Per cancellare lo scalone, arriva lo scalino dei 58 anni

25/06/2007
    lunedì 25 giugno 2004

    Pagina 2 – Economia

      Per cancellare lo scalone,
      arriva lo scalino dei 58 anni

        Si comincerà l’anno prossimo. Ipotesi di una riforma che fa perno sulle quote e sui coefficienti

          È già pronta la riforma delle pensioni? Dopo la Dini e dopo la Maroni? I tecnici sono all’opera, dietro le quinte. Il dibattito infinito di questi giorni e dei mesi (e anni) passati può lasciare intuire quali siano le soluzioni che il governo indicherà per un accordo. Solo “intuire”: nessuna certezza si può immaginare di fronte a tante ipotesi (e a tante voci) in un materia così complessa (e anche così tecnica). Con un problema gigantesco a dominare la scena: e cioè il reperimento delle risorse, necessarie per qualsiasi tipo di cambiamento.

          DECRETO LEGGE
          PER LE MINIME
          La riforma parte dalla pensioni più basse. Proprio questa mattina si vedranno governo e parti sociali per individuare la via per giungere a un decreto legge e quindi a un aumento che riguarderà due milioni di pensionati con trattamenti legati a contribuzione (esclusi dunque gli assegni di integrazione al minimo e le pensioni sociali). L’aumento dovrebbe essere valutato intorno ai due euro per ogni anno di contributi versati.

          DUE SCALINI
          CONTRO UNO SCALONE?
          È il tema forte di questi mesi dopo la riforma Maroni, tema travagliatissimo e all’origine di tante divisioni. Se verrà cancellato, lo scalone sarà comunque sostituito da uno o da due scalini, per accentuare la progressività dell’innalzamento dell’età pensionabile. Nel caso di un solo scalino si dovrebbe andare in pensione dal 2008 con 58 anni di età e 35 di contribuiti (mentre la legge Maroni indicava quota 95, cioè 60 anni di età anagrafica più 35 di età contributiva).

          IL SALTO
          DELLA QUOTA
          Proprio quello di “quota 95” è altro argomento in forte discussione: per i sindacati la somma 95 dovrebbe comunque essere sufficiente per andare in pensione a partire dal 2010, mentre è più probabile l’ulteriore innalzamento, fino a somma 96 (il che significa 60 più 36 oppure 59 più 37, eccetera eccetera). Ulteriore salto possibile negli anni successivi: nel 2014 si dovrebbe toccare quota 97.

          NORME FAVOREVOLI
          PER I LAVORI LOGORANTI
          Chi è impegnato in lavori particolarmente logoranti, potrà godere di normative particolari. È probabile che almeno in una prima fase venga loro consentito di andare in pensione a 57 anno con 35 anni di contributi. Problema ancora aperto è la definizione di “lavoro usurante” e quindi, di conseguenza, l’indicazione dei lavori effettivamente “usuranti”.

          PIÙ VANTAGGI
          PER CHI RESTA
          La riforma Maroni aveva introdotto un “premio” per chi restava al lavoro (in vigore per tutto l’anno), pur avendo raggiunto la possibilità del pensionamento. Di nuovo, con quarant’anni di contributi, si potrebbe godere di un incentivo a rimanere. Se ne studia la formula.

          COEFFICIENTI
          OGNI TRE ANNI
          Il governo dovrà sciogliere anche il nodo dei coefficienti di trasformazione. Se ne parlerà già domani, ma probabilmente sarà un incontro interlocutorio perché dall’incontro dovrebbe originare la proposta della creazione di una commissione di studio per ricalibrare i parametri di calcolo rispetto a quelli fissati nel 1995 dalla riforma Dini. Quindi la revisione dei coefficienti verrà bloccata, finché la commissione non avrà concluso il suo lavoro. Fissati i nuovi parametri, scatterà l’aggiornamento complessivo, che avrà però cadenza triennale e non decennale come prevedeva la riforma Dini. Nel sistema contributivo il coefficiente di trasformazione (legato a vari parametri, dal tasso di mortalità al tasso di immigrazione) è fondamentale per il calcolo della pensione. I contributi versati ogni anno vengono sommati insieme, al termine della vita lavorativa, per dare luogo alla base contributiva complessiva, che la legge chiama "montante individuale", che viene appunto moltiplicato per il "coefficiente di trasformazione". I contributi vengono rivalutati ogni anno in base al prodotto interno lordo (Pil) per consentire al lavoratore di recuperare la diminuzione del potere di acquisto.

          DONNE: CONTANO
          ANCHE I FIGLI
          Per favorire l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne dovrebbero scattare degli incentivi ad hoc, che dovrebbero tenere conto delle diverse categorie lavorative e dei periodi di maternità (bonus contributivo per ogni figlio). Non è escluso che la soglia di vecchiaia venga alzata obbligatoriamente a 62 anni, a partire dal 2014.

          DAL PRIMO LUGLIO
          CON 57 ANNI
          Intanto, in attesa della riforma. il primo luglio si apre una nuova finestra. Potranno andare in pensione i dipendenti pubblici e privati che abbiano almeno 57 anni di età e 35 di contributi oppure a qualsiasi età ma con almeno 39 anni di contributi. La finestra vale per chi i requisiti li ha raggiunti da tre mesi.