Per gli alberghi acquisti in picchiata

27/01/2003



Domenica 26 Gennaio 2003

TURISMO
Per gli alberghi acquisti in picchiata

Nel 2002 si è dimezzato il valore delle transazioni – Nel nostro Paese in campo soltanto la Una Hotels

R.E.


LONDRA – Il 2002 ha segnato un vero e proprio crollo nella compravendita di alberghi, con 34 operazioni di livello internazionale censite dalla Hvs International di Londra rispetto alle 80 dell’anno precedente. In Italia sono state solo due le operazioni meritevoli di una citazione ed entrambe fanno capo alla Una Hotels di Firenze: si tratta dell’acquisto del Palace di Napoli e del Central Palace in Sicilia, entrambi per circa 24 milioni di euro. In totale, il valore aggregato delle operazioni è piombato da oltre 3 miliardi di euro nel 2001 a cica 1,3 miliardi l’anno scorso. Sono mancate all’appello, tra le altre, le grandi operazioni annunciate dalla Starwood sul mercato italiano, ovvero la cessione degli immobili che fanno capo alla Ciga. Ma il rapporto Hvs non ha fatto in tempo a registrare un business di sicuro interesse per i grandi investitori, ovvero la cessione dell’immobile – avvenuta proprio a fine 2002, ma forse perfezionata a inizio 2003 – che ospita il Four Seasons a Milano: il fondo immobiliare Walton Real Estate lo ha venduto per una cifra rimasta ancora segreta al fondo irlandese Quinlan e alla Anglo-Irish Bank. Tornando alla panoramica europea, l’anno scorso il peso degli operatori immobiliari è aumentato notevolmente, fino al 58% del mercato, mentre si è drasticamente ridotta l’importanza delle società alberghiere, che dal 65% del mercato nel 2000 sono calate al 25% nel 2001 e poi ancora al 9% l’anno scorso. In ogni caso, sottolinea Hvs International, gli immobili alberghieri finiscono sul mercato sempre più spesso per operazioni di sale and leaseback, ovvero di vendita e riaffitto da parte della società alberghiera, che sceglie così di liberare risorse per finanziare la crescita, mantenendo la gestione con contratti di affitto o di management (questi ultimi pressoché sconosciuti in Italia). Se il 2002 ha deluso le attese, gli analisti internazionali sono molto fiduciosi sulla ripresa, dovuta all’ingresso sul mercato di operatori finanziari che dispongono di una notevole liquidità. È quanto sottolinea ancora Hvs International, ma anche Jones Lang LaSalle Hotels in un’analisi sui cambiamenti della struttura proprietaria degli hotel europei. Il fenomeno è ancora nuovo, sottolinea la società anglosassone, se si pensa che un solo grande operatore europeo, cioè la tedesca Deutsche Interhotel, opera nel settore da più di sette anni. La maggioranza delle società identificate dalla Jones Lang LaSalle (in tutto sono 13, nessuna delle quali è italiana o comunque dell’Europa meridionale) è invece scesa in campo da quattro anni al massimo, cioè in coincidenza con il punto di massimo toccato dalla congiuntura del settore. Appena nove di queste 13 entità (si veda anche la tabella a fianco) hanno in portafoglio delle attività immobiliari di valore superiore ai 500 milioni di euro, mentre soltanto il portafoglio dell’inglese Rbs supera 1 miliardo di euro. La somma delle 13 società in questione controlla 57mila camere, vale a dire appena l’1% dello stock totale di camere d’albergo in Europa. Un dato, quest’ultimo, che secondo Jones Lang LaSalle dimostra come il mercato offra consistenti possibilità di crescita. A rimarcare il sottosviluppo del settore c’è anche un forte "provincialismo": mentre le grandi compagnie alberghiere hanno per definizione una struttura sovranazionale, soltanto due di quelle 13 società hanno proprietà in almeno cinque Paesi diversi. In futuro, una forte spinta dovrebbe venire dai fondi immobiliari tedeschi (chiusi e aperti) che oggi hanno a disposizione oltre 400 milioni di euro per il solo segmento alberghiero.