“Per farli arrabbiare davvero potrei toccare le pensioni”

18/03/2002


 
DOMENICA, 17 MARZO 2002
 
Pagina 8 – Interni
 
IL RETROSCENA
 
Il premier tentato dalla linea dura, Fini più prudente. In arrivo tre spot del governo
 
"Per farli arrabbiare davvero potrei toccare le pensioni"
 
 
 
"Per ora la gente non ha idee chiare, ma con la comunicazione che metteremo in atto vedrete che presto le avrà…"
L´ira del Cavaliere esplode alla lettura delle dichiarazioni di Angeletti e Pezzotta
 
DAL NOSTRO INVIATO
STEFANO MARRONI

BARCELLONA – «Beh, è chiaro cosa potremmo fare per farli arrabbiare davvero: basterebbe proporre l´innalzamento dell´età pensionabile a 65 anni per tutti…». Resiste a lungo, Silvio Berlusconi. Traccheggia, sorride, prova a ripetere che «davvero ho solo scherzato», parlando di «altre, buone ragioni» per far scioperare il sindacato. Ma alla fine, a un passo dalla macchina che sta per portarlo via da Barcellona, quello che pensa riesce a sfuggirgli dalle labbra. E dà contorni più chiari alla gran voglia che ha di menare le mani. Al desiderio di emulare il Bettino Craxi decisionista del braccio di ferro sulla scala mobile. E di sfidare soprattutto Cisl e Uil a scegliere se fare politica, o schiacciarsi su Sergio Cofferati in una guerra fine-di-mondo.
Aveva deciso di tenere un´altra linea, il Cavaliere, quella del «niente stralcio, ma il dialogo continua»: la linea ufficiale, insomma, su cui Gianfranco Fini e Giulio Tremonti l´avevano bloccato lunedì notte, convincendo lui da una parte e Rocco Buttiglione e Gianni Letta dall´altra. Poi invece, ieri mattina, i suoi gli hanno portato il pacco delle agenzie. E il Cavaliere si è trovato in evidenza le dichiarazioni di Savino Pezzotta e Luigi Angeletti: bordate e ancora bordate, l´accusa di aver perseguito la rottura, persino la profezia che «governo e Confindustria la pagheranno cara». Con dentro la furia accumulata nel suo pomeriggio di lotta con il mal di pancia, il presidente del Consiglio non ci ha visto più: «Guarda, guarda come si arrampicano sui vetri per dire che faranno lo sciopero generale… Una cosa indegna: e noi per tenere dietro a questi signori abbiamo rischiato di farci ridere dietro…».
Così alla prima occasione gli esce detta, la frase sul modo di farli arrabbiare davvero, «questi signori». E gli esce più o meno come l´aveva detta lunedì a casa sua, nell´ennesima cena trasformata in un vertice di maggioranza: «Se ci dobbiamo misurare con uno sciopero generale – aveva scandito – allora tanto vale calare il carico da undici. E mettere sul tavolo anche la riforma delle pensioni». Con Bossi e Martino convinti che sia ora di presentare il conto al sindacato dei suoi «scandalosi privilegi», e far «piazza pulita» di distacchi, permessi e trattenute, si era dovuto spendere Tremonti, per chiedergli di marciare sul terreno minato delle pensioni. E spiegargli che al governo conviene una strategia in due tempi: «Con la ripresa in arrivo – ha detto il ministro dell´Economia – anche anche misure minori sul fronte della flessibilità possono produrre 3-400 mila nuovi posti di lavoro in un anno. E garantirci un capitale di fiducia che ci permetterà di andare avanti con le riforme». Fini si è schierato subito. E ha aggiunto un quid di malizia politica alla linea realista del ministro dell´Economia: «Quel che stiamo facendo è esattamente quello che D´Alema avrebbe voluto fare, quello che raccomandava Franco Modigliani, quello che proponeva Treu chiedendo di sospendere al Sud l´applicazione dell´articolo 18. C´è una intera biblioteca, a sinistra, sull´argomento. La differenza – ha scandito il vicepremier – è che noi possiamo andare fino in fondo: e intercettare un consenso diffuso. Pezzotta lo sa, ma non si è mosso. E se vogliamo far pagare un prezzo a lui e a Angeletti, non regaliamo a Cofferati anche il bau bau delle pensioni».
Così si è convinto, il Cavaliere. Tenendo a fatica in fondo al cuore la voglia di presentare subito il conto ai sindacati. Ma soprattutto mettendo subito sotto pressione la macchina di Palazzo Chigi. Dopo il successo della campagna sull´euro, il governo aveva già chiesto al dipartimento comunicazione di pensare a tre spot sulle sue politiche sociali, uno sforzo importante, costo stimato solo per la messa a punto oltre 200 mila euro. Il bando pubblico è uscito a fine febbraio, e una task force mista, guidata da Mauro Masi e con Antonio Marano in qualità di esperto del ministero del Lavoro, ha già chiesto alle maggiori agenzie di pubblicità di fare proposte su come spiegare agli italiani cosa fare per ottenere le pensioni minime a un milione, e soprattutto come funzionano le misure destinate a produrre nuova occupazione. Comunicazione istituzionale, in teoria: pubblicità a provvedimenti già presi. Ma che nell´ultima riunione, istruiti da Paolo Bonaiuti, tutti hanno già capito di dover fare «girare» perché abbia senso quel che promette Berlusconi: «E´ vero, per ora la gente non ha le idee chiare. Ma con la comunicazione che metteremo in atto, vedrete che presto le avrà…».