«Pensioni, un fondo per l’anzianità»

01/12/2003




29 novembre 2003

«Pensioni, un fondo per l’anzianità»
I sindacati preparano la risposta alla riforma del governo: parte delle liquidazioni per bilanciare la spesa
      ROMA – La «gobba» della spesa previdenziale si potrebbe fronteggiare ricorrendo a un fondo nazionale alimentato da parte del Tfr (la liquidazione) anziché cancellando le pensioni d’anzianità. È questa una delle ipotesi, la più nuova, attorno alle quali stanno lavorando Cgil, Cisl e Uil in vista della presentazione di una proposta del sindacato da opporre alla riforma delle pensioni presentata dal governo. L’idea che suscita «ancora qualche perplessità», ma attorno alla quale «c’è un sufficiente grado di consenso», come spiegano fonti sindacali, recupera alcuni elementi della proposta avanzata alcuni anni fa dal premio Nobel Franco Modigliani. Il meccanismo sul quale i sindacati stanno ragionando potrebbe funzionare così: si crea un fondo unico di solidarietà al quale contribuiscono obbligatoriamente tutti i lavoratori con tre punti dell’accantonamento annuale per il Tfr (trattamento fine rapporto) che è del 7% circa della retribuzione (per un totale di circa 15 miliardi di euro all’anno). Il rimanente 4% resterebbe nella disponibilità del lavoratore che potrebbe decidere se tenerlo per la liquidazione oppure versarlo al fondo pensione.
      Il fondo di solidarietà crescerebbe di anno in anno anche per effetto dei rendimenti degli investimenti finanziari del fondo stesso e funzionerebbe come una valvola di compensazione interna al sistema di Welfare. Nel senso che alle risorse maturate su questa sorta di maxi conto corrente dei lavoratori si ricorrerebbe, con l’accordo delle parti sociali, ogni volta che ci fosse bisogno di riequilibrare eccessi di spesa o di finanziare interventi ritenuti necessari, come ad esempio la spesa per gli anziani non autosufficienti. In cambio della rinuncia a questa quota del Tfr (anche se i sindacati punterebbero ugualmente a garantire la restituzione) il lavoratore conserverebbe le pensioni di anzianità.
      La proposta di Cgil, Cisl e Uil prevederebbe inoltre l’aumento al 20% dei contributi per coltivatori diretti, artigiani e commercianti (con un incremento delle entrate di 4,5 miliardi di euro, secondo le valutazioni del sindacato), il potenziamento degli ammortizzatori sociali (indennità di disoccupazione), da estendere anche ai lavoratori atipici, e un fondo per gli anziani non autosufficienti. La Cisl sarebbe pronta anche a valutare un aumento dell’età di pensionamento agganciandola all’allungamento della vita media, ma Cgil e Uil frenano. Per la verità, la Cgil frena su tutta la linea, ma le altre due confederazioni sono convinte che alla fine arriverà anche il sì di Guglielmo Epifani. Ma difficilmente prima del 6 dicembre, giorno della manifestazione nazionale a Roma contro la riforma delle pensioni.
      Ieri il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha smentito che il governo sia pronto a presentare al Senato un emendamento per modificare la sua proposta, rendendo graduale l’aumento da 35 a 40 anni del minimo di contributi. Il presidente della commissione Lavoro, Tomaso Zanoletti, ha invece sostenuto che la maggioranza sta lavorando proprio su questo.
Enrico Marro


Economia