“Pensioni” Spunta la soluzione «tre scalini»

22/03/2007
    giovedì 22 marzo 2007

    Prima Pagina (segue alle pagine 10 e 11) – Primo Piano

    Retroscena

    E per le pensioni spunta la soluzione «tre scalini»

    Previdenza, tre scalini biennali
    Ritiro a 60 anni a partire dal 2012

      Si delineano le ipotesi che faranno da base alla trattativa

        di Sergio Rizzo

          ROMA — La partenza è surreale: la concertazione comincia con uno sciopero del pubblico impiego già proclamato il giorno prima. Perché nessuno abbia pensato a rinviare di un paio di giorni l’incontro (ad altissimo rischio) fra il ministro dell’Economia Tommaso Padoa- Schioppa e i sindacati degli statali è un interrogativo senza risposta.

            Ma è scontato che Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti avrebbero volentieri fatto a meno di tutto ciò. E pure Romano Prodi.
            Agli incontri ufficiali dentro Palazzo Chigi, negli ultimi giorni sono seguiti quelli riservati, fuori dalla presidenza. A tessere la tela per il governo, il sottosegretario Enrico Letta e il ministro per l’Attuazione del programma, Giulio Santagata, che sta assumento un ruolo crescente di mediatore nelle questioni più delicate (come la Rai): loro avrebbero avuto il compito di stilare il documento che aprirà le danze. Poche pagine, che i sindacalisti hanno però preteso per avere, nero su bianco, la posizione unitaria dell’esecutivo. Temendo pericolosi sbandamenti in una trattativa complessa, nella quale a ogni parte in commedia tocca un ruolo imprevedibile.

            Perché a due mesi dalle amministrative saranno i sindacati, loro malgrado, a interpretare le ansie del ciclo elettorale, nonostante un preoccupato PadoaSchioppa abbia già messo le mani avanti spiegando che il «tesoretto» da spendere in realtà è molto più pic colo di quanto si pensi. Valutazione che però non coincide esattamente con quella di Palazzo Chigi, dove c’è consapevolezza che l’occasione per recuperare consensi è ghiotta. Anche se sarà comunque un percorso a ostacoli.

            Le pensioni, per esempio. Mentre i sindacati e il governo discutevano in segreto il Volenteroso Daniele Capezzone preparava un disegno di legge, firmato anche da Bruno Tabacci, per finanziare con l’aumento dell’età pensionabile l’estensione degli ammortizzatori sociali. Non sarà la soluzione, ma qualcosa che gli assomiglia alla fine dovrà saltare fuori per forza, se non si vogliono travolgere proprio tutti i paletti di Padoa-Schioppa.

            Il ministro dell’Economia ha già detto che i coefficienti di calcolo delle pensioni devono essere adeguati, come prevede la legge Dini. I sindacati non ne vogliono sapere, ma su questo si cercherà un punto d’incontro, introducendo meccanismi di solidarietà a carico delle pensioni più elevate salvaguardando quelle basse e le posizioni previdenziali dei meno anziani. Allo studio ci sarebbe anche l’ipotesi di consentire ai lavoratori più giovani il riscatto a basso costo della laurea. L’intervento sui coefficienti si combinerebbe con l’introduzione di tre scalini al posto dell’ormai famigerato scalone. L’età pensionabile passerebbe da 57 a 58 anni il prossimo anno, per salire a 59 nel 2010 e quindi a 60 nel 2012 (e non nel 2008 come stabilisce la legge Maroni). In alternativa potrebbe essere applicato il sistema delle quote, cioè la somma fra età e anzianità contributiva. A partire dal 2008 varrebbe la quota 93: 57 anni di età e 36 di contributi, oppure 58 di età e 35 di contributi. Nel 2010 si passerebbe poi a 94 e nel 2012 a 95. Ipotesi che il sindacato potrebbe considerare digeribili. Ma la cui compatibilità finanziaria è tutta da verificare, anche alla luce degli altri interventi. Non è infatti escluso che spunti l’estensione dell’indennità di disoccupazione anche ai lavoratori a tempo determinato.

            Molto complicato politicamente sarebbe poi rinunciare al ritocco dell’Ici, misura dal sicuro effetto elettorale e annunciata pubblicamente dal premier. Per non parlare delle misure di sostegno alla natalità. E del contratto per il pubblico impiego, che adesso rischia davvero di mangiarsi tutto il tesoretto.