Pensioni, sui conti è di nuovo allarme

18/11/2002




          16 novembre 2002

          NORME E TRIBUTI


          Pensioni, sui conti è di nuovo allarme

          Previdenza - Nel bilancio Inps 2003 maggiori spese per 2,2 miliardi, mentre la Finanziaria sembra portare più costi che benefici


          ROMA – Un anno positivo, poi di nuovo il rosso. Dopo avere aggiornato solo pochi giorni fa in miglioramento il bilancio preventivo del 2002 (più 2.176 milioni di euro), l’Inps si appresta a varare quello del 2003 con un disavanzo di 24 milioni (282 se si include il Fondo di riserva per spese impreviste). Questo significa che in un solo anno il peggioramento sarà di 2,2 miliardi. Eppure, mentre il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, insiste sulla necessità di una riforma delle pensioni, per il consigliere del ministero dell’Economia, Giuseppe Vitaletti, «la grossa riforma del sistema previdenziale ha senso farla solo nel 2006-2007, dal momento che oggi si metterebbe a rischio la pace sociale». Intanto, però, i ministri dell’Economia dei 15 intendono assumere un ruolo guida nel confronto sugli interventi nella previdenza: lunedì al comitato di politica economica ci sarà un primo confronto tecnico per preparare un rapporto sulle strategie. Il preventivo Inps 2003 – che sarà esaminato martedì prossimo dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto (per essere poi approvato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza entro dicembre) – segnala, per il prossimo anno, un esercizio fortemente passivo soprattutto per il fondo pensioni lavoratori dipendenti (meno 5.164 milioni di euro a fronte dei meno 3.440 del 2002). In controtendenza (ma questa non è una novità) la gestione dei lavoratori parasubordinati (più 3.789 milioni di euro la stima 2003, contro i più 3.498 di quest’anno) e quella delle prestazioni temporanee (più 6.762 milioni previsti, rispetto ai 6.389 del 2002). Le previsioni sono state fatte a legislazione vigente: senza tenere conto, cioè, né del disegno di legge Finanziaria 2003 all’esame del Senato, né, tanto meno, del disegno di legge delega per la riforma previdenziale all’esame della commissione Lavoro della Camera. Ma se le stime saranno confermate anche dalle prossime note di variazione, alla fine del 2003 la situazione patrimoniale complessiva dell’Istituto dovrebbe attestarsi a 15.052 milioni di euro, poco meno dei 15.076 milioni di quest’anno. Tutto questo nonostante che gli apporti complessivi dello Stato (trasferimenti e anticipazioni) aumentino di 5.338 milioni di euro (da 59.056 nel 2002 a 64.394 nel 2003). Difficile, poi, attendersi miglioramenti dalla Finanziaria. Quel disegno di legge, infatti, non interviene strutturalmente sulle regole previdenziali, ma agisce – oltre che sul contenimento delle spese degli enti – sostanzialmente su tre fronti: facendo un primo passo verso la completa abolizione del divieto di cumulo tra la pensione e il reddito da lavoro, prevedendo il trasferimento dell’Inpdai nell’Inps e, infine, intraprendendo la lunga strada verso la fuoriuscita dal problema dell’amianto. Quanto al cumulo, la relazione tecnica al disegno di legge ipotizza una minore spesa pensionistica che si aggirerà intorno ai 55 milioni di euro all’anno. Per la soppressione dell’Istituto di previdenza dei dirigenti delle aziende industriali, invece, è previsto un trasferimento dello Stato all’Inps, a titolo di anticipazione, di 1.041 milioni di euro nel 2003 e di cifre simili nei due anni successivi. Infine, gli oneri per i benefici previdenziali ai lavoratori esposti all’amianto saranno pari a circa mille milioni di euro annui. Finanziaria a parte, i conti dell’Inps mostrano un peggioramento continuo nel tempo. Basti pensare che la spesa per il pagamento delle pensioni è passata dai 104,3 miliardi di euro del ’98 ai 137,6 del 2003. E poco potrà fare la delega in discussione alla Camera, visto che le minori spese conseguenti agli incentivi a rinviare il pensionamento e le maggiori entrate derivanti dall’aumento dei contributi dei parasubordinati potrebbero servire soltanto – almeno nei primi anni – a compensare la decontribuzione prevista per i neoassunti. Né le varie regolarizzazioni – emersione dal sommerso e sanatoria di colf, badanti e dipendenti extracomunitari – potranno risolvere i problemi dell’Inps. Che proprio ieri ha ricordato in una nota i termini delle nuove denunce e dei relativi pagamenti: entro il 10 gennaio 2003 per il lavoro domestico ed entro il 16 dicembre per i dipendenti.
          Marco Peruzzi