Pensioni, vertice del governo sulla riforma

14/05/2003




      mercoledì 14 maggio 2003

          Pensioni, vertice del governo sulla riforma

          Sì di Berlusconi all’incontro chiesto da Maroni: nessun contrasto con la Lega. Entrate fiscali in crescita ad aprile

          ROMA – Il vertice di governo per stabilire una linea comune sulle pensioni ci sarà. Non questa settimana, per via degli impegni europei del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ma la prossima certamente sì. Lo ha promesso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rispondendo alla richiesta del ministro del Lavoro Roberto Maroni che ieri si è detto soddisfatto per aver ottenuto l’effetto sperato. Cioè costringere l’esecutivo a imboccare una via unitaria sulla riforma previdenziale specialmente dopo la sortita del premier che recentemente ha evocato la possibilità di una Maastricht delle pensioni da realizzare durante il semestre italiano di presidenza dell’Ue, che inizia il primo luglio. Visto che la discussione con i sindacati in questi giorni sta arrivando al sodo (rottura o accordo), in previsione dell’approvazione della delega entro l’estate, Maroni ha così invitato tutti a mettere le carte in tavola alla luce del fatto che i tempi di Bruxelles e quelli della delega sono diversi. Una certa insofferenza in casa leghista sul delicato tema previdenziale ha rievocato antichi malesseri all’interno della maggioranza. Il primo governo Berlusconi non cadde forse proprio perché Umberto Bossi disse «niet» alle proposte elaborate dall’allora ministro del Tesoro Lamberto Dini? Un campo minato, dunque, e ieri Berlusconi si è affrettato a rassicurare che in vista non c’è nessuna crisi con la Lega. «No, assolutamente – ha garantito il premier -, stamattina (ieri per chi legge, ndr) ho anche parlato di questo con Bossi e tutto è a posto».

          SCIOPERO – In casa sindacale intanto le tre confederazioni stanno scaldando i motori: oggi è previsto un minivertice unitario (non ci saranno i leader) per cominciare a mettere le basi per una serie di proteste comuni senza escludere uno sciopero nazionale. Lo ha fatto capire il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi, al termine della riunione della direzione che ha dato mandato di «assumere tutte le iniziative sindacali necessarie» per contrastare l’operato «contraddittorio del governo».
          Musi ha osservato come «gli argomenti dei disincentivi fossero esclusi dal tavolo, e non previsti dalla delega, invece Berlusconi ne parla e sarebbe da irresponsabili sottovalutare le affermazioni del premier». Cisl e Cgil seguono chiedendo anche loro, come Maroni, un chiarimento al governo. In questo clima di nervosismo si è prontamente inserita Rifondazione comunista proponendo uno sciopero europeo. «Visto il successo della protesta in Francia – ha detto il capogruppo di Rifondazione al Senato Luigi Malabarba – stanno maturando le condizioni per una grande mobilitazione su scala comunitaria in difesa delle pensioni».
          In Europa l’Ecofin ha varato una direttiva che liberalizza l’acceso ai fondi pensione in tutta Europa da parte dei cittadini e delle imprese.

          FISCO RICCO - Nei primi quattro mesi dell’anno le entrate tributarie di cassa sono cresciute del 3,3% superando la soglia dei 90 miliardi di euro. Lo ha comunicato il ministero dell’Economia sottolineando che i contributi sociali sono stati pari a 34 miliardi di euro (con un incremento del 4,4%). In complesso, quindi, le entrate fiscali hanno raggiunto i 124 miliardi con un aumento del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Buono l’andamento dell’Irpef (più 4,6%), ancora meglio quello dell’Iva (più 6,9%).

          CONDONO - Non ci sarà nessuna proroga come richiesto ieri da alcuni parlamentari. La scadenza resterà quella prevista, cioè il 16 maggio. Lo ha affermato da Bruxelles il ministro dell’Economia Giulio Tremonti precisando «che non ci sono i presupposti per valutare positivamente quella richiesta». Su questo fronte, in realtà, l’ipotesi più gettonata sembra sia quella di riaprire successivamente i termini del condono. Una risoluzione in questo senso è stata infatti approvata ieri dalla Commissione finanze della Camera, primo firmatario Maurizio Leo (An), ex direttore generale del ministero delle Finanze.

      Roberto Bagnoli