulle proroghe. Sugli ammortizzatori il Governo sta cercando di ricostruire una base di dialogo con le parti sociali: la convocazione a Palazzo Chigi dovrebbe partire già nei giorni immediatamente successivi allo sciopero generale del 16 aprile. E se le discordie politiche sembrano sopite (non sarà cioè Gianfranco Fini come leader di An a tenere le fila del dialogo ma la Presidenza del Consiglio), ora il Governo vuole soprattutto creare le condizioni per una trattativa a due: imprese e sindacati. Ieri sulla riforma degli ammortizzatori Cgil, Cisl e Uil hanno messo sul piatto le loro richieste. Il leader della Cgil, Sergio Cofferati, ha parlato di 10 miliardi di euro. «È la cifra necessaria per una vera riforma degli ammortizzatori, a regime, collegata a un sistema di formazione permanente. Mi pare però che le condizioni in cui si trova il Governo siano notevolmente diverse da quelle che servirebbero per una discussione di merito destinata a produrre effetti concreti». Cifre assurde le ha definite il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, che le ha bollate più come «provocazione che come proposte» augurandosi che il confronto a distanza si faccia sul merito e non sui numeri. Ma Cofferati, oltre ad esprimere allarme sulla situazione dei conti pubblici, ha di nuovo attaccato il piano del Governo sul fisco. «L’idea di un sistema a due aliquote – ha spiegato Cofferati – rischia di far saltare la progressività del prelievo. Inoltre, una riduzione del gettito fiscale porterà a una drastico taglio delle prestazioni sociali finanziate in larga parte dal fisco». Anche il leader della Cisl, Savino Pezzotta, ieri ha indicato delle cifre: «Noi abbiamo chiesto che vengano stanziati sui 500-750 milioni di euro all’anno. Il sindacato ha detto più volte cosa fare di queste risorse aggiuntive: sostegno al reddito per chi ha perso lavoro, formazione, orientamento». Ma la polemica sindacale di ieri si è concentrata molto anche sulla campagna di spot programmata dal Governo. Già è partita quella sull’aumento delle pensioni minime («Abbiamo avuto migliaia di telefonate», ha detto Maroni) e ora partirà quella sui provvedimenti del lavoro. "Metti in chiaro i tuoi diritti" dovrebbe essere lo slogan di una serie di spot che spiegheranno tutti i provvedimenti di flessibilità in entrata già in vigore in relazione all’obiettivo di innalzare il tasso di occupazione sui livelli indicati dall’Ue. «Il Governo – ha commentato Luigi Angeletti, leader della Uil – che dice di non essere riuscito per ora a spiegare i vantaggi della sua iniziativa ha deciso di attuare una campagna televisiva con gli spot pagati con le tasse dei contribuenti». Pezzotta, più duro: «È un’offesa all’intelligenza dei lavoratori. Una cosa anomala che porterà male a loro». Anche l’opposizione ha criticato l’operazione del Governo: «È molto strano che vengano applicate tecniche da spot nel trattare un tema così serio come il lavoro e la disciplina dei licenziamenti». Intanto la Ces (il sindacato europeo) ha chiesto che il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi, vigili sul conflitto sociale italiano.

Lina Palmerini
Venerdí 12 Aprile 2002