Pensioni, verso un altro sciopero generale

09/01/2004


  Sindacale


09.01.2004
Pensioni, verso un altro sciopero generale

di 
Raul Wittenberg


 Sulle pensioni nessun avvicinamento, come prevedibile, c’è stato tra governo e sindacati nel confronto «tecnico» di giovedì, che è stato anche quello conclusivo. Doveva essere il confronto sul conto della spesa, il governo ha ribadito le cifre a suo tempo elaborate dalla Ragioneria dello Stato. I sindacati hanno ripetuto che proprio quelle cifre dimostrano che il governo è su una strada sbagliata, per cui il disegno di legge delega va ritirato; compreso soprattutto l’emendamento che taglia le pensioni di anzianità. L’Esecutivo ne parlerà probabilmente nel Consiglio dei Ministri di venerdì, l’appuntamento con i sindacati è per lunedì a Palazzo Chigi per trarre le conclusioni politiche del confronto.

È abbastanza probabile che il governo in questi giorni manterrà la sua posizione, anche se la maggioranza è tormentata da parecchie tensioni (in particolare tra An e Lega, tra il viceministro dell’economia Mario Baldassarri e il suo collega al Welfare Roberto Maroni). Il vertice a Palazzo Chigi finirà male, di conseguenza è destinato a saltare il tavolo di trattativa sulla riforma del Welfare programmato proprio per lunedì pomeriggio, mentre i sindacati si prepareranno per l’annunciata mobilitazione, che non esclude l’arma dello sciopero generale. E se pure il governo, nell’ultima spiaggia, proponesse di rinunciare alla decontribuzione (perché non ci sono i soldi per i contributi figurativi ai giovani) e di ammettere il silenzio assenso sulla destinazione del Tfr alla previdenza integrativa (perché l’obbligo verrebbe censurato alla prima sentenza della Corte Costituzionale)? I tre sindacati Cgil Cisl e Uil sono concordi: non basta, va ritirato anche l’emendamento. Se non altro perché proprio dopo questa iniziativa milioni di lavoratori sono scesi in piazza per protestare.
E infatti il ministro Maroni non offre molte speranze alla possibilità di una intesa. «Oggi non c’è nessun accordo e mi sembra difficile che potrà esserci – ha detto alla fine dell’incontro – ciononostante è stato un confronto utile che spero possa condurre a fare delle modifiche». «È stato un confronto interessante – ha detto Maroni – ma le distanze rimangono soprattutto per la valutazione negativa che i sindacati danno sulla ricetta del governo contenuta nell’ emendamento alla delega previdenziale».

Come ha detto Morena Piccinini, segretaria della Cgil, le cifre presentate dal governo per dire che occorrevano i tagli alle pensioni, sono le stesse presentate nel 2002 per dire che le proiezioni sulla spesa non destavano preoccupazioni. In particolare le ultime stime della Ragioneria dello Stato indicano che per effetto dell’emendamento che dal 2008 taglia le pensioni di anzianità, rispetto ad oggi la spesa previdenziale scende fino al 2015; per poi riprendere la corsa in alto lungo l’ormai famosa «gobba» che vede il suo picco nel 2033, quando più grande è lo squilibrio demografico tra lavoratori attivi e pensionati. Questo significa – spiega sempre dalla Cgil Beniamino Lapadula – che l’emendamento sulle pensioni di anzianità non serve a far fronte alla gobba demografica, ma serve a compensare nei conti pubblici le una tantum che non ci sono più.