Pensioni, superbonus senza appeal

31/10/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
258, pag. 5 del 31/10/2003
di Filippo Caleri


La previsione dell’Isae contenuta nel rapporto sulla finanza pubblica presentato ieri a Roma.

Pensioni, superbonus senza appeal

Solo il 14% dei lavoratori sceglierà di chiedere l’incentivo

Solo 14 lavoratori su 100 utilizzeranno il superbonus in busta paga proposto dal ministro del welfare, Roberto Maroni. Troppo poco secondo la stima contenuta nel rapporto dell’Isae, l’Istituto di analisi e studi economici, sulla finanza pubblica, per garantire un effetto di contenimento della spesa pubblica nel breve periodo.

Per vedere i primi effetti del risparmio della riforma pensionistica occorrerà aspettare più tempo. Almeno 20 anni. Solo allora lo sgravio sulla spesa pubblica sarà concreto: la contrazione della spesa raggiungerà un massimo di circa l’1% del pil tra il 2025 e il 2030. L’appeal del superincentivo, insomma, non sembra molto alto tra i lavoratori in procinto di lasciare il lavoro. Così, se i risparmi sembrano garantiti nel lungo periodo, nelle fasi di avvio delle nuove norme previdenziali le economie saranno variabili e legate alla percentuale di coloro che sceglieranno di non andare in pensione. ´Se anche solo il 12% dei lavoratori che in assenza di incentivo sarebbero andati in quiescenza scegliesse di posticipare il ritiro si realizzerebbe nel lungo periodo un miglioramento sia pure contenuto dei conti pubblici. Questa percentuale dovrebbe essere più alta (almeno il 27,5%) per garantire effetti positivi anche nel breve periodo, ma una simile ipotesi sembra improbabile’.

Il dossier Isae ha analizzato anche la tendenza dei prezzi nello scorcio finale dell’anno. L’inflazione nel 2003 toccherà la soglia del 2,7% per poi scendere al 2,2% nel 2004. Nel paragrafo dedicato all’evoluzione dei prezzi l’Istituto sottolinea che le previsioni scontano un rientro dell’inflazione fin dall’inizio del 2004: ´Da prima lentamente e poi con un passo che tenderebbe a farsi più apprezzabile nei mesi estivi’.

Il tasso di incremento tendenziale dei prezzi al consumo, afferma l’Istituto, dovrebbe passare tra l’inizio e la fine del 2004 da circa il 2,5% a valori prossimi al 2%. Rispetto al 2003, quando si dovrebbe collocare al 2,7%, l’inflazione scenderà di mezzo punto percentuale e sui valori più bassi del 1999. A frenare la discesa solo alcuni fattori come la dinamica dei prezzi in alcuni servizi privati. L’indice dell’ente di piazza Indipendenza si è appuntato anche sulle misure prese dal governo nel maxi-emendamento che accompagna la Finanziaria per il 2004. E in particolare sulla Tecnotremonti, che spingerebbe ´gli investimenti in macchinari e beni immateriali di circa sei decimi di punto’ e lo stimolo che ne deriverebbe per il pil sarebbe inferiore allo 0,1%. Non molto, dunque, anche se l’introduzione degli incentivi a favore degli investimenti in ricerca e in tecnologie digitali provocheranno una perdita di gettito di circa 350 milioni di euro, inferiore dunque ai 560 milioni di euro stimati nella relazione tecnica che accompagna la legge delega per la riforma del sistema fiscale.

Ma i calcoli al governo sono stati rifatti anche per altre misure economiche come la ´definitiva soppressione della Dit (Dual income tax) prevista dalla Finanziaria 2004. Che comporta un recupero d’imposta di 1,134 miliardi di euro, superiore per circa 400 milioni al valore stimato dalla relazione tecnica del governo nella quale la misura viene valutata in 727 milioni.

D’altra parte, dice ancora l’Isae, ´la riduzione di un punto percentuale del prelievo Irpeg sulle società si traduce in minori entrate per l’erario di circa 1,172 miliardi di euro in termini di competenza contro i 973 milioni quantificati dalla relazione tecnica allo schema di decreto legislativo in termini di perdita di gettito incassato dallo stato’. Sotto tiro anche la trasformazione della Cassa depositi e prestiti per evitare che le operazioni della gestione separata gravino in ultima istanza sulla contabilità nazionale. E l’assegno di 1.000 euro per ogni figlio non primogenito nato nel dicembre 2003 o nel 2004, che porterà benefici solo all’1,3% delle famiglie italiane. Quanto alle cifre sulla crescita ribadite quelle già espresse nell’audizione dell’Isae al senato (pil a +0,4% nel 2003 e +1,5% nel 2004).