Pensioni, tempi sempre più a rischio

24/11/2003



      Domenica 23 Novembre 2003

      ITALIA-POLITICA


      Pensioni, tempi sempre più a rischio


      ROMA – La riforma delle pensioni rischia fortemente di decollare solo a 2004 inoltrato. Uno slittamento che potrebbe rivelarsi inevitabile anche nel caso in cui il Governo dovesse ricorrere al voto di fiducia. Con il risultato di bloccare la partenza dei super-incentivi per i lavoratori privati e, forse, di favorire una cospicua uscita verso i pensionamenti di anzianità con la prima finestra del prossimo anno: da gennaio a settembre le domande sono cresciute del 9% rispetto al 2002. Almeno tre sono le cause del probabile posticipo: il lento iter della delega Maroni al Senato; un nuovo passaggio alla Camera per effetto dell’emendamento già presentato dal Governo; l’incrociarsi del testo con la sessione di bilancio. Senza considerare le ulteriori complicazioni derivanti dalla difficile partita tra Governo e sindacati.
      Il ministro Roberto Maroni è convinto che sia ancora possibile ottenere l’approvazione del Parlamento entro la fine dell’anno, perché considera la riforma blindata grazie a un accordo politico raggiunto nella maggioranza (che per An e Udc è però migliorabile attraverso il confronto con le parti sociali). Quanto ai sindacati Maroni chiederà nuovamente a Cgil, Cisl e Uil di presentare in tempi rapidi una proposta alternativa che rispetti i risparmi previsti (pari allo 0,7% del Pil a regime) e lascerà intendere che l’Esecutivo è disponibile a trattare sullo "scalone" del 2008 relativo a «quota 40» di contribuzione e, soprattutto, sulla decontribuzione e sull’uso del Tfr per i fondi pensione (da obbligatorio in volontario col silenzio-assenso).
      La lenta navigazione. L’iter della delega riprenderà in Commissione al Senato martedì con la conclusione dell’audizione del ministro del Welfare sull’emendamento varato a inizio ottobre dal Governo (super-incentivi per i "rinvii" dei lavoratori privati, estendibili agli statali, dal 2004 e quota 40 di contribuzione e disincentivi sulle anzianità dal 2008). L’avvio della discussione generale è previsto per la prima settimana di dicembre. Con questa tabella di marcia il provvedimento potrebbe approdare in Aula solo a ridosso di Natale. Con un iter un po’ più tormentato si arriverebbe a inizio 2004. Ma, in ogni caso, il provvedimento dovrà tornare alla Camera. L’incognita della fiducia. Il Consiglio dei ministri ha già autorizzato il ricorso alla fiducia per la delega Maroni. Ma anche se il Governo dovesse optare per la "blindatura" l’approvazione definitiva della delega entro la fine dell’anno sarebbe tutt’altro che automatica vista anche la concomitanza della sessione di bilancio. E, comunque, il voto di fiducia potrebbe nuovamente acuire le tensioni all’interno della maggioranza visto che An e Udc non vedono affatto di buon occhio questa soluzione per le pensioni e la considerano ancora meno praticabile dopo il doppia "blindatura" sulla manovra economica.
      Il nodo-incentivi. L’eventuale slittamento a 2004 inoltrato dell’entrata in vigore della riforma farebbe automaticamente slittare il decollo del super-bonus del 32,7% (completamente detassato) nella busta paga dei lavoratori privati che, pur in possesso dei requisiti di "anzianità", opteranno per la prosecuzione lavorativa. Tra l’altro sulla vicenda-incentivi la questione resta abbastanza confusa visto che ancora non è chiaro quando ed, eventualmente, come i super-bonus verranno estesi ai lavoratori "statali". Senza considerare che anche sul versante dei lavoratori privati non c’è ancora una stima precisa dei possibili risparmi (la Rgs ha previsto, ma solo in via prudenziale, risparmi molto bassi).
      La variabile "anzianità". Uno slittamento della riforma potrebbe ripercuotersi sui flussi di uscita verso le anzianità nelle prime «finestre» del 2004. Già da gennaio a settembre l’Inps ha registrato una crescita del 9% delle richieste di pensionamento anticipato che, senza la ripulitura dai dati finali delle domande revocate in corsa, sarebbe stata addirittura del 19,1 per cento.

      MARCO ROGARI