Pensioni, verso un vertice

13/05/2003




              Martedí 13 Maggio 2003
              ITALIA-POLITICA


              Pensioni, verso un vertice

              Previdenza – Maroni chiede un incontro a Palazzo Chigi per chiarire la linea col Tesoro

              MARCO ROGARI


              ROMA – Un chiarimento urgente sulle pensioni. A chiederlo al premier Silvio Berlusconi e al ministro Giulio Tremonti è il responsabile del Welfare, Roberto Maroni. Che sollecita un incontro entro questa settimana (o, al massimo, la prossima) per tracciare all’interno del Governo una linea comune sulla riforma previdenziale, anche in vista del prossimo incontro con i sindacati. Almeno due i motivi che hanno indotto Maroni a investire tutto l’Esecutivo della questione pensioni: le «dichiarazioni a ruota libera» pronunciate negli ultimi giorni giorni da alcuni consiglieri e tecnici del Governo (in particolare del ministero dell’Economia ma anche del Welfare) che andrebbero nella direzione opposta a quella della delega previdenziale all’esame del Senato; la proposta della Maastricht delle pensioni, elaborata da Renato Brunetta e Giuliano Cazzola. Un’iniziativa su cui Maroni resta più che freddo. Senza considerare che il ministro continua a essere contrario anche al ricorso a disincentivi sulle pensioni anticipate.
              Il progetto di realizzare una Maastricht sulle pensioni con tanto di misure strutturali, cui nei giorni scorsi ha fatto riferimento anche Berlusconi, sembra dunque far salire la "temperatura" almeno in una parte del Governo. Maroni continua a difendere la delega. E, di fatto, chiede un mandato preciso per proseguire il confronto con i sindacati. Tanto è vero che, in attesa del vertice con Berlusconi e Tremonti, il ministro del Welfare ha deciso di «congelare tutte le attività relative alla delega sulla previdenza». In altre parole, stop temporaneo alla preparazione di eventuali emendamenti da introdurre in Senato e al confronto con i sindacati. Che il mese scorso hanno presentato un documento unitario con precise proposte di modifica, alcune delle quali (la fiscalizzazione degli oneri impropri in alternativa alla decontribuzione) giudicate interessanti dallo stesso Maroni. E non a caso proprio i sindacati appoggiano subito l’iniziativa di Maroni definendola «utile e opportuna». Secondo la Cisl e la Uil, e anche la Cgil (che mantiene una posizione più critica), è necessario che il Governo definisca al suo interno una posizione condivisa sulle pensioni.
              E per i sindacati la decisione di Maroni va in questa direzione. Una decisione di cui i confederali terranno conto nella riunione unitaria fissata il 14 maggio per tradurre (nel caso di mancate risposte da parte di Maroni) la mobilitazione proclamata nei giorni scorsi in iniziative di lotta concrete. Iniziative che invece verranno probabilmente congelate. Anche se Cgil, Cisl e Uil chiedono che nel frattempo venga sospeso l’iter parlamentare della delega.
              A rassicurare i sindacati è il sottosegretario Maurizio Sacconi: «il Governo non farà strappi». Per Sacconi è necessaria una riforma «solida» che «efficacemente garantisca l’innalzamento dell’età di lavoro» e la riduzione del cuneo contributivo (con la decontribuzione) ed occorre pensare «a un sistema europeo per il nostro Stato sociale, non solo per le pensioni».
              I sindacati, dunque, sono orientati ad attendere gli sviluppi del vertice di Governo. Anche perché appare chiaro che a questo punto la partita diventa soprattutto politica. La Lega sembra pronta a fare muro sul ricorso ai disincentivi e sull’attuazione di parametri vincolanti fissati in sede Ue. Di qui il «no» di Maroni al "contributivo" per tutti, caldeggiato dai tecnici dell’Economia (e condiviso anche dal capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi, Gianfranco Polillo), e all’innalzamento, facendo leva sulla Ue, a 62-63 anni dell’età di pensionamento. Misure che, per Maroni, vanno contro lo spirito della delega che prevede incentivi per favorire i rinvii dei pensionamenti e liberalizzazione dell’età pensionabile. Ma Forza Italia, An e Udc appaiono disposte ad appoggiare il "piano europeo" e l’introduzione di nuove misure strutturali.