Per gli Albi e gli atenei riordino in tempi stretti

10/04/2001

Il Sole 24 ORE.com





    I diplomati universitari potranno candidarsi all’esame di Stato

    Per gli Albi e gli atenei riordino in tempi stretti
    M.C.D.
    ROMA. Se il Consiglio di Stato dirà sì ai due schemi di regolamento che raccordano titoli universitari e ordinamenti professionali, per gli Ordini si prepara un tour de force per adeguare organizzazione e regole interne. Infatti, i diplomati universitari bussano alle porte sia dell’Albo dei dottori commercialisti (e dei ragionieri), sia a quelle delle 13 categorie professionali destinatarie del mega-regolamento approvato dal Consiglio dei ministri del 4 aprile (si veda «Il Sole-24 Ore» del 5 aprile).
    I Consigli nazionali dovranno non solo creare le nuove sezioni degli Albi, ma anche disciplinare lo svolgimento del tirocinio, là dove previsto. È il caso della pratica triennale, necessaria perché i laureati o i diplomati universitari dell’area economica possano sostenere l’esame di Stato. Ma lo stesso discorso vale, per esempio, per gli piscologi, che devono disciplinare il tirocinio semestrale per "iunior".
    D’altra parte, oltre alle modifiche "istituzionali", gli Ordini dovranno darsi da fare per definire convenzioni con le università per tarare i percorsi formativi in modo che la formazione sia commisurata a quanto richiede l’esame di Stato per l’abilitazione. La strada è stata tracciata da dottori commercialisti e ragionieri, ma anche per gli architetti — per esempio — lo schema di regolamento — prevede che nel caso di «apposite convenzioni» l’esame di Stato possa essere di molto alleggerito: da quattro prove — due scritti, un orale e una verifica pratica — può essere ridotto a una discussione sulle attività svolte durante il tirocinio (la durata massima è un anno) e a un colloquio su legislazione e deontologia professionale.
    L’introduzione di questo modello generalizzato è d’altra parte sollecitato da Andrea Ranieri, segretario generale della Federazione formazione e ricerca della Cgil: «Gli esami di Stato rappresentano — afferma Ranieri — una delle maggiori barriere all’accesso. Anziché essere rafforzati, gli esami di Stato dovrebbero essere soprattutto finalizzati alla valutazione dei curricula, per rilevarne eventuali debiti formativi nel raffronto con standard di accesso predeterminati per l’esercizio delle professioni».
    Intanto, gli Ordini iniziano a confrontarsi con le disposizioni dello schema di regolamento. Gli attuali assistenti sociali, per esempio, si ritroveranno iscritti nella sezione B dell’Albo: non si tiene conto — lamenta il presidente dell’Ordine, Paola Rossi — che una parte dei professionisti già svolge, indipendentemente dal titolo di studio, funzione di manager nei servizi sociali. Inoltre, almeno 1.200 assistenti sociali hanno già ottenuto la laurea quadriennale e non è ben chiaro se anche questi operatori dovranno rifare l’esame di Stato per l’iscrizione alla sezione A dell’Albo.
    Sempre abbastanza caldo è il fronte delle proteste: il Consiglio nazionale degli ingegneri ribadisce l’opposizione, con tutti i mezzi, a uno schema di regolamento che non fa salva la professionalità, poiché consente ai laureati di candidarsi all’esame di Stato per l’accesso agli Ordini o, in alternativa, ai Collegi.
    E per quanto riguarda i dottori commercialisti, il Comitato tutela della professione si prepara al ricorso al Tar, sostenendo che il 95% della categoria è contraria alla fusione con i ragionieri. Una posizione contrastata da Luciano Berzè, presidente dell’Unione giovani dottori commercialisti. «Spiace — afferma Berzè — che alcuni colleghi siciliani vogliano intraprendere la via giudiziaria per esprimere il loro dissenso: va respinta con forza, in quanto non vera, l’affermazione secondo la quale il 95% della categoria sarebbe contrario a questa riforma: l’assemblea dei presidenti degli Ordini svoltasi a Roma il 5 aprile ha confermato il sostanziale consenso della categoria alla scelta operata».
    Martedì 10 Aprile 2001
 
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