Pensioni tagliate?

08/03/2002



08 Marzo 2002



Pensioni tagliate?
"Il governo giura che non ridurrà le prestazioni. Ma il taglio dei contributi lo renderà inevitabile". Parla Raffaele Minelli (Spi Cgil)

PAOLO ANDRUCCIOLI

L’obiettivo del governo è chiarissimo: si vuole ridurre progressivamente la pensione pubblica per dare spazio alle pensioni private. Non si vogliono favorire tanto i fondi pensione negoziali dei sindacati, quanto quelli privati". Raffaele Minelli, segretario generale dello Spi Cgil, non sdrammatizza affatto l’attacco al sistema previdenziale pubblico da parte del governo di destra. Anzi il segretario di un sindacato che si sta preparando a portare in piazza a Roma il 23 marzo circa 250 mila pensionati, spiega che se dovesse passare la "riforma" Maroni tutto il sistema pubblico sarebbe scosso dalle fondamenta e non sarebbe più garantito il futuro di milioni di persone.
Minelli, si è parlato molto in questi giorni del flop dell’aumento delle pensioni minime a un milione. Ma nello stesso tempo tu dici che si sta mettendo in forse l’intero meccanismo. Come stanno le cose?

Ridurre la contribuzione di 4/5 punti percentuali significa tagliare di 15 o 20 mila miliardi le entrate dell’Inps, ovvero creare un deficit crescente che lo stato non pensa neppure di ricoprire in altri modi. E’ chiaro dunque che prima o poi si colpiranno le pensioni "in essere", le prestazioni. Non è vero dunque che le pensioni sono a riparo. Se si crea un buco si queste proporzioni sarà inevitabile rimettere mano alle pensioni che già hanno un grado di copertura più basso rispetto a quello degli anni passati. E credo anche che non si tratti di un errore del governo, ma di un preciso calcolo. Già oggi in base alla riforma Dini il "tasso di sostituzione" (la copertura della pensione rispetto alla retribuzione, ndr) è tra il 55% e il 60%. Abbassarlo ulteriormente significa rendere obbligatorio il ricorso alla previdenza privata.

Ma a parole il governo dice che non taglierà le pensioni. Anzi ha promesso di aumentarle ai poverissimi, anche se appunto l’operazone si è bloccata…

Il governo ha parlato di "certificazione" della posizione di tutti i pensionati per avere certezza del "maturato". Ma queste in realtà sono parole al vento se si lavora per smontare progressivamente il sistema a ripartizione che viene pagato con i contributi. Se si riducono le entrate dove si troveranno i soldi per pagare le pensioni? Si esclude contemporaneamente, almeno stando al testo della delega e alla finanziaria. Dovranno intervenire sulle pensioni. Magari trovando un modo camuffato, attraverso il fisco, oppure indebolendo ulteriormente il grado di copertura sull’inflazione, che era stato aumentato dal governo di centro sinistra con l’ultima finanziaria. Ora il governo vuole indebolirla. E non sembra neppure che possano contare troppo sull’aumento dell’occupazione e relativo aumento dei contributi. L’emersione non dà risultati: sono emerse pochissime decine di imprese. Per ora non sta emergendo nulla e neppure lo sviluppo dell’occupazione in grado di coprire la riduzione dei contributi è credibile dato l’andamento del Pil. Tutte le previsioni economiche parlano di un andamento del Pil molto diverso da quello che il governo aveva annunciato.

Che previsioni si possono fare dunque? Come pensi si muoverà il governo sulle pensioni?

Hanno fatto degli errori che comportano effetti molto delicati perché toccano i diritti dei lavoratori, dall’articolo 18 alle pensioni. Il governo tocca così la stabilità e la sicurezza dei soggetti, la certezza dei diritti per chi lavora. Lavorare sapendo che ti possono licenziare in qualsiasi momento crea una instabilità psicologica che ha effetti devastanti dal punto di vista sociale. Ma creare insicurezza in larghe platee di cittadini non ha effetti solo sociali, ma anche politici. Basta pensare ai nostri iscritti, allo Spi Cgil. E’stato calcolato che circa il 15% degli iscritti avrebbe votato per Berlusconi magari pensando all’aumento promesso di un milione al mese. Cosa voteranno la prossima volta?