«Per Autogrill più utili e margini nel 2003»

10/10/2003



      Venerdí 10 Ottobre 2003


      «Per Autogrill più utili e margini nel 2003»

      Tondato da Ruos: «Esclusa l’ipotesi di vendita»

      NICOLA DANTE BASILE


      MILANO – «Vendere Autogrill ? E perchè mai. Premesso che la proprietà ha già ufficialmente smentito tali voci, mi chiedo perchè mai dovrebbe farlo. Il gruppo gode di ottima salute ed è solidissimo, cresce in termini di ricavi e, soprattutto, sta realizzando performance molto positive in termini di margini»?
      Gian Mario Tondato da Ruos, 43 anni e amministratore delegato del gruppo Autogrill dalla scorsa primavera – per tre anni è stato responsabile della gestione di HmsHost, il gigante della ristorazione commerciale americano rilevato da Autogrill nel ’99 per mille miliardi di allora -, non è meravigliato della domanda. Anzi, nel giorno in cui ha annunciato il lancio di un nuovo marchio ("aldente") con il quale gioca la carta del corner tutto pasta, la puntualizzazione sulle voci della vendita l’aveva messa nel conto.
      Per questo, volendo essere concreto va al piano di lavoro e dal libro mastro comincia a pescare qualche dato. Per esempio l’Ebitda, che è certo un indicatore assai rappresentativo della redditività di un’impresa. E così viene fuori che quello della controllata americana Hms, «che nel ’99 era solo del 9% oggi viaggia al 13%», che quello di Autogrill in Italia nello stesso periodo si è portato «dal 14 al 16%», mentre a livello di gruppo l’indice «che nel 2002 è stato del 12,1 per la fine del 2003 viene stimato oltre il 13 per cento». Nel frattempo anche i ricavi hanno marciato speditamente, portandosi da 2,65 miliardi di euro nel ’99 a 3,31 miliardi lo scorso anno, con una ripartizione che vede il business nordamericano incidere per il 55%, quello italiano per un abbondante 30% e per il rimanente 15% maturato nel resto dell’Europa.
      E il 2003? «Sulla base dei dati finora acquisiti – risponde Tondato – quest’anno prevediamo di migliorare, a cambi costanti, di un ulteriore 4% come gruppo, mentre sul solo mercato americano dovremmo migliorare del 6 per cento». E questo nonostante il mercato della ristorazione commerciale, nel mondo e in Italia e, ancora di più, quello strettamente correlato ai viaggi, al turismo e ai trasporti in generale stenti a trovare l’equilibrio che esisteva prima dell’11 settembre 2001. Eppure tutto questo non sembra abbia attutito o minato gli entusiasmi di progettare e investire per il futuro. «In Autogrill per certo l’entusiasmo è aumentato», risponde l’ad del gruppo controllato per il 57,9% da Edizioni Holding della famiglia Benetton. E precisa: «Tanto per restare fedele ai fatti, osservo che nel 2002, a livello di gruppo, abbiamo fatto investimenti per 175 milioni di euro; di questi in Italia abbiamo destinato 48 milioni, vale a dire il 28% del totale. Per quest’anno siamo già un passo avanti e stimiamo di arrivare a un valore totale di almeno il 10% più alto».
      Sono investimenti tecnici diretti a migliorare il servizio, a rinnovare i punti vendita esistenti, come pure a sostenere il lancio di nuovi prodotti e anche nuovi marchi. Com’è il caso di "aldente", il cui primo punto è stato inaugurato ieri in un centro commerciale di Castelromano, nel Lazio. E non è che l’inizio, giacchè per la filosofia che sta dietro si ha la netta impressione che "aldente" voglia essere nella pasta ciò che Spizzico rappresenta nel canale pizza. I responsabili di Autogrill a questo proposito non si sbottonano. Tuttavia «con "aldente" – spiega il direttore generale di Autogrill Italia, Aldo Papa – andiamo a coprire una specialità della tavola tipica italiana». Una proposta nuova destinata a essere clonata, al punto che sono previste una trentina di corner entro la fine del 2004. Ma i progetti vanno ben oltre. Il vertice di Autogrill sa bene, infatti, che in Italia a fine anno scadono un’ottantina di concessioni di ristoranti in autostrada e che per questo diversi competitori hanno cominciato a farsi sentire. In proposito Tondato ostenta assoluta padronanza sul "che fare"? «Non fosse altro – dice – che quelle concessioni che oggi noi gestiamo e che vengono a scadenza pesano per poco più del 3% sul nostro fatturato. Noi, indipendentemente dal come andranno quelle assegnazioni per le quali ovviamente siamo candidati, sappiamo già di potere contare su nuove aree di business. Mi riferisco alla ristorazione negli aeroporti: abbiamo Malpensa, Fiumicino, Bologna e Napoli e ora si sono aggiunti Linate e Torino; in Europa abbiamo Amsterdam, Zurigo e Atene e per diversi altri siamo in corsa. «Dunque molte sono le cose da fare. Soprattutto sappiamo che nell’ultimo anno nel mondo abbiamo acquisito alcune decine di gare che ci permetteranno di realizzare almeno un centinaio di nuovi punti vendita capaci, cioè, di generare a medio termine un business aggiuntivo di almeno 2,5 milioni di euro.
      A noi di autogrill è questo quello che conta».