Pensioni, voto finale appeso a un filo

20/07/2004




martedì 20 luglio 2004

Pagina 13 – Economia
L´esecutivo punta all´approvazione senza la fiducia. Tre ordini del giorno per correggere alcuni punti, come lo scalino dell´età
Pensioni, voto finale appeso a un filo
Governo: possibile varo domani. Ma la Lega è tentata dal rinvio
I sindacati invitano oggi a fermate in tutta Italia.
Tagli, sit-in dei sindaci a Palazzo Chigi

ROBERTO PETRINI

ROMA – La riforma delle pensioni è appesa ad un filo, il governo punta all´approvazione entro la settimana ma resta l´incognita della Lega che resterebbe arroccata su un «giudizio sospeso» e potrebbe addirittura giocare la carta del rinvio. «Mercoledì (domani ndr.) potremmo arrivare al voto finale», ha dichiarato invece il sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, anch´egli leghista che da giorni tenta di condurre il porto il provvedimento senza il ricorso alla fiducia. Se il quadro riuscirà a comporsi la riforma, in base alla quale dal 2008 si potrà andare in pensione di anzianità solo con 60 anni e 35 di contributi rispetto ai 57 previsti dall´attuale normativa, potrebbe diventare legge dello Stato.

L´atteggiamento minaccioso del Carroccio, che negli ultimi giorni ha condizionato il voto favorevole alla riforma previdenziale al via libera al federalismo, ieri è sembrato solo in apparenza più morbido. «Manterremo la parola data» è stato il messaggio giunto dal Consiglio federale dei Lumbard di ieri ma non è chiaro se il sì alla previdenza sia tra i progetti della Lega. Lavorano per una approvazione veloce invece l´Udc («L´approvazione è urgente e non può essere sottoposta a condizionamenti», hanno detto i centristi ieri durante il dibattito parlamentare) e An («Non è lecito considerare la riforma una merce di scambio», hanno avvertito gli uomini di Fini).
Un´eventuale intesa troverebbe la strada parlamentare già spianata: la maggioranza non ha ripresentato emendamenti in aula e le 109 proposte di modifica sono giunte solo dall´opposizione. Per chiudere l´accordo all´interno della Casa delle libertà, il relatore Luigi Maninetti, ha coordinato tre ordini del giorno: il primo riguarda la richiesta di una gradualità nell´applicazione dello «scalone» del 2008 (tre anni di aumento dell´età di anzianità in una notte) che potrebbe essere rivista in sede di leggi Finanziarie e di decreti delegati di attuazione; gli altri due documenti riguardano il «salvataggio» di 10 mila lavoratori in mobilità che alla scadenza si troverebbero senza indennità e senza pensione e l´equiparazione tra il trattamento fiscale tra fondi pensione contrattuali e fondi assicurativi privati che era stata oggetto di un emendamento del governo poi decaduto.

Ultimo scoglio l´eccezione di costituzionalità sulla legittimità dello «scalone» e su altri aspetti, presentata dal centrosinistra e che sarà messa ai voti oggi. La riforma delle pensioni del resto scatena il malcontento e la protesta dei sindacati che proprio da oggi daranno avvio ad una mobilitazione su tutto il territorio nazionale. «Se il governo insiste su questa riforma delle pensioni reagiremo», ha detto il leader della Uil Angeletti.

Si continua intanto a lavorare al Dpef, sulla base dell´indicazione di una manovra minima di 20 miliardi giunta dall´Fmi, e ieri il ministro Alemanno ha riaffermato che potrebbe essere varato venerdì. Mentre la manovra-bis da 5,5 miliardi torna al centro dell´attenzione con la protesta dei Comuni (oggi i sindaci terranno un sit-in di fronte a Montecitorio) e una serie di audizioni parlamentari preliminari all´esame dell´aula che avverrà in settimana. «Gravi conseguenze per i tagli ai Comuni», ha detto il sindaco di Bologna Sergio Cofferati. «Preoccupazione per l´autunno», gli ha fatto eco il sindaco di Roma Walter Veltroni.