Per Club Med 2001 in perdita

09/01/2002

Il Sole 24 ORE.com






    La crisi economica e l’11 settembre continuano a pesare sul settore turistico

    Per Club Med 2001 in perdita
    Michele Calcaterra
(DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

PARIGI – Il Club Méditerranée non fa previsioni per il futuro pur rimanendo, come ha dichiarato ieri il presidente Philippe Bourguignon, «ragionevolmente ottimista». La crisi congiunturale internazionale in atto da ormai un anno e gli attentati dell’11 settembre hanno lasciato il segno: il Club Med ha infatti chiuso l’esercizio al 30 ottobre 2001 in rosso per 70 milioni di euro (rispetto a un utile l’anno prima di 59 milioni), tanto che non verrà distribuito alcun dividendo. Il risultato è stato ottenuto dopo aver contabilizzato 71 milioni di euro di poste straordinarie negative (14 milioni nel 2000), mentre il risultato operativo è stato positivo per 50 milioni (103 milioni nel 2000), «tenuto conto – riferisce un comunicato stampa – dell’impatto negativo per 23 milioni degli attentati dell’11 settembre». Dal canto suo il giro d’affari è passato da 1,89 miliardi circa di euro nel 2000 a 1,98 miliardi nel 2001, con un aumento del 5,1% che viene considerato soddisfacente. Di soddisfacente, però, nell’esercizio appena concluso c’è ben poco, come ha sottolineato anche la Borsa dove il titolo ha perso ieri il 3,4 per cento. Il rilancio, avviato nel ’98, non ha dato i risultati sperati. O, comunque, non li ha centrati appieno. Vuoi a causa della congiuntura negativa, vuoi perchè l’atteso risanamento delle attività Usa non c’è stato. Così come è in ritardo quello di Jet Tours e del Club Med World che ha margini di miglioramento sotto il profilo della redditività. Sta di fatto che Bourguignon ha dichiarato che «la migliore notizia del 2001 è che l’anno si è finalmente chiuso». Nonostante, infatti, le misure adottate per risanare l’attività e per renderla più redditizia, la crescita è stata insufficiente per coprire i costi fissi. Il gruppo "viaggia" dunque in rosso. Meglio comunque dei diretti concorrenti, grazie alla rapida reattività con cui il management ha reagito agli eventi negativi. Bisogna dunque dare atto a Bourguignon di avere fatto il massimo per limitare le perdite, riducendo la velatura del Club là dove era possibile – quest’inverno è stata ridotta la capacità ricettiva del 15% -, riducendo sensibilmente i costi e il numero degli addetti in modo da generare economie ricorrenti stimabili in 30-40 milioni di euro all’anno. E per l’esercizio in corso? In primo luogo bisogna capire come è andata la stagione invernale: dopo un brusco calo delle prenotazioni, la situazione si sta aggiustando. Le prospettive rimangono comunque molto incerte, tanto che l’offerta per la stagione estiva 2002 è stata ridotta dell’8 per cento. Verranno chiusi sei villaggi di categoria "2 Trident", mentre a giugno verrà inaugurato in Calabria il club Napitia. Nel 2002 verranno aumentati gli interventi per rilanciare l’attività negli Usa, quella di Jet Tour, dei Club Med World e del Gymnase Club (attività acquisita nel 2001 per 42 milioni di euro) cui potrebbe affiancarsi a breve la società concorrente Gymnasium in amministrazione controllata. Navigazione a vista dunque, mentre circolano insistentemente voci in Francia che l’azionista di riferimento (il gruppo Agnelli con il 23,8% del capitale) potrebbe nel 2002 procedere a una revisione complessiva della sua presenza nel settore turistico che potrebbe coinvolgere anche il Club Med. Il gruppo torinese possiede il 100% di Alpitour, ha alleanze strategiche con Preussag (che a sua volta controlla Nouvelles Frontiéres) e con Accor, di cui detiene l’1,3% del capitale.
Mercoledí 09 Gennaio 2002

 
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