Pensioni, ultimatum di Padoa-Schioppa

14/05/2007
    giovedì 10 maggio 2007

    Pagina 3 – Economia

    Pensioni, ultimatum di Padoa-Schioppa

      «Accordo entro giugno o resta lo scalone». Sul tavolo ci sono 2,5 miliardi, niente di più

        di Bianca Di Giovanni / Roma

        TAVOLO AL VIA Da ieri mattina il «pacchetto Damiano» su welfare e previdenza è sul tavolo delle parti sociali. Cinque cartelle con altrettanti obiettivi da raggiungere per garantire la stabilità finanziaria del sistema (con coefficienti selettivi e «scalini» al posto del lo «scalone») , e con sette direttrici di marcia per sostenere le fasce più a rischio di una vecchiaia in povertà. Ma i tempi e i modi (meglio: le somme) per arrivare all’intesa sono stati dettati dall’Economia. Accordo entro giugno o i giochi si chiudono. Restano le leggi in vigore: cioè lo «scalone» della Maroni che l’Unione aveva promesso di modificare. Le risorse restano i 2,5 miliardi di euro già più volte indicate da Via Venti Settembre come parte dell’extragettito spendibile per il welfare.

        Le condizioni di Tommaso Padoa-Schioppa – annunciate prima a mezzo stampa – provocano reazioni di fuoco fuori dal tavolo. Ma la concertazione non si ferma. Anzi, l’avvio c’è stato. Ora l’impegno si trasferirà su due tavoli tecnici: il primo sulla contrattazione di secondo livello, il secondo dedicato proprio ai coefficienti di trasformazione, che dovrebbero salvaguardare le carriere più deboli. Tra le novità del documento anche l’ipotesi di «revisione per tutte le categorie dei trattamenti privilegiati esistenti – si legge nel testo – Sulle pensioni parlamentari il governo si impegna a sollecitare una riflessione nelle sedi competenti, al fine di adeguare i trattamenti alle regole generali del sistema pensionistico». L’esecutivo non ha poteri diretti sulla materia: sta ai parlamentari decidere sui loro assegni. Altro punto su cui si lavora per ottenere risparmi di spesa è relativo alla razionalizzazione degli enti previdenziali.

        È stato il sottosegretario Enrico Letta ad aprire il confronto di ieri a Palazzo Chigi, a cui hanno partecipato Morena Piccinini per la Cgil, Domenico Proietti per la Uil, Pierpaolo Baretta per la Cisl e Renata Polverini per l’Ugl mentre la Confindustria è rappresentata dal direttore generale Maurizio Beretta. «Oggi il Governo – avrebbe detto Letta – presenta il menu degli interventi possibili da valutare insieme all’interno del quadro di compatibilità finanziaria che ci siamo dati». L’esecutivo si muove su tre pilastri, mettere in equilibrio strutturale il sistema pensionistico come da impegni presi con Bruxelles, sostegno alle pensioni in essere più basse e tutele per i lavoratori che fanno lavori discontinui. Poi la parola è passata al guardiano dei conti Padoa-Schioppa. Il quale ha invocato l’accordo entro giugno. «Senza l’intesa si applica la legislazione vigente», ha ripetuto davanti ai sindacalisti. Il titolare dell’Economia ha parlato di «occasione formidabile» per raggiungere due obiettivi: sostenere i giovani e aumentare le pensioni basse.

        È toccato a Cesare Damiano presentare il piano. Sui coefficienti di trasformazione (in sostanza i criteri con cui si valuta l’assegno in base ai contributi versati e alla speranza di vita) il ministro è stato chiaro. «Su questo argomento – ha detto – proponiamo di aprire un confronto sui dati a disposizione che tenga conto anche dell’impatto derivante dall’evoluzione del mercato del lavoro in termini di flessibilità sul risultato pensionistico dei giovani, che calcoleranno la loro pensione essenzialmente con il sistema contributivo». Nel documento presentato si ricorda che la revisione dei coefficienti fa parte «dell’impianto del sistema contributivo introdotto dalla riforma Dini». Quanto ai sette punti destinati a salvaguardare l’adeguatezza delle pensioni, si parte dal miglioramento degli assegni più bassi anche a fronte di contributi versati, per passare all’ipotesi di contribuzione figurativa per i periodi di disoccupazione per i precari.