Pensioni, spunta il contributivo allargato

04/06/2003



          Mercoledí 04 Giugno 2003
          Stato sociale


          Pensioni, spunta il contributivo allargato

          Stato sociale – Lo prevede il dossier dei tecnici dell’Economia all’esame del Governo: verrebbe esteso fino a 30 anni di versamenti


          ROMA – Estensione del metodo contributivo, nella forma pro-rata, alla fascia di soggetti con una contribuzione compresa tra i 26 a i 30 anni. E, se possibile, anche fino a 35 anni. È la tessera chiave del mosaico di possibili interventi strutturali, in larga parte sotto forma di disincentivi diretti o indotti, per rafforzare la riforma delle pensioni all’esame del Parlamento tracciato dagli "esperti" del ministero del l’Economia e supervisionato da quelli di Palazzo Chigi. A livello politico nessuna decisione è stata ancora presa. Ma, sotto il profilo tecnico, il menù è pronto già da qualche tempo e prevede una serie di possibili misure da "sfruttare" in blocco o alternativamente tra di loro.
          Oltre all’estensione del "contributivo" vengono ipotizzati altri quattro interventi: cumulo limitato alle sole pensioni di vecchiaia e quindi non più possibile per le "anzianità"; penalizzazioni sui trattamenti anticipati, sotto forma di applicazione del "contributivo puro" per il calcolo dell’assegno (fino alla soglia di vecchiaia); nuovi incentivi per ritardare il pensionamenti attraverso il ricorso al part-time lavorativo; parziale blocco per uno o due anni delle finestre di uscita delle pensioni di anzianità. Una griglia di possibili opzioni ad ampio raggio, dunque. Che consentirebbe di centrare l’obiettivo dell’innalzamento dell’età effettiva di pensionamento e di recepire i pressanti richiami che arrivano dalla Ue. Il tutto, comunque, ruota attorno all’estensione del metodo contributivo nella forma pro-rata. Proprio questo intervento, infatti, viene considerato dai tecnici dell’Economia e del Governo, oltre che il più equo, non più rinviabile. Ognuna di queste misure, tra l’altro, potrebbe essere agganciata alla delega previdenziale, in via diretta (con emendamenti) o indiretta, facendo leva sulla Finanziaria. E se il ricorso a questi interventi venisse considerato prioritario, il Governo potrebbe anche tentare di presentarsi al tavolo della trattativa con le parti sociali proponendo uno scambio tra decontribuzione e disincentivi. Anche se questa eventualità viene considerata remota e comunque esclusivamente legata alle scelte politiche. Contributivo prioritario. Il piano abbozzato dai tecnici del ministero dell’Economia in collaborazione con quelli di Palazzo Chigi punta a sciogliere uno dei nodi rimasti irrisolti fin dalla stesura della riforma Dini: l’eliminazione della linea di demarcazione tra contributivo pro-rata e retributivo. In altre parole si tratterebbe di estendere il raggio d’azione di questa misura, che attualmente interessa chi è in possesso di meno di 25 anni di contribuzione (ovvero chi al 31 dicembre ’95 era sotto la soglia dei 18 anni di anzianità contributiva). Fin qui era stato ipotizzata l’applicazione a tutto campo di questo strumento, ma ora gli esperti del Governo considerano già un buon risultato un ampliamento della platea degli interessati, innalzando la soglia a 30 o a 35 anni di contribuzione.
          Mix incentivi-disincentivi. Il menù tecnico segue la traccia del mix incentivi-disincentivi. Proprio per rendere maggiormente efficace questa soluzione, il Governo dovrebbe fare però una piccola marcia indietro rispetto alla Finanziaria dello scorso anno: dovrebbe cioè essere abolita l’estensione del cumulo agli assegni di anzianità (introdotta nella scorsa sessione di bilancio), per i quali dovrebbe essere ripristinato il "divieto". La cumulabilità, infatti, dovrebbe essere possibile solo per le pensioni di vecchiaia, soprattutto se dovesse essere presa in considerazione l’ipotesi di applicare un disincentivo di diretto alle pensioni anticipate: il calcolo del trattamento con il contributivo puro fino alla soglia di vecchiaia. E, sempre sul versante delle anzianità, nella griglia tecnica viene considerata percorribile la strada di un blocco delle finestre di uscita di uno o due anni.
          Più part time. Il piano tecnico interessa direttamente anche il versante degli incentivi. Su questo versante viene proposto una firma di part-time ad hoc per chi ha maturato i requisiti per il pensionamento. Questa proposta è stata già lanciata a titolo personale da Roberto Polillo, capo del dipartimento Affari economici della Presidenza del Consiglio, secondo cui il part-time dovrebbe essere pagato «per metà dall’azienda e per metà dall’Inps che in questo modo risparmierebbe il 50% della pensione». Intanto l’esperto previdenziale Giuliano Cazzola afferma che le pensioni «rappresentano la Sars dei conti pubblici».
          MARCO ROGARI