Pensioni, spunta il calo dell’Irpeg al posto della decontribuzione

11/12/2001


MARTEDÌ, 11 DICEMBRE 2001
 
Pagina 40 – Economia
 
Oggi alle parti sociali la bozza di delega previdenziale. Via all’aumento dei trattamenti al minimo
 
Pensioni, spunta il calo dell’Irpeg al posto della decontribuzione
 
 
 
La soluzione, insieme a sconti sull’Irap, verrebbe preferita dai sindacati. La partita resta aperta
In cambio del Tfr possibile l’anticipo al 2002 del ribasso dell’imposta sulle persone giuridiche
 
VITTORIA SIVO

ROMA — Settimana cruciale sul fronte delle pensioni. Oggi il ministro del Welfare, Roberto Maroni, presenterà alla Camera l’emendamento alla legge Finanziaria che consentirà l’aumento ad un milione al mese per le pensioni più basse (costo dell’operazione 4.200 miliardi) e la sanatoria per le riscossioni indebite (totale per chi ha un reddito annuo lordo sotto i 16 milioni, parziale per gli altri). E sempre oggi lo stesso ministro invierà ai sindacati e ai rappresentanti delle imprese un documento di riforma delle pensioni, più dettagliato rispetto a quello accolto una settimana fa dalle parti sociali con forti critiche di segno opposto, ma ancora aperto. Il testo definitivo della delega dovrebbe essere pronto giovedì e da quel momento in poi la partita fra governo, imprenditori e sindacati per almeno tutto gennaio si sposterà sui decreti che l’esecutivo sarà delegato ad emanare.
Anche se l’impianto della proposta del governo in cinque punti viene pienamente confermato — assicurano i tecnici di Maroni — alcuni aggiustamenti verranno incontro alle obiezioni sollevate da Cgil, Cisl e Uil. Il maggior punto di attrito riguarda la cosiddetta decontribuzione, ovvero la riduzione dei contributi ipotizzata dal governo fra le misure che dovranno compensare le imprese dallo smobilizzo del Tfr. Poiché a minori contributi corrispondono pensioni di minore importo, Cgil, Cisl e Uil vi si oppongono, a meno che si faccia una distinzione fra aliquota contributiva e aliquota di computo, ovvero che l’operazione sia sostenuta dal denaro pubblico. In alternativa i tecnici del Lavoro e del Tesoro stanno studiando una compensazione alle imprese sul terreno fiscale, sia riducendo l’Irap, sia anticipando al 2002 la promessa riduzione dell’Ipeg.
In discussione anche la definizione delle quote del Trattamento di fine rapporto da destinare alle pensioni integrative (i sindacati puntano ai due terzi) e l’equiparazione tra fondi chiusi e aperti. Da discutere c’è poi la dimensione degli incentivi contributivi per chi, avendo maturato il diritto alla pensione di anzianità, decida di continuare a lavorare. In tale caso né il lavoratore né il datore di lavoro pagherebbero più contributi (in totale è il 33% della retribuzione); la metà di tale sgravio entrerebbe in busta paga e l’altra metà costituirebbe il risparmio per l’impresa.
Come punti fermi restano gli altri cardini della riforma: certificazione dei diritti previdenziali acquisiti, possibilità di restare al lavoro oltre i 65 anni se il datore di lavoro è d’accordo, abolizione del divieto di cumulo pensioneretribuzione, aumento al 16,9 dei contributi per i parasubordinati.
Assodato che il governo non tocca le pensioni di anzianità, in quanto non metterà disincentivi per scoraggiare chi vuole usufruirne, nell’insieme le proposte del governo disegnano una manovra pensionistica morbida. Nessun cedimento però sull’altro versante, quello del mercato del lavoro e delle modifiche all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori contro le quali Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato gli scioperi di questi giorni. Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro, è tassativo: «Lo stralcio mai», ha risposto escludendo che il governo ritiri dalla delega la sperimentazione sull’art.18, in quanto questo aspetto «costituisce una irrinunciabile componente per la liberalizzazione del mercato del lavoro». Sacconi è disponibile al confronto con i sindacati, «certo è difficile discuterne con chi, come Cofferati e i Ds» difendono questo mercato del lavoro che è «il peggiore d’Europa».