Pensioni: uno su otto sceglie il bonus e continua a lavorare

13/10/2004


            mercoledì 13 ottobre 2004

            ERRORE SUI MODULI DI DOMANDA, LA DECORRENZA SLITTA DI UN MESE
            Pensioni, uno su otto sceglie il bonus e continua a lavorare
            Partenza sprint per il maxi-incentivo previsto dalla riforma Maroni
            In dieci giorni l’Inps ha già ricevuto oltre 5200 domande
            pari al 13% di tutti gli aventi diritto. In testa Lombardia e Lazio

            Giacomo Galeazzi

            ROMA
            Pensioni: partenza sprint per il superbonus. Nel mese di ottobre sono già arrivate all’Inps oltre 5.200 richieste di persone che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione di anzianità, hanno deciso di restare al lavoro optando per l’ incentivo in busta paga previsto dalla riforma previdenziale.


            A confermare le anticipazioni degli ultimi giorni sull’avvio positivo del bonus, è direttamente l’istituto di previdenza. Secondo i dati ufficiali, dal 4 all’11 ottobre a inviare la domanda «ad hoc» sono stati 5.238 lavoratori del settore privato che sarebbero potuti andare in pensione con la finestra di ottobre. Si tratta di circa il 13 per cento degli aventi diritto, ossia 35.000 dipendenti che al 30 giugno 2004 hanno maturato i requisiti per il pensionamento anticipato: 57 anni di età e 35 di contributi, oppure 38 anni di contribuzione a prescindere dall’età.


            Intanto, a correzione di quanto riportato erroneamente nei moduli diffusi all’inizio dell’operazione, il ministero del Welfare precisa che la decorrenza del superbonus inizia il primo giorno del mese successivo a quello in cui il lavoratore ha optato per l’incentivo. Quanto al numero di richieste, la gran parte proviene dalle Regioni del Centro-Nord, con la Lombardia nettamente in testa alla classifica avendo fatto registrare nell’ultima settimana un vero e proprio boom di domande (1.353). Il Lazio segue in seconda posizione, ma ben distanziato, con 759 richieste. La prima regione meridionale che si incontra nella graduatoria è la Campania con 300 domande, mentre fanalini di coda sono il Molise (17) e la Valle d’Aosta (3). dai centralini del call center dell’Ins si annuncia un aumento netto delle domande di chiarimento. Segno che l’attesa c’è.


            Da una prima analisi della documentazione pervenuta, la netta maggioranza delle richieste, più che da impiegati ed operai, arriva dai livelli professionali più elevati. Un risultato prevedibile viso che a un reddito maggiore corrisponde un incentivo in busta paga superiore fino al 50 per cento e oltre dello stipendio.


            Tutto, dunque, lascia supporre che la tabella di marcia indicata dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, possa essere rispettata. L’obiettivo, infatti, è intercettare col bonus tra il 15 e il 20 oer cento di lavoratori in più rispetto a quelli che mediamente usufruiscono delle varie finestre per lasciare le aziende.


            «Il superbonus conviene sempre, chi sostiene il contrario dice il falso- osserva Maroni- il diritto a chiedere il bonus è soggettivo e basta una semplice dichiarazione al datore di lavoro. Quando il dipendente ha i requisiti può andare in pensione ma può scegliere anche il superbonus: è una sua libera scelta, nessuno gli può contestare il diritto».


            La riforma delle pensioni, puntualizza il titolare del Welfare, ha un duplice obiettivo. Da una parte intende innalzare l’età media lavorativa (attualmente ferma a 59,6 anni di età effettiva di pensionamento) come indicato dall’Unione Europea, dall’altra far risparmiare le casse dello Stato, incentivando a restare a lavoro chi ha maturato i diritti ad andare in pensione.


            «L’aumento dell’età pensionabile ci sarà tra cinque anni- evidenzia Maroni- la legge venuta fuori con la riforma targata Dini, invece, ha stabilito questa modifica dal sistema retributivo a quello contributivo intercettando i lavoratori non successivamente ma addirittura con effetto retroattivo da 18 anni. Allora nessuno ha protestato».


            Il dicastero, poi, puntualizza con una circolare chi ha diritto all’incentivo. I dipendenti pubblici e tutti i lavoratori iscritti all’Inpdap (istituto di previdenza della p.a.) pur avendo i requisiti per la pensione di anzianità non potranno chiedere il bonus in busta paga, mentre potranno farlo tutti i lavoratori del settore privato iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago) e ai fondi sostitutivi della stessa, compresi i dipendenti delle Ferrovie e della Rai. Non possono accedere all’incentivo i lavoratori iscritti all’Ipost (l’ente di previdenza dei lavoratori postali) a differenza degli iscritti all’Enpals (lavoratori dello spettacolo). Inoltre, chi ha versato pure i contributi da lavoro autonomo avrà requisiti più alti per ottenere il bonus. Si tratta di una precisazione richiesta dai sindacati. Se infatti ci sono settori per i quali è chiara l’esclusione dall’ammissione al bonus (ministeri, enti locali, scuole) ci sono casi sui quali occorreva un chiarimento. Così, ora è stato anche ribadito che non potranno usufruire dell’incentivo i lavoratori di Banca d’Italia e degli enti previdenziali mentre per alcuni casi limite (come le municipalizzate che sono state privatizzate) varrà il criterio dell’ente previdenziale di appartenenza.