Pensioni, ultimatum a Maroni

03/03/2003




02-03-03, pagina 32,

sezione ECONOMIA

 
 
 
Giovedì Cgil, Cisl e Uil decidono la strategia unitaria Pensioni, ultimatum a Maroni
Se non arriverà la convocazione del ministro scatterà la mobilitazione dei lavoratori La risposta al governo: no al Tfr obbligatorio nei fondi pensione e alla decontribuzione


RICCARDO DE GENNARO


ROMA – O il governo ci convoca sulle pensioni oppure sarà sciopero. Giovedì 6 marzo i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil metteranno a punto la strategia unitaria per contrastare la delega sulla previdenza, approvata giovedì dalla Camera e che ora va al Senato. Sarà il primo incontro tra Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti dopo lo sciopero dell’ industria proclamato il 21 febbraio dalla sola Cgil, che ha aggravato i rapporti tra i tre. Promosso da Angeletti con una lettera ai due colleghi, il vertice ha in sé tutte le condizioni per un esito favorevole (domani si riuniranno le segreterie), al contrario di tutti gli altri tentativi di recupero dei rapporti unitari dopo la firma del Patto per l’ Italia da parte di Cisl e Uil. Per ora il muro unitario contro la delega previdenziale e di eventuali interventi del governo sull’ anzianità ha tenuto. Un problema si porrà, semmai, al momento di decidere le iniziative di lotta qualora Maroni non convochi i sindacati e il Parlamento non modifichi il disegno di legge: la Cgil è per uno sciopero generale, la Cisl invece sembra propendere per una mobilitazione più soft. «I nostri rapporti ammette Angeletti sono da un po’ di tempo altalenanti, le differenze ci sono, dobbiamo abituarci ad andare avanti in questo modo». Sulla delega previdenziale, però, le opinioni convergono: no fermo alla decontribuzione fino a cinque punti sui giovani al primo impiego assunti a tempo indeterminato, no altrettanto fermo all’ obbligatorietà del versamento delle quote di Tfr in via di maturazione nei fondi pensione, richiesta al governo di un incontro sugli emendamenti alla delega: «Ci convochi». In un’ intervista pubblicata ieri su Il Sole24 Ore, Maroni esclude però una convocazione delle parti sociali sulle pensioni. Oltre a confermare che riproporrà la soglia minima di tre punti per il taglio contributivo, il ministro del Welfare annuncia poi un emendamento a tutela delle liquidazioni conferite ai fondi nel caso in cui il gestore chiuda o fallisca, permettendo peraltro al lavoratore di disporre anticipatamente della liquidazione come quando era custodita dall’ azienda. «Per noi non cambierebbe niente replica Giuseppe Casadio, Cgil l’ unica svolta sarebbe cancellare l’ obbligo del trasferimento del Tfr nei fondi e far saltare la decontribuzione». Pierpaolo Baretta, Cisl, è favorevole al silenzioassenso: «Sarebbe un buon punto di equilibrio, perchè in ogni caso dobbiamo anche garantire il decollo della previdenza complementare. Per questo bisogna dire no anche alla norma che pone sullo stesso piano i fondi di categoria e le polizze individuali». Angeletti, infine, sottolinea un aspetto finora sottaciuto, ma cuore del problema: il rendimento dei fondi. «Se ci obbligano a mettere dei soldi nei fondi pensione senza garantirci un rendimento perlomeno pari a quello dei contributi Inps dice il gioco non sta in piedi: tocca al governo accollarsi l’ alea dell’ oscillazione. In Israele, ad esempio, il tasso di rendimento è concertato da governo e sindacati».