Per Confindustria il ddl sicurezza sul lavoro è punitivo

03/07/2007
    martedì 3 luglio 2007

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    MORTI BIANCHE – Bombassei: «Costa troppo ed è repressivo»

      Per Confindustria il ddl sicurezza sul lavoro
      è punitivo

        di Ettore Colombo

          Si tratterebbe di «una legge punitiva» e «inutilmente sanzionatoria». A Confindustria, il ddl a firma Damiano e Turco sulla «salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro» -approvato, in prima lettura, dal Senato della Repubblica, giovedì scorso e che arriverà all’esame della Camera nelle prossime settimane – non piace. Lo ha detto chiaro e tondo venerd’ scorso, e con queste parole, il vicepresidente di viale dell’Astronomia Alberto Bombassei, che ha la delega per le relazioni industriali, davanti alla platea dell’associazione di categoria Assofond (Federazione nazionale fonderie) e alla presenza dello stesso ministro del Lavoro Cesare Damiano. Il quale, peraltro, si è premurato di rassicurare subito Bombassei, dicendo che «il governo non è chiuso in una torre d’avorio», in merito alle prossime tappe parlamentari del ddl, e che ha sempre seguito «il metodo della concertazione». Damiano, inoltre, ha auspicato un abbattimento dei premi dell’assicurazione obbligatoria e ricordato che il ddl prevede riconoscimenti alle aziende virtuose, quelle dalle «buone pratiche».

          Inutilmente. A Bombassei – e, dunque, a Confindustria, visto che di Montezemolo il patròn della Brembo è il braccio destro – il ddl sicurezza sui luoghi di lavoro proprio non piace. Dalla relazione da lui pronunciata a Torino il 25 giugno – tenuta in una conferenza sul tema – emergono i motivi della contrarietà di Confindustria a un provvedimento che il Riformista giudica, invece, importante e meritorio. Oltre che tardivo, visto che – secondo i dati che il sito «Articolo 21» aggiorna quotidianamente – gli incidenti sul lavoro, dall’inizio dell’anno a oggi, hanno provocato 526 morti, 526.414 infortuni e 13.160 invalidi. Un vero e proprio «bollettino di guerra» e «medie da Paese incivile», come le ha bollate il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha fatto della "guerra" alle morti bianche una vera campagna di sensibilizzazione.

            Confindustria, naturalmente, «condivide» tali preoccupazioni e giudica «il lavoro non sicuro una minaccia alla convivenza civile». Il problema starebbe, per Bombassei, nelle «espressioni di una cultura antindustriale strumentalmente incline a rappresentare il tessuto produttivo di questo paese alla stregua di luoghi con salari indecenti, sfruttamento e morte». Ddl sicurezza compreso? Sì. Innanzitutto, per Confindustria «la precarietà, intesa come abuso, non è un fenomeno che si registra nel mondo delle imprese, dove oltre il 93% dei nostri collaboratori (sic, ndr.) sono lavoratori con conratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato». Inoltre, «come dimostrano i dati dell’Inail, nel quinquennio 2002-2006 gli infortuni denunciati si sono ridotti del 6,5% e quelli mortali dell’11,9%. In particolare, il trend in diminuzione degli infortuni mortali, dopo una battuta d’arresto nel 2006, trova una significativa conferma nei dati del primo trimestre 2007 (-15,7%)».

              Ora, al di là del fatto che i dati "in discesa" dell’Inail per il 2007 sono contestati e contestabili (dall’Eurispes, per dire, oltre che dai sindacati) e stante che Confindustria è di certo impegnata «a combattere il sommerso e il lavoro nero», resta il punto. Per Bombassei «il disegno di legge delega n.1507 tende a privilegiare il mero controllo rispetto al dialogo, la repressione rispetto al sostegno». L’affermazione lascia quantomeno perplessi. Vero è che il vicepresidente di Confindustria riconosce esservi, nel ddl, «spunti positivi di razionalizzazione» ed è giusto, da parte sua, chiedere «norme chiare ed efficaci», per le imprese. ma per Bombassei «le criticità» sono tante, troppe. E comporterebbero «gravosi adempimenti e profili di responsabilità a carico delle imprese». Ecco perché Confindustria intende «richiamare con forza l’attenzione sulle pesanti criticità derivanti dalla riformulazione dell’apparato sanzionatorio, immotivatamente penalizzante per le imprese», In definitiva, è il suo giudizio: «siamo nettamente contrari a una estensione della responsabilità amministrativa che rischia di determinare a carico delle imprese, un aggravio di costi enorme e, al tempo stesso, improduttivo». Traduzione: quel ddl costa troppo, alle imprese. Senza dire del «ruolo (la possibilità di costituirsi parte civile nei processi per infortuni a carico dell’imprenditore, ndr.) che il legislatore intenderebbe assegnare alle parti sociali (e cioè ai sindacti, ndr.), ruolo animato da una contradditoria e sterile finalità conflittuale». La frase è elegante ma vuol dire che Confindustria non vuole sindacalisti in giro. Nei controlli di sicurezza e nelle aule dei tribunali. E, più in generale, che il ddl sicurezza proprio non gli va giù. Attendiamo, fiduciosi, smenite.