«Per cambiare serve il dialogo»

11/06/2002




          Romano Prodi alla commemorazione di Marco Biagi: «Tutto il sistema del Welfare deve essere ripensato»
          «Per cambiare serve il dialogo»
          Maroni e Pezzotta contro la protesta della Cgil: è una mossa politica per bloccare la trattativa

          Lina Palmerini

          ROMA – «Vogliamo una società nella quale il cambiamento sia governato attraverso il dialogo». Le parole del presidente della Commissione europea, Romano Prodi, sono per Marco Biagi e per l’insegnamento che ha lasciato. «Marco credeva nel dialogo sociale. In Italia e in Europa. È una lezione che non dobbiamo scordare». A Marco Biagi, ucciso dalle Br il 19 marzo scorso, ieri il Cnel ha dedicato una giornata di commemorazione alla quale hanno partecipato il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, i presidenti di Camera e Senato e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E la lezione di Biagi, per Prodi, è tanto più utile ora che il cambiamento è alle porte, imposto dalla globalizzazione, dall’allungamento delle aspettative di vita, dallo stesso benessere economico. «Scuola, sanità, pensioni, protezione sociale, assistenza agli anziani e ai più deboli. Nessuno di questi campi – ha detto Prodi – è al riparo dalla necessità di un ripensamento profondo delle nostre politiche». Il confronto, per il presidente della Commissione Ue, è dunque la strada per non accettare «che la nostra società europea sia percorsa da profonde diseguaglianze. Perché resti una società unita, giusta, sicura e libera». Romano Prodi ha parlato dell’«uomo di studio» ma anche di «un amico» che «sul Sole 24 Ore, il giornale per il quale collaborava, un artista intelligente e sensibile ha ricordato disegnando una bicicletta che con la luce del piccolo faro illumina la notte». E Prodi ricorda anche l’ultimo giorno di vita di Biagi, quel 19 marzo passato a Modena «nella sua università» impegnato a mettere a punto «un progetto di collocamento per offrire agli studenti possibilità di addestramento presso le aziende della Regione». Il mondo del lavoro «è stato al centro del suo interesse» e «ha sempre operato per favorire il dialogo nel mondo dell’economia e del lavoro. Aveva, su questo, idee forti e nette». Idee che vanno messe a frutto anche nelle sfide che attendono l’Europa. «Il 2002 – ha detto Prodi – si presenta come un anno decisivo per l’Europa. Realizzata la moneta unica, dobbiamo ora trarne tutte le conseguenze. Molto, dunque, resta ancora da fare». Davanti a Ciampi e a Berlusconi, il presidente della Commissione Ue sottolinea i successi già realizzati e quelli ancora da raggiungere. «Dobbiamo completare il risanamento delle finanze pubbliche sapendo che solo i conti in equilibrio possono consentire margini di manovra necessari per intervenire nei momenti di difficoltà». Il richiamo ai Paesi dell’Unione non si limita solo al rigore nei conti pubblici, ma affonda nelle resistenze nazionali sul fronte delle liberalizzazioni. «Dobbiamo completare la costruzione del mercato unico aprendo e liberando i mercati in tutti quei settori, dall’energia ai trasporti, dalle telecomunicazioni ai servizi finanziari che tuttora sono bloccati da chiusure nazionali». L’allargamento dell’Ue è invece la sfida politica «che non è soltanto storicamente doverosa ma anche economicamente conveniente». Per Prodi si tratta di un passaggio «garanzia di sviluppo» innanzitutto perché i "nuovi" Paesi «offrono una base di investimento ideale per far fronte alla concorrenza dell’Estremo oriente». Ma per il presidente della Commissione europea l’allargamento «è la risposta più sicura ed efficiente al problema dell’immigrazione, un fenomeno che sta creando nelle nostre società le ansie più profonde». Parla invece del contributo più forte, quello del Libro bianco, Roberto Maroni. Il ministro del Welfare ricorda come quel documento sia stato l’impegno più alto di Marco Biagi per modernizzare il nostro mercato del lavoro e portare più occupazione. «In Europa – ha detto Maroni – ci sono Paesi con livelli di occupazione superiori al 70%, ma anche Paesi in cui questo livello è inferiore. L’Italia è all’ultimo posto. L’impegno di Biagi andava nella direzione di migliorare il nostro mercato del lavoro e renderlo più giusto. Non voleva fare battaglie ideologiche, non voleva ridurre le protezioni sociali». Maroni rilancia il traguardo di Lisbona che «dipende dall’attuazione delle riforme strutturali». Riforme che porteranno il contributo di Biagi: «Nessuno più di me e del sottosegretario al Welfare Sacconi sapeva qual era il travaglio di Biagi, un uomo pragmatico impegnato a risolvere le resistenze al cambiamento. Uno sforzo interrotto da mani assassine». Fuori dalla commemorazione e dalle stanze del Cnel, Maroni commenta anche lo sciopero della Cgil: «È contro il dialogo tra Governo e parti sociali. L’obiettivo del Governo è aumentare il tasso di occupazione e percorrere la strada del dialogo non delle divisioni». Contro la Cgil di Sergio Cofferati anche il leader Cisl, Savino Pezzotta: «Trovo singolare che si scioperi perché si apre un tavolo di trattativa. È una cosa paradossale e corrisponde più a un’esigenza politica che sindacale». Difende la scelta della trattativa anche il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, che sembra sbarrare la strada alle modifiche sui licenziamenti: «L’articolo 18 noi non lo faremo toccare con un accordo, che è l’unico modo per garantirci». Il presidente del Cnel, Pietro Larizza, ha ricordato l’impegno di Biagi nella modernizzazione del mercato del lavoro ma ha osservato che «il Libro Bianco deve riscrivere la politica dei redditi, non abrogarla».

          Martedí 11 Giugno 2002