Pensioni: sui «coefficienti» è subito scontro

15/03/2007
    giovedì 15 marzo 2007

    Pagina 16 – Economia & Lavoro

    Pensioni, sui «coefficienti» è subito scontro

      Epifani: la convocazione l’abbiamo letta sui giornali… La Cisl: iniziamo proprio male

        di Felicia Masocco/ Roma

        VIGILIA – Manca una settimana all’annunciato avvio del confronto sulle pensioni e già si accende il clima. Oggetto di un botta e risposta tra governo e sindacati, i coefficienti di calcolo degli assegni previdenziali. «Vanno aggiornati con un criterio politico che tenga conto delle conseguenze che si scaricano sulle pensioni più basse e sui giovani», ha dichiarato a Raiutile Giovanni Battafarano, capo della segreteria tecnica del ministero del Lavoro. I sindacati sono contrari e posizioni diverse non mancano all’interno della maggioranza. È il ministro Cesare Damiano a ricordare che i coefficienti «fanno parte della legge Dini». Ma «cosa fare lo diremo ai tavoli», aggiunge. Previsti dalla riforma del ‘95, dieci anni dopo andavano rimodulati in base all’aumento delle aspettative di vita. Il Nucleo di valutazione della spesa ha messo in conto un taglio del 6-8%, pena -a partire dal 2015- un’impennata della spesa previdenziale rispetto al Pil che tra il 2035 e il 2040 aumenterebbe di un punto e mezzo.

        La prima a reagire è stata la Cisl con il segretario generale aggiunto Pierpaolo Baretta, «Si comincia proprio male, sono dichiarazioni sbagliate e inopportune». «La Uil contrasterà questa decisione», gli fa eco Domenico Proietti, della segreteria di via Lucullo. Contraria alla misura anche l’Ugl di Renata Polverini. E dalla sinistra Cgil, Giorgio Cremaschi chiama lo sciopero generale se la linea fosse confermata. A ricordare quali sono le richieste di Cgil, Cisl e Uil è stato Luigi Angeletti, che ha citato l’abolizione dello scalone e il mantenimento degli attuali coefficienti. Entrambe condivise dall’ala sinistra della maggioranza. La sottosegretaria al Lavoro Rosa Rinaldi (Prc) ha infatti giudicato le parole di Battafarano «inopportune intempestive», in contraddizione con «la necessità che il governo si presenti con una sola voce».

        Non tace il suo malumore Guglielmo Epifani. Ieri al direttivo della Cgil ha lamentato l’aver appreso dalla stampa dell’avvio della concertazione il 22 marzo, «perché né ufficialmente né ufficiosamente è arrivata alcuna convocazione». Un deficit di “comunicazione” che il segretario della Cgil allarga ai punti di merito. Chiede al governo «che indichi esattamente l’entità del surplus di entrate e nel farlo consideri le previsioni sui conti per il resto dell’anno. Non vorremmo che – afferma – se con una mano il governo dovesse dare qualcosa ora, con l’altra fosse costretta a toglierla in sede di finanziaria». Oltre al preciso ammontare del «tesoretto», la Cgil vorrebbe saperne di più sulla destinazione. «Considerando le risorse necessarie al finanziamento delle infrastrutture e magari quelle necessarie a soddisfare le richieste di Bruxelles per l’allargamento del cuneo fiscale, resterebbe poco o nulla per la riforma degli ammortizzatori sociali al superamento dello scalone, al miglioramento del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni minime». Quanto alla riduzione dell’Ici, per Epifani «non dovrebbe rientrare fra gli interventi finanziati dal “tesoretto”. Semmai, per la sua copertura, si consideri «la tassazione al 20% delle rendite finanziarie»: se ne parla da tempo, ma il disegno di legge è fermo, «vi sono molti interessi ad affossarlo.

        Il direttivo di Corso d’Italia si è occupato di terrorismo, dopo gli arresti di febbraio anche tra suoi delegati e iscritti. Nel documento conclusivo si legge «la più ferma condanna al terrorismo» definito «la più grande minaccia alla democrazia», e «il più grande nemico del movimento sindacale». Le indagini hanno evidenziato che il terrorismo «non è definitivamente scomparso», «anzi, è risultato chiaro il tentativo di infiltrarsi in alcuni settori della Cgil», anche a scopo di reclutamento per la ripresa di «un progetto criminale teso a riportare il nostro paese in un clima di conflitto sociale basato sulla lotta armata». Con il rifiuto di ogni strumentalizzazione, la Cgil ribadisce l’impegno, anche con Cisl e Uil, «di alzare il livello di vigilanza in tutte le strutture e posti di lavoro».