Pensioni: sul tavolo una modifica soft delle aliquote

15/12/2003



        Venerdí 12 Dicembre 2003

        ITALIA-POLITICA


        Sul tavolo una modifica soft delle aliquote

        Pensioni – L’Esecutivo è disposto a discutere anche su quota 94-95 e separazione tra assistenza e previdenza

        MARCO ROGARI


        ROMA – Una riduzione della forbice tra aliquota di computo e finanziamento, se non un loro allineamento. Introduzione di quota 94 (o quota 95), nel mix tra requisiti anagrafici e contributivi, per alzare l’età minima di pensionamento con l’obiettivo di salire a quota 96. Uso libero del Tfr. Alleggerimento della decontribuzione lasciando spazio a forme sostitutive di fiscalizzazione. Sono le coordinate sulla base delle quali il Governo, davanti a una proposta di Cgil, Cisl e Uil, sarebbe disposto a intavolare una trattativa per modificare la riforma delle pensioni. Il tutto nell’ambito di una una nuova cornice di welfare: avvio del processo di separazione di previdenza e assistenza; attuazione della riforma degli ammortizzatori sociali già prevista dal Patto per l’Italia e ricorso a misure ad hoc per gli anziani non autosufficienti. Senza escludere a priori misure di supporto, come la riduzione delle finestre delle "anzianità" per assicurare il freno alla spesa previdenziale previsto dall’attuale piano dell’Esecutivo: 0,7% del Pil a regime. È il vincolo posto dal Governo, insieme al termine per l’approvazione parlamentare della delega: fine gennaio (massimo primi giorni del mese successivo) per consentire al ministro Giulio Tremonti di presentarsi con la riforma in tasca all’Ecofin che dovrebbe tenersi a metà febbraio. Il Governo è pronto ad "aprire" se i sindacati presenteranno una loro proposta entro il prossimo mese. A ripeterlo è il ministro Maroni: «Siamo pronti a trovare una terapia diversa se c’è». La strada verso un’intesa resta però in salita. La Cgil continua a chiedere il ritiro della delega e mantiene una posizione "rigida": «Non vedo le condizioni per una trattativa, quindi non posso vedere le condizioni per un accordo», afferma Guglielmo Epifani. Che aggiunge: «Maroni parla troppo». Una replica polemica alle dichiarazione del ministro che ha affermato di aver trovato nel vertice di mercoledì «la Cgil disponibile a entrare nel merito e a discutere», sottolineando come «da parte del sindacato sia condivisa la necessità di fare una riforma». Affermazioni "rigettate" da tutte e tre le confederazioni. Ma se sono scintille tra Cgil e Maroni, anche la decisione della Cgil di ufficializzare, nel direttivo convocato per il 16-17 dicembre, una proposta sul welfare e presentarla solo successivamente a Cisl e Uil rischia di creare frizioni tra i confederali. Il numero due della Uil, Adriano Musi, dice di non condividere questa scelta, come quella fatta dalla Cisl di annunciare la sua proposta prima del vertice, e la definisce «un errore» nell’ottica di un percorso unitario. "Crepe" rischiano di aprirsi non solo tra Cgil e Uil ma anche tra Cgil e Cisl: a tutt’oggi le tre confederazioni – dice il segretario confederale della Cgil Marigia Maulucci – «non hanno una posizione comune. La Cisl ha sostenuto, nell’esecutivo di due giorni fa, una posizione fondata sull’aumento dell’anzianità che la Cgil non può condividere». Sul confronto, la Cisl appare più possibilista. Savino Pezzotta fa però sapere a Maroni: «Noi abbiamo detto che vogliamo fare un confronto, ma non si possono anticipare i tempi». La partita appare complicata e incognite sembrano esserci anche sulla sua gestione: Fini potrebbe svolgere un ruolo di "regia" (con lui i sindacati starebbero cercando un canale diretto) ma Tremonti e Maroni non hanno affatto mollato il timone. Intanto al Senato slitta al 17 dicembre il termine per la presentazione degli emendamenti alla delega in Commissione.
        Gradualità. Il Governo dovrebbe dare la sua disponibilità a far scattare un meccanismo graduale per superare lo scalino del 2008 di «quota 40» di contributi. Ma, davanti alla richiesta dei sindacati di restare dentro i binari della "Dini", potrebbe valutare l’ipotesi di introdurre quota 94 o 95 (mix tra età contributiva e anagrafica) per poi arrivare a quota 96. L’intervento potrebbe scattare già nel 2005 o a inizio 2006 dopo la già prevista revisione dei coefficienti di trasformazione.
        Aliquote. Il Governo è contrario a misure mirate sugli autonomi. Ma potrebbe prendere in considerazione la possibilità di allineare le aliquote di finanziamento a quelle di computo dei trattamenti in tutti i settori. Anche in questo caso l’intervento interesserebbe soprattutto gli autonomi. Un compromesso potrebbe essere trovato su una riduzione della "forbice" tra le aliquote.
        Bossi: no a Tfr nei fondi. «Il Tfr dei lavoratori non si tocca. Io, a differenza di Tremonti, ho grandissimi dubbi» sulla sua destinazione ai fondi pensione: ad affermarlo è stato il leader della Lega Umberto Bossi. Il Governo è comunque disposto a ricorrere al "silenzio-assenso" per l’uso del Tfr. Maroni in attesa. Maroni, in riferimento alla «tregua armata» citata da Pezzotta, afferma: «Preferisco parlare di un congruo periodo di tempo, 30 giorni, ampiamente sufficiente per avanzare proposte alternative». E il ministro Gianni Alemanno (An) assicura: «Sicuramente verranno convocate tutte le parti sociali».