Per Giacomelli scatta l’insolvenza

14/10/2003



      Martedí 14 Ottobre 2003

      FINANZA E MERCATI


      Per Giacomelli scatta l’insolvenza

      Il Tribunale di Rimini apre le porte alla Prodi-bis, nominando anche i commissari

      MORYA LONGO


      MILANO – Il gruppo Giacomelli imbocca la strada dell’amministrazione straordinaria. Il Tribunale di Rimini ha dichiarato lo stato di insolvenza e ha nominato i commissari giudiziali che dovranno esaminare lo stato del gruppo e occuparsi della sua gestione: si tratta dell’avvocato romano Elio Blasio e dei due commercialisti Antonio Bertani e Guido Tronconi. Questa notizia, nell’aria sin da ieri pomeriggio, è stata confermata in serata a Radiocor-Il Sole 24 Ore dal legale dell’azienda: Mario Santaroni. Che ha aggiunto: l’udienza di verifica del passivo è stata fissata per il 31 marzo. Si apre così una nuova fase per il gruppo quotato a Piazza Affari e un tempo guidato dall’ex presidente Gabriella Spada. E si apre un futuro pieno di interrogativi anche per gli obbligazionisti che hanno acquistato il bond da 100 milioni di euro, lanciato nel 2002 attraverso una controllata lussemburghese. Con la dichiarazione di insolvenza, infatti, scatta un altro «evento di default»: uno di quegli accadimenti che, secondo la regolamentazione del titolo, danno agli obbligazionisti il diritto di chiedere il rimborso immediato. Esattamente come avvenuto per il caso Cirio. Ma, sebbene questa vicenda assomigli tanto a quella del gruppo alimentare, le differenze tra i Cirio-bond e i Giacomelli-bond sono tante. Insolvenza senza Trustee. A parte il fatto che il titolo è principalmente in mano a investitori istituzionali (la conferma arriva a pagina 104 anche dalla relazione peritale del professore Paolo Bastia), la grande differenza con la vicenda Cirio sta nella documentazione legale che accompagna le obbligazioni. Se i sette Cirio-bond hanno un Trustee (uno studio legale inglese che ha il ruolo di tutelare i possessori dei bond), l’obbligazione di Giacomelli non prevede nella sua documentazione legale una figura del genere. Morale: sebbene siano scattati due «eventi di default» (amministrazione controllata prima e dichiarazione di insolvenza poi) nessuno si alzerà un giorno a dichiarare il default del bond. Questo significa che l’iniziativa spetta solo ed esclusivamente ad ogni investitore: ciascun possessore di Giacomelli-bond potrebbe infatti chiedere (con una comunicazione scritta al Fiscal agent, cioè a Bnp Paribas Luxembourg) la cosiddetta «accelerazione». In sostanza ciascuno, per proprio conto, potrebbe rendere le obbligazioni che possiede immediatamente liquide ed esigibili: potrebbe, in sostanza, chiedere il rimborso anticipato.
      Dalla teoria alla pratica. Se chiedere l’accelerazione del bond è un diritto di ogni obbligazionista (sia dei grandi che dei piccoli), nella pratica allo stato attuale gli esperti consigliano prudenza. Innanzitutto perché i possessori dei bond Giacomelli sono creditori di Giacomelli Sport Finance Sa (la società lussemburghese che ha materialmente lanciato le obbligazioni) e in seconda istanza del garante (Giacomelli Sport Group spa). Quest’ultima ha infatti prestato una fidejussione, per cui gli obbligazionisti godono nei suoi confronti di un credito «condizionato»: è infatti condizionato all’escussione della garanzia. «Chiedere ora l’accelerazione – spiega un avvocato – non cambia questa situazione». Inoltre – sottolinea ancora l’esperto legale – uno degli effetti della dichiarazione di insolvenza è proprio quello di non consentire più le azioni individuali dei creditori. «Anche chiedendo al Fiscal agent l’accelerazione – continua – non si possono effettuare tutte quelle azioni legali individuali che hanno lo scopo di ottenere il rimborso». Ma questo non significa che gli obbligazionisti debbano rimanere con le mani in mano. Anzi. Se Giacomelli sarà ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria – i commissari giudiziali appena nominati hanno infatti 30 giorni di tempo per mettere a punto una relazione e suggerire al giudice di procedere con il fallimento o con la Prodi-bis – verrà effettuato l’accertamento del passivo. A quel punto gli obbligazionisti dovranno presentare istanza di insinuazione al passivo al Tribunale di Rimini, altrimenti non saranno considerati nel momento della ripartizione della pur magra "torta". Non solo. A quel punto – suggeriscono gli esperti – converrà anche chiedere al fiscal agent l’accelerazione dei bond, altrimenti il rischio è di essere ammessi al passivo con riserva.